Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
20 marzo 2006 1 20 /03 /marzo /2006 10:25

Come si fa a dormire dopo aver visto “V for vendetta”?
Questo mi sono detta alle due di venerdì sera. Perché di carne al fuoco, nella mia testa, ce n’è troppa. TROPPA.
E dire che in genere tra i miei neuroni c’è un gran casino già a prescindere, consideratelo.

I fratelli Wachowski ne scrivono la sceneggiatura, tratta  dall'omonimo fumetto di Alan Moore, illustrato da David Lloyd e pubblicato per la prima volta sulla rivista a fumetti inglese Warrior tra il 1982 ed il 1985. Moore, senza entrare nel fastidioso spoiler, illustra una società inglese dispotica molto simile a 1984 di Orwell, in cui, in seguito ad una grave crisi interna ed estera, un partito unico di estrema destra ha preso il potere trasformando la Gran Bretagna in uno stato totalitario.
Questo comprende l'eliminazione del dissenso, delle minoranze, la costruzione di campi di concentramento ed un controllo totale delle attività dei cittadini.
A dominare su tutto, strumento del partito, il monopolio mediatico del governo (Ehm ehm... ricorda nulla?) e l’onnipresente televisione che troneggia in ogni dove, martellando la mente con idiozie fasulle e manipolando le notizie ad arte per creare nella gente il terrore ed instillare la PAURA.
Paura del diverso, dell’ignoto delle malattie (divertente il riferimento all’aviaria), della morte. Dimenticandosi della giustizia, della libertà, dell’autodeterminazione, del valore della vita.
Tutte belle parole di cui anche la nostra società si riempie la bocca, ma il cui significato reale sta venendo rapidamente dimenticato.

Tutto viaggia sui binari del piatto e perfetto terrore, finchè non arriva V.
A metà tra Zorro e una inespressiva bambola bukkaki. Insomma, un tizio tutto vestito di nero, con in faccia la una maschera di Guy Fawkes, il protagonista della fallita "cospirazione della polvere da sparo" del 1605, un complotto della nobiltà inglese cattolica per assassinare Re James I d'Inghilterra e altri nobili protestanti facendo saltare in aria la House of Commons. Un giorno che in Inghilterra è festeggiato, ma come uno scampato pericolo.

Chi è? Nessuno lo sa. E’ la gente, il popolo, la massa, è Edmond Dantes. E’ una bambina che corre per strada, siamo noi. Sei tu.
Ed all’improvviso il popolo, la sua frustrazione inespressa, la sua paura, sono tutti negli occhi tremanti di una splendida Natalie Portman, che perdendo tutto alla fine del tunnel trova la sua coscienza.

Non intendo rovinarvi la visione del film, voglio che lo vediate, ma la scena più bella ve la devo raccontare. Il dittatore (un tesserino a metà tra Hitler, Topolino e Gandalf) parla alla nazione mettendola in guardia e cercando di arginare la pericolosa anarchia che presto si scatenerà. Parla in Tv, certo. Tra i salotti, le cucine ed i bar dove prima si accalcava la gente sono vuoti.
Parla al nulla.
Al vuoto.
L’incanto è rotto.
Gli occhi sono aperti.

A parte le critiche sottese all’amministrazione Bush e, specchio riflesso qui in Italia, al nano liftato (ah, questo blog è schierato a sinistra se lo volete sapere, ma accetta volentieri il contraddittorio ed il dialogo. Se voi non lo accettate, ecco la porta), ciò che colpisce è il parallelismo tra la gente del film e NOI, gente vera. Seduti in poltrona a ciucciare le notizie sull’aviaria, su Cogne, sulle veline  e sull’ultimo importante tronista della De Filippi, abbiamo perso di vista l’orizzonte.

Negli anni’70, i temuti anni di piombo, ovunque si parlava di politica: nei bar, dal parrucchiere, dal meccanico, in TV. E tutti ne erano interessati, ognuno aveva la propria idea, non solo l’intellettuale. Oggi no, parlare di politica non è mica trendy. Avere un’idea non è importante. E se uno ce l’ha è subito tacciato al volo di estremismo e di essere allegro come un aspirante suicida.

FASCISTA DEL CAZZO.
COMUNISTA MANGIABAMBINI.

Poi accendi la TV e guardi un reality.
O magari, se sei proprio troppo avanti, leggi Dan Brown.
Il massimo.

Il riflusso nel privato è oramai arrivato ai suoi massimi livelli e sta uccidendo il nostro paese. Questo lo sta uccidendo, non l’influenza dei polli. Siamo diventati un paese frivolo, preda di un materialismo consumistico che non riusciamo a permetterci. La Milano da bere degli anni ’80 non esiste più o magari non è mai esistita. Oppure se l’è bevuta qualcuno, ma non sono stata io, giuro!

Di politica, di sociale, di valori si deve parlare. Meglio se con gente che non la pensa come te, che viene da realtà e culture diverse perché il contraddittorio politico (finché dura…) è l’anima di tutto. Sennò come si cresce? Certo, teorie ed idee vanno argomentate e ci si può accalorare, prendere fuoco.
Ed è questo il bello, sentirsi dentro le cose.

Tutta questa tirata, per arrivare… dove?
Dove Phoebe?

Tu, proprio tu?

Tu che hai sempre sostenuto che la politica è come la religione, un’idea personale e privata. Proprio tu?

Tu che parli di scarpe e amori impossibili, di frequentanti e tendenze, TU OSI PUNTARE IL DITO?

Sì, io. Ho cambiato idea. Che non si può??
Come direbbe mia nonna: "E' ora che basta."

Qualcosa da dire?

Ora, scusatemi. Mi vado a rasare i capelli.

Riflettete, gente…

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento

commenti

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code