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3 febbraio 2011 4 03 /02 /febbraio /2011 22:05

Se c’è una cosa che proprio odio è fare la fila alla cassa del supermercato.

Non solo mi annoio, ma rischio anche la claustrofobia, sopraffatta da carrelli ingombri, massaie annoiate e pupi in libera uscita. Se immaginate poi che il rituale della spesa avviene di solito dopo almeno otto ore lavorative, capirete bene il mio stato mentale.

Per ovviare all’inconveniente avevo davanti a me diverse strade:

  1. Maledire tutte le volte le cassiere lente, le file improbabili, gli acquirenti distratti che non pesano l’insalata e inveire contro il cambio del rullo della carta del registratore di cassa. Ma considerando quanto mi girano generalmente le palle per motivi ben più seri ho abbandonato questa strada, salvo imboccarla in giornate particolarmente stressate e piene di livore verso l’autorità in cui guido sommosse contro il supermercato, con tanto di rivolta popolare e messa al sacco dello stesso.

  2. Mettermi le cuffie e ascolta l’mp3. Lo fanno in tanti, perché io no? Perché, io mi confondo. Penso alla musica e mi scordo la lista della spesa. O mi dimeno tra gli scaffali sulle note di She’s a maniac, mentre entusiastici ed arzilli ottuagenari mi chiedono di poter ballare con me il prossimo. E’ successo, lo giuro. E non è stato un bello spettacolo. Come la volta che mi son messa a cantare a squarciagola davanti alla faccia stralunata della cassiera L’amico è di Dario Baldan Bembo. Panico. Mai più cuffiette, decisamente.

  3. Attacco bottone con chiunque sia vicino a me. Certo. Utile. Peccato che spesso ci sia gente scontrosa, annoiata o semplicemente che non parla italiano. E di mettermi a parlare inglese o francese facendo la coda alla cassa del Penny Market anche no. E poi, se attacco bottone con uno psicopatico? O se mi accusano di stalking? Limitiamoci, via.

  4. Osservo. Anzi, meglio: osservo e immagino. Uno dei miei passatempi preferiti in quei frangenti è guardare la spesa di quello davanti a me nella file. E poi di quello dietro, se la fila è particolarmente lunga.

 

Avendo scartato i punti dall’1 al 3, il quarto diviene automaticamente il mio preferito. Anche perché, avete mai pensato a quante cose si possono scoprire di un estraneo guardandogli la spesa? Ecco , tipo quello che ha la pizza surgelata, quattro birre in lattina e un pacchetto di M&M’s: voi che vi immaginate? Io un uomo di mezz’età che fagocita pizza schifosa davanti alla partita dell’Inter.

Poi c’è quella dall’aspetto di donna in carriera, con tre paia di collant di pizzo, il latte scrematissimo, due chili di pere, un pezzo di parmigiano e la scatola delle girella. Che mi viene ovvio poi immaginarla, perennemente a dieta, alzarsi la notte a spazzolare merendine porcose.

E quello che compra le cesoie? Magari insieme a un pacco di assorbenti e alla schiuma da barba. Ecco, io lì mi immagino l’inimmaginabile. Anzi, vorrei proprio sapere cosa vi immaginate voi, così per curiosità.

Che poi a volte la gente non è nemmeno così interessante, anzi. A volte non va oltre la sagra del carboidrato pane&pasta. Che barba, che noia. Allora mi guardo intorno. E l’altra sera non ho potuto far a meno di notare la cassiera di NaturaSì, piena di tatuaggi e truccata e pettinata come una ballerina di Burlesque. Di 100 kg. E mentre mi faceva il conto me la immaginavo vestita come Betty Boop. Allucinante.

 

Certo pure io l’altra sera ho comprato: la sabbia per Nevruz, trucioli di kamut, un vasetto di vongole e tre banane.

 

Che avranno mai pensato di me?

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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