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26 novembre 2010 5 26 /11 /novembre /2010 21:35
Vado a fare spesa di corsa, due cose necessarie proprio al volo (e anche il cioccolato fondente Nero Perugina all’arancia, che rientra alla grande tra i beni di prima necessità), perché l’Amoremio giace stroncato dall’influenza.
Sono stanca, temo che l’untore mi abbia contagiata e proprio adesso non sarebbe il momento e inoltre fuori piove. Se fosse anche lunedì avrei fatto scopa.

Passo prima dal mio fruttivendolo biologico di fiducia, vista la situazione le arance e le clementine sono INDISPENSABILI.
Davanti a me una famiglia musulmana.
Avranno massimo venticinque anni lui e venti lei, e hanno una bambina piccola per mano.
Avrà tre anni al massimo. Subito mi chiedo se per lei un giorno lo chador sarà automatico come per la giovane madre, magari, forse, no. Ma anche sì.
La bimba è bella come una miniatura e con un sorriso la madre mi dice che si chiama Amira. Principessa in arabo. bello.
La piccola sgrana i due occhioni nocciola e allunga la manina verso un'arancia. Ed ecco la madre, che continua a sorridere e parlarmi, veloce come un gatto le dà un colpetto sul dorso e le lancia un'occhiata di riprovazione che dura mezzo secondo. La bimba ritira la mano dietro la schiena.
Io prendo le clementine e scappo.
 
Prossima tappa, ma anche l'ultima, il supermercato. Davanti a me alla cassa una coppia con figli. Due. Maschi. Non piccolissimi, da elementari direi. Quindi, secondo l’educazione che mi è stata data, dovrebbero essere buoni e silenziosi.
Certo.
Invece urlano come aquile tibetane per tutto il supermercato, aprono confezioni di biscotti, devastano gli espositori della Kinder e si picchiano rischiando di finire sotto un transpallet che un povero commesso stava utilizzando per spostare un bancale d’acqua.
Il tutto in cinque minuti. Urlando ed infastidendo tutti gli altri clienti.
I genitori? La madre chiacchiera al cellulare, il padre (presumo sia il padre) fa lo scemo con la cassiera sfoderando il suo charme da vecchio cialtrone impenitente. La cassiera è giovane, avrà vent’anni, ed ha gli occhi verdi incorniciati in un viso da bambolina. Ma è anche sveglia, la cassiera, e non si fa corrompere da una mezza tacca di latin lover seminuovo: “Guardi” gli dice indicando l’espositore dei biscotti e poi quello degli ovetti Kinder “quelli aperti o rovinati me li deve pagare”.
Lui aggrotta le sopracciglia: “Ma io non voglio acquistarli!”
La cassiera: “Non importa, i suoi figli li hanno rovinati e noi ora non possiamo più venderli. I bambini li deve controllare lei. Quindi…”
Lui non afferra, come se non capisse perché un pacco di biscotti aperto in cui i suoi figli hanno infilato le loro manine sante non possa essere appetibile al consumatore medio.
Interviene allora la madre, finalmente libera dal telefonino, dei pupi: “Guardi che noi seguiamo il principio di libertà massima con i figli, è il modo migliore per ottenere il massimo da loro!”
E si vede, vorrei aggiungere io mentre osservo la fila dietro di me raggiungere proporzioni da esodo.
Ma la cassiera non ha bisogno del mio aiuto: “Questi, signora, sono fatti vostri. Se suo figlio fa danni qui dentro ne rispondete voi per me. Se vuole, le chiamo il direttore, altrimenti mi paga quel che hanno rovinato”
La madre, rossa in volto, fa cenno al marito che scavalca la fila e rientra poi alla cassa recando: 8 ovetti kinder maciullati (uno calpestato), un pacco di Pandistelle squartato e diversi Ringo. Sfusi.
Se ne vanno, lividi e certi di aver subito un’ingiustizia.
Il mostr…ehm, volevo dire figlio, più grande si gira e fa la linguaccia alla cassiera.
 
E poi ci lamentiamo di avere Berlusconi premier…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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