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1 febbraio 2010 1 01 /02 /febbraio /2010 20:54
La lega e i destrorsi di ogni estrazione sociale (ma anche molti sinistroidi) se ne devono fare una ragione: l’Italia non è più un paese 100% pizza-pommmodoro-e-mandolino anzi con enorme probabilità non lo è stato mai. Ci incamminiamo verso una società multietnica, che piaccia o meno al simpatico Ministro Maroni ed a tutto il suo cucuzzaro. Avviene in tutto il mondo, è sempre avvenuto e sempre avverrà nonostante la bava alla bocca dei puristi cattolici/intransigenti/fascisti.

Detto ciò, alcune considerazioni sparse su argomenti di attualità.

PACS E GAY.
Nessuno parla più dei fu PACS, nemmeno quel che resta del PD, intento invece a leccare le scarpe ai centristi detentori dei voti dei cattolici. All’epoca la “scusa” fu quella di impedire fermamente i matrimoni tra appartenenti allo stesso sesso, tarpando invece i diritti anche del 90% degli interessati. Ora, a parte che non vedo nessun impedimento logico al matrimonio tra due uomini o due donne, ma tutti gli altri?
Possibile che non interessi più nessuno? Cosa è rimasto di un dibattito che infiammava gli animi? Possibile che tutto passi sotto silenzio in una Italia in cui Maria Stella Gelmini, portabandiera della cristianità ortodossa, si sposa in Comune con un uomo divorziato con prole senza che l’informazione la prenda a pernacchie?
Può in Italia essere necessario un periodo di tre anni tra l’udienza di separazione ed il divorzio? Nemmeno in Polonia si arriva a tanto.

BURQUA SI/BURQUA NO.
Io dico burqua no, ma tutta la vita proprio.
E non perché mi piace dar ragione agli estremisti, né perché credo che offenda i valori culturali europei. Una donna si può mettere addosso ciò che vuole, dagli hot paints al vestito da suora (così diverso dal burqua?) purché lo decida lei liberamente. Solo che se vai su un autobus o cammini per strada io autorità pubblica devo poterti vedere in faccia. Io lo vieterei, ma per motivi di ordine pubblico semplicemente, perché deve esser possibile l’identificazione dei cittadini. Metti che una ti borseggia e c’ha il burqua: già le forze dell’ordine non gliela fanno a far giustizia se gli fai un identikit accurato e gli dai anche l’indirizzo con tanto di numero civico, figuriamoci se è una montagna di stoffa nera a fregarti il portafoglio.
Sì invece allo chador, così identico al fazzoletto che le nostre nonne portavano (la mia nonna paterna tuttora) e senza il quale non uscivano di casa manco a bastonate, pena l’esser scambiate per donnacce da farmi tenerezza. Erano gli anni ’40, sig. Maroni, mica 1000 anni fa. Si informi.
Ma le ragazzine che incontro al supermercato  vestite con minigonna e stivale più colorato chador, tutte prese dal chiacchiericcio sui maschi, mi fanno ben sperare per il futuro: forse questo mondo si può cambiare.

CROCEFISSO.

Non ne voglio parlare più, che poi mi infervoro e prendo fuoco come un cerino. Tanto la mia opinione è risaputa e nota, non ho altro da aggiungere. Anzi sì, solo che vista la proposta di legge fatta dal PD sull’argomento avrei voglia di prendermi a martellate sulla french almeno venti minuti di fila per le volte che li ho votati.
Ma Dio mi fulmini se accade ancora.

IMMIGRATI A CASA LORO.

I fatti di Rosarno sono stati indicativi. Immigrati con regolare permesso di soggiorno (i clandestinio si contavano sulle dita di una mano, si sappia) si ribellano allo sfruttamento delle mafie italiche e che succede? Sono loro i delinquenti, sono loro quelli che vengono a rubare il lavoro in Italia! Quelli neri, e quindi sporchi e cattivi.
Berlusconi che fa? Soffia sul fuoco dell’intolleranza, bistrattando gli immigrati insorti, cacciandoli, facendo il gioco dei padroni. Un gioco elettorale? O affari di famiglia?
Senza fare retorica buonista, mi domando solo: se non ci fossero gli immigrati chi farebbe certi lavori oggi? Chi raccoglierebbe l’italica frutta e la verdura tricolore? Chi baderebbe ai nostri anziani invalidi? Chi pulirebbe i nostri uffici? Riflettete gente, riflettete.

Per concludere siamo un paese bigotto e ancorato al passato, un passato che ricordiamo caldo e rassicurante mentre, diciamocelo, cambiare fa paura.
Siamo cattolici che non vanno in Chiesa e che hanno perso per strada i valori della cristianità a favore di nenie e formule svuotate di significato. Amen, alleluia, tre Paternostri e tutti a casa.
I nostri politici di entrambi gli schieramenti, e sottolineo TUTTI, hanno perso la misura di quanto siano importanti i cambiamenti sociali in un mondo che cambia così velocemente ed in cui, volenti o nolenti, non esistono più barriere.
Intanto io, guardandomi la french, posso solo pensare che quest’Italia non mi appartiene.

Per niente...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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