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25 marzo 2011 5 25 /03 /marzo /2011 13:54

Ho sempre amato Elif Shafak per il suo modo di scrivere e di rendere sempre partecipe della storia il lettore. Le sue parole sembrano sempre le mie, non c’è un passo o un suo personaggio con cui non abbia qualcosa in comune. Poi adoro Istanbul, sua città d’adozione e di vita, quindi ha sempre avuto una marcia in più per me. Il suo libro più famoso, La bastarda di Istanbul, ma anche le altre sue opere, l’hanno eletta nel gotha delle mie scrittrice preferite.

Il suo ultimo libro, però, mi ha letteralmente avvolta: Latte nero.

Sarà che all'inizio della storia ha 35 anni come me, sarà che ha la mia stessa passione per la lettura e la scrittura, sarà che ha esattamente i miei stessi dubbi e perplessità sulla maternità, i miei stessi desideri, le mie stesse paure.
Mi ci sono gettata, ritrovata, sentita meno sola.
Capita in tutto e per tutto.

La storia si apre con la scrittrice a bordo del Gypsy Steamboat, il battello che attraversa il Bosforo e che collega Istanbul alle isolette tutt’intorno, di ritorno da un’intervista.
Lo sguardo di Elif incontra lo sguardo della donna che le siede accanto: giovane ma con il viso segnato, due bambini chiassosi a cui badare e un terzo che cresce dentro di lei. Una madre: tutto quello che la scrittrice non sarà mai. O almeno così crede lei, single accanita, viaggiatrice e convinta che i suoi amori siano solo i suoi libri. Ma la vita a volte riserva sorprese.

Da qui si dipana la “lotta” interiore di Elif con le Pollicine che albergano nella sua coscienza. Ce ne sono diverse e sono tutte alte come un palmo: c’è l’Ambiziosa Cechoviana, la Sufista, Miss Efficienza, la Cinica Intekllettuale. Ma a sua grande sorpresa, ne scoprirà molte altre, tra cui quella che rivela il suo lato materno.
Il libro alterna le vicende private e personali di Elif e della sua coscienza poliforme con la vita e le opere di scrittrici di tutte le epoche ma che hanno affontato i temi dell’esser donna e madre (o del non esserlo) nelle proprie opere. Ed ecco che compaiono alcune delle più grandi scrittrici mai esistite e che anche io ho molto amato: Muriel Spark, Alice Walker, Louisa May Alcott, Marguerite Duras, George Eliot, solo per citarne alcune. E vogliamo poi parlare della moglie di Tolstoj?

Un libro intenso, che tocca vari nervi scoperti dell'animo femminile: dal senso di inadeguatezza generico delle donne, all'obbligo della maternità, alla depressione post partum che colpisce molte più donne di quello che ci si immagini.
La scrittrice, ora madre di due figli, arriva alla conclusione che oggi la professione di scrittrice (ma la carriera in generale) e la maternità siano conciliabili, ma solo a patto di sconfiggere i propri jinn, i propri demoni interiori. E volendolo, ovviamente. Perché non volerlo non è un peccato, ma solo una scelta che deve però essere ragionata. E’ stato bello leggere Elif, cadere dentro le sue parole che sembravano pagina dopo pagina sempre più le mie.
Sicuramente un libro da leggere per guardarsi dentro, sia che siate uomini che donne. Un libro importante, che tira fuori argomenti e motivazioni che la vita moderna spesso ci impedisce di affrontare. Per capire che nessuno è perfetto, è solo diverso e fattoa  modo proprio, non esistono situazioni o madalità univoche.

Certo che poi, prendere le decisioni e tutt’altra cosa…


 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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