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13 novembre 2012 2 13 /11 /novembre /2012 13:56

 

Da bambina ho fatto la cosiddetta "primina" e mi sono trovata direttamente in seconda elementare, in una classe di bambini già tutti amici e affiatati. Non stupisce quindi che il primo giorno di scuola io sia rimasta in piedi impalata con la borsa sulle spalle, senza nessuno che mi rivolgesse la parola. La maestra mi si avvicinò e mi indicò l'unico banco libero, in fondo all'aula e accanto ad una bambina di colore con le treccine.

Emarginata come me, ora lo so, ma allora non vidi nulla di diverso in lei. Se avesse avuto i capelli rossi, per dire, per me sarebbe stato lo stesso.
Ma una volta a casa, mentre raccontavo la mia giornata a tavola, la mia nonna paterna ebbe un sussulto e con voce scandalizzata mi disse: "Ma come, vicino 
a quella???? Ma non vedi che ha la pelle nera! E puzza! Fatti togliere!"
Io, ingenuamente, il giorno dopo andai a scuola e l'annusai, riportando poi il fatidico verdetto a mia nonna: "Nonna, odora di saponetta!"
Nulla valse a convincerla e a impedirle di farsi un cruccio del fatto che proprio sua nipote, così perfettamente bianca, fosse capitata accanto 
alla negra.

Erano gli anni Ottanta, è vero.
Non c'era l'integrazione di oggi, non avevamo assistito ad una immigrazione così massiccia, specie nel mio paesino sulle rive del Trasimeno.
Sono passati trent'anni precisi da allora, sì: ma cosa è cambiato?
E' cambiato davvero qualcosa?

Oggi scuole ed asili sono diventati multicolore, ed è impossibile non tenere in considerazione più di 500.000 ragazzini in età scolare che, seppur nati in Italia, non hanno la cittadinanza italiana e conseguentemente non hanno gli stessi diritti dei loro coetanei con la cittadinanza. 
Ma lo sapete che un bambino senza cittadinanza non può nemmeno fare sport agonistico o tesserarsi? 
O andare in gita fuori dall'Italia?
Vi sembra giusto?

Proprio per promuovere l'uguaglianza e la conseguente eliminazione delle norme discriminatorie che ne impediscono l'esistenza, il Comitato Italiano 
Unicef promuove la campagna Io come Tu in occasione del 20 novembre, Giornata dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

I bambini e gli adolescenti di origine straniera in Italia sono tanti, li vediamo correre via insieme a quelli più tipicamente italiani e spesso vengono accusati di costar troppo e produrre poco. Ma cosa produce un bambino? Perché dovrebbe essere colpa sua?
Inoltre questi bambini si trovano spesso a dover affrontare sfide quotidiane che possono rivelarsi anche insormontabili o anche solo scoraggianti se non si ha l'aiuto adeguato: lingue, tradizioni diverse, situazioni economiche degradate, una generalizzata attitudine ad ad additare il diverso come nemico sin dall'infanzia.
Il loro benessere e la possibilità di integrazione nel tessuto sociale, quindi, diventa sempre più complicato da attuare, quasi impossibile se non in quei casi limite che finiscono in televisione come fossero favole Disney.
Per questo nasce 
Io come Tu, una campagna a favore dell'uguaglianza di tutti i bambini e gli adolescenti che nascono, vivono, studiano, fanno birichinate (come tutti i bambini!) sul territorio italiano e per questo conoscono solo l'Italia come patria. La Campagna si rivolge alla società civile italiana perchè riconosca loro il diritto alla piena inclusione giuridica e sociale, andando così a modificare l'anacronistica e fastidiosamente razzista L. 91/1992.

Se volete avere un'idea più chiara dell'attuale normativa e di come funziona la cittadinanza e la L. 91/1992 che la regola, questo schema la riassume con estrema chiarezza. Se invece volete partecipare divulgando i contenuti della campagna o solo saperne di più, consultate il sito internet di 
Io come Tu.
In ogni caso, non lasciatevi trascinare dalla paura del diverso.

E ricordatevi che rispettare i bambini è rispettare il futuro...


Articolo sponsorizzato

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Published by Phoebe - in vita vissuta
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