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5 novembre 2007 1 05 /11 /novembre /2007 23:58
Perugia è una città sonnacchiosa, provinciale, piccolo borghese. Stretta tra le sue belle mura medioevali, tutto scorre sempre uguale, anche se non sempre liscio.
In una Italia in cui, nonostante l’elevata percezione dei suoi abitanti, i crimini e gli omicidi diminuiscono, qui la microcriminalità vegeta sotto la crosta spessa del perbenismo.

Città universitaria, la pigra Perugia, ma immobile lo stesso.
Almeno in superficie.

In una città come Perugia, lo sbarco semestrale delle studentesse Erasmus genera sempre un po’ di parapiglia: il maschio perugino, sempre morbosamente attratto dalle aule gremite dell’Università per Stranieri, si aggira rapace per le vie del centro ammirando le nuove venute, manco fosse alla fiera del bestiame.

Belle e brutte, molte nella media.
Ma straniere.
E giovani, giovanissime, perlopiù ventenni.
E, soprattutto, lontane da casa, allegre, disinibite quanto basta da far girare la testa.

Le trovi in centro, a spasso.
Al Merlin Pub a bere birra o al Domus a ballare.

Spesso ubriache perse, libere dai gioghi del controllo parentale o di una società troppo politically correct.

Sono tante, tantissime per le vie del centro storico.
Ti viene voglia di chiedere perché  Perugia vengano tutte studentesse donne e zero maschi, e se quest’ultimi ci sono dove sono nascosti?

Una sera di fine agosto sono andata a cena in una pizzeria del centro, una di quelle con i tavolini fuori, proprio su Corso Vannucci. Ed aspettando la mia margherita con la mozzarella di bufala, le ho viste.
Giovani ragazze, innegabilmente straniere, con i loro vestiti fuori moda, gli accessori ostentati, lo stile così tanto non-italiano. Allegre, con il rossetto rosso sulle labbra ed i sandali coi lacci.

Americane, canadesi, inglesi.
E i miei amici maschi con la bava alla bocca e l’occhio pallato.

Chissà se tra loro c’era anche Meredith, appena giunta in Italia.
Sorridente.


Meredith Kercher è stata ritrovata morta venerdì mattina nel suo appartamento in Viale Sant’Antonio, a pochi passi dal centro storico, a ridosso delle mura della città.
Seminuda, sgozzata ai piedi del suo letto, la porta della camera chiusa dall’interno e la finestra rotta. I cellulari ritrovati in un giardino circostante.
Aveva solo 22 anni, ancora da compiere, ed era lontana da casa, dalla sua famiglia.

Aveva passato la serata con le amiche, ma alle 21 era rientrata. Appuntamento galante? Un ladro? Non è dato saperlo. Si sa invece che ha avuto un rapporto sessuale prima di morire. Ha subito violenza? Oppure è stato un rapporto volontario? Era minacciata?
La notizia rimbalza fino al Regno Unito, dove i giornali sembrano avere notizie più circostanziate ed attendibili dei quotidiani locali, in un delirio mass-mediatico che annulla le distanze.
Di chi sono le impronte di scarpe impresse nel sangue?
E l’arma del delitto?
E via con macabri dettagli che non sto a ripetere, tra cui spicca la notizia che i genitori sono venuti a conoscenza della morte della figlia tramite Sky News. Non riesco nemmeno ad immaginarlo.
Come s enon bastasse, a Perugia inizia a serpeggiare la psicosi da serial killer.

Si dice che per la risoluzione di un delitto, le 72 ore dopo il crimine sono determinanti; se non si trovano prove e piste solide in questo lasso di tempo, si fa la fine di Cogne. E cioè grafici a “Porta a Porta”, ricostruzioni, congetture, dolore gratis, menzogne, millantati assassini e innocenti impossibili. E tanta, tantissima fuffa.


Mi auguro che non sia così, che il colpevole (e non UN colpevole) salti fuori e che giustizia sia fatta.

Perché a 22 anni non si può morire così, con davanti agli occhi tutta la vita che non vivrai mai, tutte le speranze che rimarranno nell’aria. Con gli occhi fissi in quelli dell’assassino.
Di lei restano le foto, scattate la sera di Halloween, vestita da vampiro, felice.
La sua ultima sera. Le sue ultime foto.

Spero nelle istituzioni, io, son sognatrice.

E che Perugia torni a dormire…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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