Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
29 gennaio 2007 1 29 /01 /gennaio /2007 12:28

In casa mia si sono avvicendate molte aspiranti badanti: polacche, russe, ucraine.

Mia nonna aveva bisogno di una presenza costante, noi di un aiuto materiale alla vita di tutti i giorni.

E così, completamente fuori dalla legge, io e la mia famiglia siamo venuti a conoscenza di un mondo che è difficile immaginare. Un mondo fatto di gente, per lo più di sesso femminile, costretta ad abbandonare casa, affetti e vita per tuffarsi in un paese ignoto, tra gente sconosciuta che parla un idioma sconosciuto, gente che non ti vuole, per cui non sei nulla, persone per le quali sei trasparente.

Spesso si tratta di gente colta, vittima della caduta del muro di Berlino, sconquassata dalla disgregazione dell’URSS. In casa mia si è avvicendato un ingegnere civile, una psicologa e una infermiera professionale.

Finché non è arrivata una timida professoressa di scuola media, bionda e con gli occhi verdi, incapace di spiccicare una sola parola di italiano.

E questo, visto che per mia nonna la cosa più importante era avere qualcuno con cui parlare, era un grosso problema.

Ma tant’è, eravamo tutti stanchi di cercare, ravanando tra i passaparola e le varie Caritas, nonché insoddisfatti delle precedenti badanti, che decidemmo di dare una chance a Ludmilla, della Luda.

Appena sbarcata dell’Ucraina, un figlio musicista da far laureare, un marito poliziotto (solo un anno dopo ci confessò di essere separata da quell’uomo che la picchiava ubriaco, come se essere una donna “libera” potesse non farle avere il posto o causare la gelosia di mia madre) il cui stipendio unito al suo non bastava a far quadrare il bilancio familiare, Luda imparò l’italiano in due settimane. Certo, l’italiano colorito di inflessioni colpiccionesi e di colorite metafore contadine tipiche di mia nonna.

Restò con noi due anni e mezzo, diventando figlia per mia nonna, sorella per mia madre ed importante punto di riferimento per il resto della mia famiglia. Dolce, ma non arrendevole, sempre con il sorriso sulle labbra e le lacrime agli occhi dopo una telefonata col figlio.

Ha vissuto la nostra vita, giorno dopo giorno, sotto il nostro stesso tetto.

Clandestina, lo so.

Illegalmente, lo ammetto.

E quindi? Noi ne avevamo bisogno, non avevamo altra scelta. E lei… bèh, forse nemmeno lei.

Ma giorno dopo giorno è diventata parte della nostra famiglia.

Dopo due anni e mezzo, l’improvvisa decisione di suo figlio di lasciare l’università per cui  lei tanto aveva messo in gioco le fece affrontare il viaggio di tre giorni in autobus fino in Ucraina e lasciare la nostra casa, lasciandoci una sostituta.

Per tornarci presto, certo. Almeno, questo era quello che pensavamo.

Perché tornare in Italia non fu affatto facile. C’era da corrompere il giusto funzionario per un visto. Tremila euro non sono pochi.

Perché il tempo è tiranno, e quello di mia nonna era finito.

 

L’ho sentita piangere alla notizia.

Ed era sincera.

Io lo so.

 

E’ passato un anno e mezzo da allora e ci sentiamo sempre.

Luda è tornata in Italia otto mesi fa ed ora lavora in una country house come cameriere tuttofare ed aiuto cuoca. Doveva fermarsi poco, ma i proprietari sono rimasti colpiti dalla sua perfetta conoscenza della cucina umbra (dove la trovate una ucraina che sa fare la torta al testo?) e dalle sue marmellate senza pectina (apprese dalla mia mamma yoga) hanno deciso di tenerla. Clandestina, ovvio.

Ha trovato anche l’amore, Luda, nella cucina della country house. Il cuoco non ha saputo resistere a lungo ai suoi occhi verdi ed alla sua dolcezza.

E suo figlio non ha più lasciato l’università.

 

Luda è venuta a pranzo a casa nostra e quando è entrata gli occhi verdi le si sono velati di lacrime.

Mi ha stretta forte e mi ha detto “Se solo avessi immaginato che tua nonna sarebbe morta, non sarei partita”.

E mi sono commossa sentendoci chiamare la sua famiglia italiana.

E’ stata una giornata di ricordi, agevolata dalla potentissima vodka ucraina di cui ci ha omaggiato. Di sorrisi, di commozione, di festa. Luda ha avuto un pensiero per tutti i parenti ed amici che giravano intorno a mia nonna, rendendo la nostra casa un porto di mare.

Anche la piccola Rudy, dopo lo sbandamento iniziale, l’ha riconosciuta e s’è fatta coccolare come ai vecchi tempi.

 

E’ stato bello ed emozionante.

Una di quelle cose che fa sentire vivi.

E mia nonna sabato era con noi, più viva che mai. Perché solo lei sapeva essere un polo gravitazionale così forte da attrarre chiunque passasse vicino. Dare amore e riceverne così tanto.

 

Senza limiti geografici.

 

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento

commenti

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code