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1 marzo 2011 2 01 /03 /marzo /2011 14:22

Alle medie ero una ragazzina dagli occhi grandi e solitari.
Niente a che spartire con la maggioranza di coetanee sculettanti ed aspiranti RagazzediNonèlaRai di allora, né Veline di oggi, e all’epoca me ne crucciavo assai. Ero timida, con gli altri non mi trovavo, mi sentivo brutta e leggere Cioè mi divertiva molto poco anche perché non avevo esperienze dirette con i ragazzi e non mi andava di provare a limonare con il Cicciobello di mia sorella piccola.
In questo quadretto u po’ squallido e solitario, in prima media feci la conoscenza con il professore di italiano, tale Augusto De Meis. Piccolo, tozzo ed anziano, nonché pedante conservatore della grammatica italiana, aveva tutto meno l’appeal che ha Robin Williams ne L’attimo fuggente.
Anzi, credo gli puzzasse pure l’alito, per dire.

Eppure il professor De Meis aveva un grande pregio: non ci parlava come a bambini rincitrulliti ma come fossimo adulti.
E così, nell’ora di educazione civica, che seguiva due massacranti ore di grammatica ad alti livelli che uccideva i neuroni di molti dei miei compagni di classe, iniziò la sua personale campagna politica.
Il professore era infatti tesserato ed assai combattente membro del Partito Radicale che fu e si sentiva in dovere di formare le giovani menti che aveva davanti parlando delle sue lotte per ottenere leggi sull’aborto ed il divorzio, parlando di stato laico e libertà che noi davamo per scontate, ma non lo erano affatto. Parlava di libertà, di stessi diritti per tutti, di omosessualità e liberalizzazione delle droghe leggere.  Un uomo ateo che non aveva paura di raccontare le sue lotte e la sua ideologia a un mazzetto sparuto di ragazzini cresciuti in un piccolo paese dell’Umbria.
Immaginatevi io che vado da mia madre e le chiedo: “Mamma, è giusto essere atei? Ma a Dio non dispiace un po’?” ed i suoi occhi sgranati per la sorpresa.
Tutto questo rimestare di politica alle scuole medie non andò sprecato. Per la prima volta nella mia vita inizia a parlare a tavola dei fatti quotidiani con più coscienza di causa, dicendo anche immani cavolate, ma stimolando il dialogo coi miei genitori.
In particolare con mio padre, con cui passavo le sere a parlare e che non aveva paura che la presenza nella mia istruzione di professori particolari inculcasse chissà che di orribile nella mia mente.

Altri tempi, altra politica forse.
Mi chiedo cosa penserebbe il prof. De Meis del mondo d’oggi, di Pannella capellone, di Capezzone portavoce di Berlusconi. Mi chiedo se sia ancora vivo, dove sia finito.

Fattostà che mi ha lasciato molto. Non le sue idee, ma le domande che mi spingeva a farmi non avevano prezzo. Cos’è giusto? Cos’è sbagliato? Potrebbe essere diverso? Migliore? Peggiore? Io posso cambiare il mondo?
Non sono atea, ma sono profondamente convinta della laicità dello stato.
Sono convinta che la libertà di scelta sia essenziale, che nessuno possa entrare nella tua sfera personale  né tu nella sua senza il libero consenso. Sono a favore del testamento biologico, delle scuole e degli uffici pubblici senza crocefissi e di tante altre cose che fanno inorridire i (finti) benpensanti da due lire.
Lo devo a lui? Non lo so. Di certo non mi ha plagiata, tutt’al più ha piantato nel mio cervello semi che poi son cresciuti da soli.
Chissà se esiste ancora l’educazione civica, se i professori hanno smesso oppure no di cercare di aprire le teste ai ragazzi. Non è un male parlare di politica, non è un male cercare di ampliare gli orizzonti di ragazzini condannati a leggere solo 3MSC e a scrivere messaggini con le k.
Spero non si siano arresi, nonostante tutto.
 
Spero per l’Italia tutta che non lo facciano mai…

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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