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19 dicembre 2006 2 19 /12 /dicembre /2006 11:04

In primo significativo esempio che mi viene in mente, è quello di Carolina Invernizio.

Avevo 11 anni e pescando nel libro di antologia il mio professore  tirò fuori La sepolta viva. Inutile dire che, data la morbosità della storia, non solo la mia claustrofobia è peggiorata, ma non ho dormito una settimana immaginando il rumore delle unghie della protagonista che grattano la bara…

Poi sono venuti gli Harmony, meravigliosi librettini economici che fanno molto estate (lo ammetto... alle medie ne ho divorati), rilegati in tutte le sfumature del rosa (a seconda della gradazione “erotica”) in cui lei, bella bellissima e magra (ma con due tette così), con fluenti chiome che manco Farah Fawcett dei giorni d’oro (ma nonostante ciò leggermente sfigatella), senza arte né parte e comunque senza una lira, incontra lui, principe azzurro bello bellissimo, ricco e burbero perché timido e/o indurito dalle disavventure della vita.
Dopo tregedie minime ed un equivoco alla Paolino Paperino, fanno sesso selvaggio ma non troppo. Segue altro equivoco assurdo, risolto il quale vissero felici e contenti in una villa unifamiliare di 1250 metri quadrati. Col recinto bianco. E un cane. Labrador.

Infine, nel nuovo millenno, è nata sulla scia del fashion di Sex & The City e della cicciotta e pasticciona Bridget Jones la c.d. chick lit, dichiaratamente mirata alle over 25, mediamente colte e mediamente romantiche. Senza speranza.

In questa deplorevole letteratura, che peraltro io consumo con una certa ciclicità (non di solo Houellebecq si può vivere, eh…), prevede sempre una eroina, abbastanza sfigata e/o ingenua, in genere vessata da un capo feroce come il pincher nano di mia cugina quando tenti di rubargli l’osso o da un fidanzato intelligente come un primate e fedele come il sopracitato pincher in calore. Ha in genere un amico gay o bisex.
Ed è anche abbastanza frustrata ed infelice.
Un po’ grigia, diciamo. All’improvviso, la svolta. Spesso un cambio di lavoro.
E l’incontro con un bonazzo che sembra non volerla, ma in realtà è timido. E innamoratissimo. Vabbè.

Trulla e baralla, tra disavventure e qualche risatina, la giovin donzella si realizza nel lavoro in modo stellare, il bonazzo si innamora perdutamente di lei e compie un qualche slancio immaginifico che fa sussultare e palpitare il cuore di tutte le lettrici (a cui il fidanzato ha regalato per Natale il Minipimer della Braun).

A questa ridda imbarazzante appertengono i libri della Red Dress Ink ed altre svariate collane fiorite ad hoc, che infestano le librerie peggio della gramigna e di Dan Brown.

Ma non tutto è da buttare. 

Tra tutte, il delizioso libro di Laura Zigman “Il teorema della mucca nuova”, assoluto capolavoro di ironia e psicologia femminile che andrebbe regalato a tutte le vostre amiche. Per farle sorridere e sperare, senza avere la voglia di scaraventare il libro giù dalla finestra del quarto piano in preda al nervoso.

Già, perché questi romanzetti spesso triti e ritriti fanno sorridere, è vero. Ma sono fino allo scontatissimo e zuccheroso happy end.

E mentre ti chiedi quando diavolo toccherà a te, quando verrà il tuo momento d’oro e se sia giusto e logico compiere azioni aberranti per arrivarci (visto che non ti pioverà in testa, così come accade alla protagonista), ti viene voglia di cospargere il tuo incauto acquisto letterario e di dargli fuoco.

Così, per far allegria.

Ma magari è solo una frustrazione mia. Se questi libri sono così venduti e pubblicati, un motivo ci sarà.

Piacciono, stranissimo ma vero.

Fanno sognare? Forse.

Di sicuro sono facili da leggere nell’anticamera del dentista, mentre aspetti tremolante il tuo turno per i soliti 20 (carissimi)  minuti di tortura.

 

Magari ne scrivo uno pure io…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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