Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
1 aprile 2005 5 01 /04 /aprile /2005 15:53

Non parlo quasi mai di religione.
E non perché mi ritengo atea, o perché io non ci pensi.
Solo che ritengo la religione un fatto molto privato, intimo, non da sbandierare ai quattro venti, che non può essere imposta alle persone che si hanno intorno.

La religione l’ho sempre sentita come una cosa solo mia.

Forse perché sono refrattaria agli inquadramenti ed alle regole, alle frasi rituali da ripete a pappagallo in chiesa senza sentirne il vero significato solo per rituale, all’evangelizzazione stile testimone di Geova.

Non sono una grande praticante, ma sono credente.
Ma stamattina l’aggravarsi del Papa, la sua sofferenza, l’idea che possa morire mi ha buttato nel terrore.

Un po’ come 10 anni fa, quando morì all’improvviso Don Bruno, il parroco del mio paese.
Mi aveva battezzato, fatto catechismo, la Comunione e poi la Cresima.
Era anche un po’ il mio psicologo.
Mi prendeva per le orecchie se mi beccava a far casino in oratorio o a litigare (cosa che peraltro mi capitava spesso), oppure se si accorgeva che avevo saltato una funzione.
Io non ci riesco a fare come dice Barbara, a scindere la figura del ministro di Dio da quella della persona come sarebbe giusto che fosse..
Non ce la faccio.
Non ne sono proprio capace.

Alla sua morte mi sono sentita persa, come se fosse un errore, perché lui non poteva morire.
Mi sono sentita tradita, offesa, persa.
E la mia fede ha vacillato e continua a farlo anche ora.

E così per il Papa ora.


Non mi ha battezzata, non mi conosce, non è il mio psicologo.
Ma l'ho sempre visto come uno di casa.

I muri cadevano, i confini si allargavano, le distanze si riducevano.
Entravano nelle case i PC, Internet, i cellulari.
Il mondo cambiava.
E lui era lì.
Ero piccola quando subì l’attentato, ma lo ricordo bene. E non capivo chi, come e perché potesse e volesse far del male a quell’uomo vestito di bianco dal sorriso così buono e così aperto.

Un Papa moderno, il primo veramente vicino alla gente, ai giovani.
Ha fatto cose che sembravano impensabili.

Innamorato della natura, della montagna, del teatro.

Una persona eccezionale, Karol Wojtyla, capace di parlare tutte le lingue del mondo, di andare a visitare ogni angolo della Terra, di iniziare un dialogo con le altre religioni.
Una persona che, se non avesse ricevuto la chiamata, sarebbe potuto divenire tutto ciò che voleva.
Magari un grande scrittore, o un poeta.
Perfino un grande attore.
Ma Dio l’ha voluto per sé.

La sua sofferenza di questi ultimi anni, il suo decadimento fisico, la sua malattia , poi, me lo renda ancor più vicino.
Mia nonna che sta male, che cammina sul deambulatore, lotta per non arrendersi ad una malattia che da venti lunghi anni le mangia le ossa ha la sua stessa luce negli occhi, la stessa tigna, la stessa voglia di farcela ancora un altro po’.
Oppure perchè quella malattia che fa tremare le mani si portò via mio nonno tanti anni fa.

Perciò per me oggi, è come se ad essere in punto di morte fosse una persona di casa.
Al di là della fede.
E chi se ne fa beffe mi ferisce profondamente.

Lo voglio ricordare non come l’uomo sofferente affacciato che non riesce più a parlare ma vuole disperatamente farlo alla finestra il giorno di Pasqua, ma a sciare tra le montagne in procinto di provare a cambiare il mondo o ad urlare contro i mafiosi "Pentitevi!".

Anche chi non è cattolico, oggi, dovrebbe pregare a modo suo per una grande persona che se ne va.

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento

commenti

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code