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13 febbraio 2013 3 13 /02 /febbraio /2013 18:11

writing-2.jpgL‘italiano è una lingua bellissima, complessa e molto strutturata. Una lingua fatta di tempi e modi, di mille sfaccettature e regole grammaticali. Una lingua difficile da studiare, ma molto apprezzata per la sua musicalità e completezza.

Una lingua storica, in cui si cantava la lirica e si esprimeva il bel mondo che fu.

Ma se l’italiano è una lingua davvero così bella, come mai proprio noi italiani sembriamo così ansiosi di bistrattarla e trasformarla in una accozzaglia di neologismi mutuati o partoriti dalla mente di qualche sadico?

Ma andiamo per ordine.

 

Inglesismi.

Dico io, l’Italia è il paese in cui nessuno conosce l’inglese, in cui un povero turista abbandonato che non sia dotato di ottimo navigatore è costretto dagli eventi a girare in tondo piangendo e sperando in un’anima pia che mastichi quattro parole in croce della lingua di Albione. Eppure, nonostante questo cimitero di ignoranza, tutti, ma proprio tutti vogliono avere il piacere di ficcarsi in bocca almeno un paio di paroline inglesi.

Spesso fuoriluogo.

Spesso corredate da parole in dialetto.

Spesso inutili, perché esiste una parola italiana più esaustiva.

Esempio n.1 (non grave)

“Ti sei segnato le cose da fare?”

Sì, ho fatto una checklist!”

Esempio n. 1 (grave)

Ti ho foruuardato un allegato, l’hai visto?” 

(No, sono svenuta nel frattempo, non ho potuto)

 

Neologismi

L’italiano ha una varietà sconfinata di parole, dote che ci è riconosciuta da più di un libnguista nonché dal peso notevole del dizionario. Ma  a molti tutto ciò non basta e si devono inventare termini nuovi, tutti loro e con un fascino tale da ritenere di doverli usare sempre, anche e specialmente fuori luogo.

In genere non si tratta di parole errate, solo brutte o estremamente sgradevoli, più o meno come le unghie che graffiano la lavagna.

Esempio n.1 (non grave, ma orrido)

“Hai un attimino?”

“NO.”

Esempio n.2 (terribile)

“Ti puoi agendare quest’appuntamento?”

“…”

“Te lo agendi si o no?”

Sììììì, agendami tuttaaa!”

 

La grammatica, please.

La grammatica è importante, e non solo a scuola. Se vi è morta la maestra in seconda elementare e non ve l’hanno mai sostituita, non prendetevela con me. Io ho avuto un professore di grammatica così fissato da segnare errore grave (penna rossa!) l'apposizione di un numero di puntini di sospensione diverso da quello corretto. Che è tre.

Importante: NON ESISTE SOLO IL MODO INDICATIVO.

E soprattutto non esiste solo l’indicativo presente, ma tutta una sfumatura di modi e tempi che si configurano come un mondo da scopire. Non ci credete?

Eppure è così.

E anche se il congiuntivo è sul letto di morte, ucciso soprattutto dai conduttori televisivi che ci inciampicano menco avessero la coda, vi posso assicurare che c’è ancora speranza!

 

 

Io all’italiano corretto ci tengo. Non che si debba sempre parlare in punta di forchetta, ma la confidenza tra le persone secondo me non deve per forza generare la morte per inedia della lingua italiana. A meno che davanti non abbia una forma di vita al di sotto dell’ameba non mi eprimo a monosillabi. Odio anche chi parla ai bambini piccoli come fossero deficienti, immaginate un po’.

Insomma, conoscere l’italiano e parlarlo  (non parliamo di scrivere che è meglio) correttamente è, secondo me, una forma di rispetto.

Capisco che parlare di rispetto in un mondo in cui questa parola non ha più nessun significato è complicato,, ma qualcosa si può fare.

Cosa? Fare come faccio io, ad esempio.

Mi si rivolgono in una maniera che ritengo non adeguata?

“Scusa, non ho capito. Puoi ripetere in italiano?” oppure “Se non parli italiano non capisco.”

Qualcuno ride, i più se la prendono e si correggono.

Prima o poi, stando all’Amoremio, mi prenderò un pugno in faccia.

 

Ma non mi arrendo…

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