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14 dicembre 2011 3 14 /12 /dicembre /2011 11:00

20071019PHT11947 originalSto in ufficio con alcuni soggetti deprecabili, oramai lo sapete.

Non tutti, alcuni.

Non è colpa mia, è successo.

La mia unica (grave) colpa è che a fase alterne esco dall’isolamento causato dal superlavoro e mi lascio trascinare dalle loro discussioni.

E non dovrei.

NON DOVREI.

 

Eppure, in alcuni giorni resistere diventa difficile.

Impossibile, direi.

Come oggi.

 

Sento un collega in lontananza ciarlare dell’Australia, luogo da cui un altro collega, residente presso altro ufficio, è appena tornato dopo una vacanza di tre settimane. E ciarla, ciarla ciarla. Ciarla della politica immigratoria australiana, che mica è come la nostra che fa entrare cani e porci.

Ma come sarebbe bello, andare in Australia, ad averci il coraggio. Ad esser giovani, sì... sì come sarebbe bello andaresene in Australia!

Ciarla della correttezza cattolica australiana, ciarla della loro identità culturale preservata dall’immigrazione violenta. Mica come qui che cinesi, marocchini e chi-più-ne-ha-più-ne-metta approda sulle nostre coste pronto a soppiantare la croce con la mezzaluna e il kebab con gli spaghetti.

Ciarla, perché gli australiani sono un popolo retto ed intelligente, cattolico sottolinea.

Che tiene alla propria identità culturale, ribadisce.

Mica come noi.

 

E io allora non ce l’ho fatta più.

Ho alzato la testa dalla programmazione della formazione degli apprendisti (argoemnto che merita un post a sé) e ho sbroccato.

 

No, non ho nulla, contro l’Australia e gli australiani, a parte che non li capisco quando parlano perché arrotano tutte le parole, ma è un problema mio (e dell’insegnante australiano che se è stato cacciato dalla scuola perché noi del corso avanzato lo guardavamo come un alieno mentre parlava).

Tuttavia ho fatto notare alcune cosette al mio ciarliero collega:

1)       A parte che, come tutti quelli che hanno visto Georgie sanno, l’Australia nasce come colonia penale e quindi i suoi abitanti non possono avere nonni tanto perbene, i cattolicissimi australiani hanno compiuto atti così abietti nei confronti degli aborigeni da meritarsi l’inferno per cinque generazioni. Hanno sterminato, ghettizzato, rubato e strappato bambini dalle braccia delle madri sempre in nome della croce e del progresso. E quindi?

2)       Quindi la vera identità culturale dell’Australia sarebbe la comunità aborigena e tutti quegli altri (bianchi, gialli, neri, a pallini) sono immigrati. E usurpatori, anche, visto tutto quello che hanno combinato. Da generazioni e generazioni, magari, ma immigrati. Chiaro? E di immigrati in Australia ce ne sono davvero tanti, così tanti che la cucina cinese è la più degustata e famosa del lo stato. No, non la bistecca di canguro, gli involtini primavera.

 

Ma poi, che è questa identità culturale?

Per definizione l’identità culturale si basa sulla cultura del popolo stesso.

In Italia, che sarebbe? Gli spaghetti? Il mandolino? Il crocefisso? Il Grande Fratello?

E io che sono intollerante alla farina di grano, stonata e contro il crocifisso nelle scuole e non guardo il GF non sono italiana?

 

Ahimè, non credo che sia così facile liberarsi da questo fardello…

 

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Published by Phoebe - in sick sad world
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