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15 settembre 2006 5 15 /09 /settembre /2006 11:47

Stamattina mentre pucciavo placidamente le mie macine nel tè verde, Omnibus mi ha dato una notizia inaspetatta: la morte di Oriana.

E io, quella che ha sembre trattato chi piangeva per i cd. personaggi famosi (vedi fiumi inutili di lacrime versate per  la morte mediatica di Lady D) alla stregua di decerebrati cosmici, non ho potuto evitare la lacrimuccia.

 

Avevo 18 anni, e come tutti a quell’età ero in aperta lotta col mondo.

Coi compagni di classe scemi, con i miei che mi avevano sbattuto all'Istituto Tecnico commerciale perchè scrivere non dà il pane, con la vita.

E soprattutto con quella stronza della mia professoressa di italiano, che mi odiava a prescindere solo perché mia zia insegnava nella stessa scuola la stessa materia con risultati ben diversi.

Siccome la mia parente era solita dire in faccia all’inetta professoressa (incapace di spiegare senza il libro sotto e rincitrullita dalla lacca necessaria alla sua cotunatura) tutto il suo disprezzo con la mediazione tipica della mia famiglia, la vittima sacrificale sull’altare della letteratura ero io.

Che, per essere sempre mediata, reagivo lasciando la classe appena la professoressa entrava, per andarmi a rifugiare in biblioteca. Qui, con l’aiuto della bibliotecaria hobbit (tonda e bassa proprio come un personaggio della contea di Tolkien) ho scoperto i libri della Fallaci.

Folgorata da Un uomo (un libro che sto rileggendo, e che mi ha segnata forse più di qualsiasi altro nella vita), mi sono poi buttata a pesce su Niente e così sia, Lettera a un bambino mai nato, Se il sole muore e Intervista con la storia. Per ultimo Insciallah, il libro dell’orrore in Libano tornato all'improvviso attuale in questi giorni.

Uno dietro l’altro.

E all’improvviso in quell’inverno piovoso del quarto superiore, mentre i mesi passavano e le pagine volavano, mi sono resa conto di non essere sola.

Io, che mi sentivo diversa, costretta in una scuola in cui non mi trovavo, in cui ero l’alieno perfetto guardato con curiosità dai compagni di classe, non ero sola.

Come non ammirarla? In prima linea ovunque ci fosse una storia da raccontare, in Vietnam come in Sud America, contro gli orrori che solo l’uomo può commettere. E poi, il suo amore per Alekos Panagulis, poeta e dissidente politico nella Grecia dei colonnelli: chi non ha sognato un amore così dopo aver letto Un uomo?

E proprio in quegli anni è cresciuta la mia coscienza politica, il mio essere come persona, come donna.

Ed anche il mio amore per la scrittura è nato in quel periodo. O, come minimo, si è evoluto.

Volevo essere come lei, sognavo di diventare lei.

 

Se sono quello che sono, è un po’ colpa anche della Fallaci.

Anche se lei non lo saprà mai.

 

Anche se dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, l’ho rinnegata per aver preso posizioni che non mi sarei mai aspettata da lei. Lei, donna anti-estabilishment per eccellenza, che mi appoggia quel fesso di Bush e le sue idee proto-conservatrici.

Proprio lei che ha visto il Vietnam meglio di qualsiasi altro giornalista italiano, che conosce l’orrore della guerra, mi propone come soluzione lo sterminio. Propina la difesa culturale dell’occidente, quando la cultura è per me evoluzione del pensiero. Dinedere il pensiero… da cosa? 

Mi sono arrabbiata con lei per aver deluso le aspettative della ragazzina che la leggeva con l’entusiasmo dell’adolescenza e la necessità di una figura diversa da quelle che le sue coetanee trovavano in televisione. La rabbia dopo la pubblicazione de La rabbia e l’orgoglio era tutta la mia. Contro di lei.

Ma l’ho perdonata, perché in fondo mi aveva già dato tanto.

O perché forse, nelle sue dichiarazioni, era semplicemente diventata troppo estrema, perdendo di vista l’umanità.

Tradendosi.

Lei, donna scomoda a destra e sinistra, icona per più generazioni di ragazze che stavano diventando donne, stanotte ci ha lasciata.

Senza clamore, senza chiacchiere.

Si è spenta nella sua città natale, vinta da un amle contro cui tanto aveva lottato.

Ma vivrà dentro tutte le donne.

 

 

Ciao Oriana. E grazie di tutto.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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