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12 gennaio 2007 5 12 /01 /gennaio /2007 12:24

Non ho sempre letto roba strana.

Ho cominciato con i classici per ragazzi, quelli che tutti abbiamo o dovremmo avere come base dell’immaginifico.

Ho corso nella brughiera con Catherine, volato con Atreiu sulle spalle di Fucur alla ricerca del mitico Auryn, ho combattuto feroci pirati al fianco di Jim, ho guidato il Nautilus schivando piovre giganti lunghe 40 metri ed ho tinto i capelli di Anna di verde.

Ma li volevo fare neri, eh.

E’ stato un incidente.

Lo giuro.

 

Crescendo, mi sono nutrita dei classici che trovavo in giro e dei romanzacci che arrivavano in edicola al paesello, schiava dell’assenza di una libreria anche schifosa nel raggio di 30 km o comunque a portata di motorino (che non avevo, in ogni caso, quindi…).

Quindi mi sono letta un po’ di tutto, da Stendhal a Tilly Trotter, da Kafka agli Harmony di seconda mano sulle bancarelle al mare, passando attraverso le solite noiose letture scolastiche imposte con la grazie dell’ippopotamo della Esso (a proposito, ‘sta pubblicità proprio non si può vedere…), infine approdando ad Oriana Fallaci con il fervore dei diciottenni che di mondo ne han visto poco, ma vorrebbero vederlo tutto e tutto insieme.

 

L’università è stata caratterizzata non solo da noiose ed inutili nozioni sul diritto privato romano e dull’urbanistica e da bagordi inimmaginabili alle scuole superiori, ma anche da frenetiche letture notturne e full immersion nella bibliografia completa di Wilbur Smith, Ken Follet e Clive Cussler, in compagnia di Barbara ed Alessia. Immaginando l’Africa, mondi lontani ed esotici, avventure e amori conditi da erotismo spicciolo e grandi sentimenti. Tutto abbastanza banale, ma “I pilastri della terra”, “Un luogo chiamato libertà”, “La spiaggia infuocata” o “Sahara” sono e resteranno sempre capisaldi dell’intrattenimento godibile ed intelligente, mica come Dan Brown.

Sono libri capaci di creare mondi paralleli, di trasportarti nel Medioevo tra i calcinacci di una cattedrale in costruzione o in cammino verso non si sa dove con una coppia di boscimani.

Libri capaci di crearti aspettative sentimentali difficili da realizzare, con batticuori, slanci, avventure e situazioni che difficilmente possono realizzarsi nella vita normale.

Ma tant’è, ingogliate nell’inutile studio di materie noiose e pompose, io e le mia amiche trovavamo il nostro sfogo così, trovando un raggio di sole nella noia della routine perugina.

Non che l’università non mi piacesse.

Ci tornerei domani.

Mi divertivo troppo.

A parte le materie di studio e professori figli di buonissima donna.

Ovvio.

 

Oggi posso orgogliosamente affermare che la mia casa è invasa da libri dei generi più disparati e che mi sono fatta presso le libreria della mia città la fama di una che legge strano. Non so se questo sia un complimento, ma sono quasi certa che fatto dalle commesse ignoranti della Demetra non lo sia affatto.

Certo, venero con una certa veemenza Palahniuk e Houllebecq, amo i racconti di Foster Wallace e non disdegno Philip Dick ed Isabelle Allende. Inoltre chiedo con una certa insistenza libri della Minimum Fax, non facile da repperire qui nella provincia, colpevole di avermi fatto scoprire piccoli grandi talenti come Aimee Bender e Valeria Parrella.

Ah, sì. Adoro anche i Lain della Fazi (anche se a volte scivolano nella puttanata come con Melissa P. io li amo alla follia lo stesso per avermi fatto conoscere Jonathan Carroll) e le Strade Blu della Mondadori (per cui vale un discorso simile, ma senza Melissa P.).

E sono feticista di queste case editrici.

Tanto da cercare spasmodicamente librerie ordinate non per autore, ma proprio per casa editrice, disposizione che in genere fa venire il mal di testa al 40% dei commessi ed al 99% dei clienti.

Tranne a me, chiaro.

Io mi ci trovo una meraviglia.

 

Oltre a quanto sopracitato, non disdegno come detto la letteratura d’evasione stile chick-lit per sciacquare il cervello dopo letture che possono impressionare le menti più deboli.

E poi, come tutti, mi fisso su degli argomenti precisi. Ora, ad esempio, sono in fissa con la letteratura mediorientale, sull’onda emotiva de “Il cacciatore di aquiloni”. E quindi mi sono letta l’interessantissimo “Lipstick Jihad” e ho comprato “La danzatrice bambina” carica di aspettativa. Vedremo.

Prima avevo avuto il periodo indiano, con tutta una serie di scrittori dai nomi impronunciabili e dal sapore di curry.

 

In genere, mi piacciono gli scrittori che sanno creare un mondo tutto loro, di trasportarti via nel bene o nel male e di affascinarti quel tanto che basta da farti dimenticare i tuoi problemi, anche solo per un momento.

Certo, per creare la magia bisogna aver talento e saper scrivere, e certo questo non è da tutti. 

Lo saprò mai fare io, un giorno?

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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