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30 luglio 2013 2 30 /07 /luglio /2013 08:48

1016065_10151635377792707_681113127_n.pngA pranzo in genere io e l’Amoremio andiamo in palestra.

No, non perché siamo particolarmente fighi (o meglio, dai su, lo siamo anche), ma perché abitiamo lontani dal lavoro, mentre la nostra palestra è vicinissima e frequentata da fulminati di ogni specie tra i quali ci troviamo a meraviglia.

Però d’estate rallentiamo, e succede di frequente che convinca l’Amoremio ad andare a mangiare in un posto carino e bio che amo molto. Ecco: ordiniamo, mangiamo, chiacchieriamo. E poi ad un certo punto mi viene in mente che devo fare il bancomat e proprio a  pochi passi ce ne è uno comodissimo.

Che botta di fortuna, penso.

Insomma, andiamo a fare il prelievo ed il bancomat è dotato di quelle (fastidiose) porte di sicurezza che per essere aperte richiedono l’inserimento della tessera magnetica.

E lì fuori c’è un ragazzo sulla trentina, che si guarda attorno giochicchiando al cellulare.

“Scusate!” ci ferma “Ma voi lavorate nella banca?”

“No, guardi, stiamo andando a fare il prelievo. Qui c’è scritto che la banca riapre alle tre, comunque.”

“Ah.”

 

Entriamo, metto la tessera nel bancomat e mi compare l’enigmatica scritta “ATTENDERE PREGO”.

Per un minuto.

Due.

Tre.

Cinque.

Comincio ad agitarmi, mentre l’Amoremio afferma risoluto che dove passo io si spengono anche i lampioni.

Alla fine riparte quasi normalmente, per poi sputarmi la tessera con brutalità.

Ecco, ora mi rimane il dubbio: mi avrà prelevato indebitamente qualcosa?

Ma v*#§*%&£$!!!

Usciamo e ci imbattiamo in una ragazza col bancomat in mano. Alle sue spalle il tizio di prima.

“Guarda, se devi prelevare non te lo consiglio, non funziona.”

“Ah, grazie!”

Interviene il tizio: “Sì lo so, manco a me funzionava. Mi ha fregato 60 euro e aspetto quelli della banca per farmeli riaccreditare.”

“Ah, sì?”

 

1, 2, 3, 4, 5, 6… no, no, lo picchio! Dio, dammi la forza di non ammazzarlo di botte. O di non insultare lui ed i suoi avi fino all’ottava generazione.

Ma brutto deficiente, mi vedi entrare, ti dico che vado a  fare il bancomat… e tu nulla?

Ma che ti passa per la testa?

Ora, non dico che avrebbe dovuto mettere un cartello lui fuori dalla banca, ma mi vedi entrare, ti dico che vado al bancomat e la tua risposta è “Ah.”?????

Mentre comincio ad analizzare il carnet di insulti a mia disposizione contro quest’incivile, l’Amoremio mi trascina via, conscio di avere tra le mani una bomba ad orologeria.

E mi porta via, nonostante le mie rimostranze e la mia voglia di far conoscere le mie unghie gellate rosa shocking a quell’idiota troglodita.

 

Ma poi, ci lamentiamo che l’Italia è un paese in cui vivere è difficile?

Ci lamentiamo della gente?

Ma chi è questa gente?

Siamo noi, io, l’Amoremio, la ragazza fuori dal bancomat, il funzionario della banca che poi per telefono si è scusato ed ha controllato. Ma anche gente come quel ratto che s’è fatto gli affari suoi continuando a spippolare bellamente al cellulare.

 

Lo odio.

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Published by Phoebe - in sick sad world
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