Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
19 febbraio 2008 2 19 /02 /febbraio /2008 15:59

In fila al supermercato con le mie quattro cose, io.
Le barrette alla cioccolata della Kellog’s.
Lo yogurt.
Un paio di calze di microfibra.
C’ho fretta, mia madre già mi ha chiamato per ricordarmi che l’odiosa zietta è a cena e quindi non posso sottrarmi al suo interrogatorio né alle sue poco nascoste muliebri grazie.
Come giustamente afferma la legge di Murphy, la fila che scegli sarà sempre quella che scorrerà più lentamente e così resto in attesa fremente ingannando il tempo ammirando gli espositori carichi di caramelle e preservativi (cosa li accomuna? Perché sono sempre esposti affiancati vicino alle casse? E se un bambino si sbaglia?), nonché curiosando tra la spesa degli altri.
Quand’ecco che mi giro e vedo la persona che mi segue nella fila.

E’ un ometto piccolo, nulla di ché.
Impermeabile stazzonato, occhiali, faccia da topo incorniciata da quattro capelli tenuto su con metodo in un riporto che sfida le tecnologie più avanzate.
Ha gli occhi piccoli, l’ometto.
E mi fissa da dietro le lenti spesse.
Mi fissa.
Ha in mano poche cose, tra cui spicca un inquietante e sospetto profuma-biancheria per armadi al mughetto.
Mi fissa.
E io comincio a pensare che lui abbia più o meno l’aspetto del serial killer medio, di quelli che rapiscono, torturano e seppelliscono cadaveri fatti a pezzettini. Un pezzo qui, un pezzo là. E in un attimo, senza nemmeno accorgertene, sei un patetico volantino appeso alla stazione dei Carabinieri del paese con sotto scritto “scomparsa”. Così, mentre tutti immaginano fughe d’amore o ribellione alla vita canonica, in realtà sei sepolta sotto due metri di terra in sei posti diversi.
Terribile.
Sì, sì. Più lo guardo e più è proprio lui.
Con lo sguardo sfuggente, l’espressione da ragioniere ebete e rintontito.
E’ lui, ne sono sicura.
Infilo tutto nella busta, pago e scappo in macchina, facendo bene attenzione a mettere la sicura.
E a controllare di non essere seguita, ché di questi tempi non si sa mai.

Pompa di benzina sotto casa, sono le otto di domenica sera.
L’indicatore del gasolio piange (che novità) e prima di recarmi all’appuntamento con le mie amiche per la classica serata “pettegolezzi + Amici”, imperdibile must per sole donne mi devo fermare per forza sennò domattina mio padre m’attaccherà un pippone terribile sui danni alla pompa del gasolio, blabla blabla.

Accosto.
La stazione è deserta, con l’aria abbandonata che hanno i paesi di villeggiatura l’inverno.
Dall’altro lato accosta un camper. Uno di quelli lunghi e stretti, ché dentro potrebbero ospitare una famiglia di 8 persone. O il pied-à-terre di un assassino omicida, proprio come in "Intensity" di Dean Koontz.
Scende un uomo con una camicia di flanella sbottonata molto grunge ed i capelli scarmigliati. Avrà un po’ meno di cinquant’anni e la faccia corrucciata.
Io sono paralizzata in macchina.
Realizzo che potrebbe infilarmi nel camper, legarmi e torturarmi con una pistola sparachiodi e nessuno sentirebbe le mie urla disperate, perché intorno è deserto.
Prendo tutto il mio coraggio e dieci euro, scendo e faccio gasolio.
Ho il cellulare in tasca, ma è poca consolazione. Potrei telefonare a qualcuno, così avrei un testimone delle scempio che questo pazzo farà del mio corpo, ma ho paura di esser presa per pazza.
L’uomo fa un giro del camper controllando (pare, ma so che è una finta) le ruote.
Rimetto il tappo al serbatoio, risalgo in macchina e metto la sicura.
Sono salva.
E se avesse qualcuna delle sue vittime nel camper?
Dovrei chiamare la polizia?
Affrontarlo?
Macchè, al massimo posso prendere il numero di targa.
Ah, è straniero! Lo sapevo!!!!

Mentre mi allontano, dallo specchietto retrovisore vedo scendere due bambini insonnoliti con una età tra i cinque e gli otto anni. Uno sale in braccio al serial killer mentre fa rifornimento, mentre l’altro ciondola sugli scalini del camper.
Mi sento scema. Ecco, sono solo turisti fuori stagione.
Anche perché, ora che ci penso, il tipo con la faccia da ragioniere pervertito del supermercato, mi sembra quello che lavora in banca giù in paese.
Vuoi vedere che mi fissava solo perché gli sembravo un viso familiare?

A parte sentirmi idiota e a darmi la giustificazione che sono ancora sotto shock per l’accaduto, ho finalmente capito cosa si prova ad essere paranoici. A misurare tutti i propri passi con la determinazione che vogliano dire qualcosa di diverso dall’apparenza.
E che, soprattutto, guardare sempre certi tipi di telefilm alla lunga incide.
Parecchio.
Anche se sembrano innocui e divertenti, come prendere un caffè con la signora Fletcher.

Mica dovrò iniziare a vedere Don Matteo????

PS. Se non ne avete ancora abbastanza di me e del mio straparlare, da oggi mi trovate anche qui.
Se ci fate un salto potrete trovare tanti temi interessanti e promettenti aspiranti scrittori che un giorno, speriamo, cresceranno e faranno faville.
Non perdete l'occasione di fare un viaggetto nella musica ed in tutte le sue sfumature, viste da occhi diversi e traversali.

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento

commenti

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code