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29 agosto 2005 1 29 /08 /agosto /2005 17:47

Siamo oramai agli sgoccioli di quest’agosto ballerino, e l’estate (è inutile negarselo, è la triste ma ovvia verità) sta per abbandonarci definitivamente.

Lo vedi, lo senti.

La luce è cambiata.
C’è il sole, ma non scalda più come vorresti.
Il condizionatore sta lì, inutilizzato ed anche un po’ triste.

L’estate sta finendo e si tirano le somme di quello che, casistica e storia lo vuole, è il periodo più bello dell’anno.

Inutile tentare di nascondersi dietro un dito, l’argomento principe di noi donne è sempre quello: l’odiato ed agognato maschio.

Eh, sì.
C'hanno ragione i giornaletti femminili da quattro soldi e con la psicologa della mutua.
E’ inutile che meniamo il can per l’aia, al centro di tutte le chiacchiere, le lacrime, i sorrisi ed i pettegolezzi anche della donna più emancipata, colta, indipendente e piena di interessi del mondo c’è l’amata/odiata altra metà del mondo.
Questo vale anche per il suo piccolo entourage di amiche, ovvio.
Non c’è nessuna che ne sia immune, nessuna. Nemmeno chi nega e spergiura che non è così, neppure colei che sbandiera alacremente la favola del femminismo.
Tutte le donne vogliono una storia. Pure l'Avvocata.
E, se possibile, la vorrebbero pure romantica quanto basta

E l’estate è, per sua natura, il periodo di caccia grossa per eccellenza.
Tutta colpa/merito del caldo e dei vestiti più liberali.

Allora ecco questi uomini che non sono come vorremmo, o che se lo sono stanno a 400 km di distanza.
Uomini che non vogliono crescere o troppo adulti, con la testa a canarino o con troppi capelli ad ottenebrargli il pensiero. Uomini che non vogliono cambiare o che vogliono cambiarci, che credono di tenerci sotto scacco, ma che sono anche a loro volta schiavi di situazioni improponibili.
E tutte le paure, le fobie, le cicatrici che stano lì, appena un paio di millimetri sotto l’abbronzatura perfetta e ci vuole un niente perché tornino a galla più velenose e orribili che mai.

La paura di non essere amata, la paura di non saper amare.
Di essere soli.

E gli amici non bastano, nemmeno se si rivelano più preziosi e impagabili del dovuto. Non basta nemmeno se ci sorprendono, nel bene o nel male, con il loro comportamento.

La vita è un casino, e crescere è anche peggio.

E mai come in questo scorcio di fine estate sento la mia vita in movimento, come se stesse portandomi verso grandi cambiamenti, anche contro la mia volontà.

E non parlo di cambiamenti tipo casa/lavoro/abitudini, ecc.

Dalla morte di mia nonna, è come se avessi un rimestolio dentro. La sensazione che niente potrà essere più come prima, che la Phoebe di prima non potrà esserci più nemmeno volendo.
Che la vita come la conoscevo prima è finita, ingoiata da un buco nero come quello in cui salta Paul per tornarsene a casa sua.

Non so ancora identificare bene cosa voglia dire, ci dovrò lavorare.
Magari diventerò più forte, più volitiva.
Più sicura.

Oppure solo attendere, fissando nelle notti di insonnia il soffitto della mia camera, pregando che mia nonna mi guardi ancora da lassù e mi indichi, come sempre, con una battuta o uno sguardo la giusta via.

Io credevo bastassero due giorni in paradiso per ricaricare le batterie a dovere.
E invece mi sento ancora più sola oggi.
Come se le persona a cui voglio bene mi scivolassero dalle dita come la sabbia del mare.

Sarà che sento l’arrivo dell’autunno.
O che quando uno donna è in fase SPM acuta, lo stato le dovrebbe concedere due giorni di malattia.

Per il bene della comunità tutta...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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