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5 settembre 2005 1 05 /09 /settembre /2005 15:08
Viaggiare, spostarsi, trasportarsi
Il viaggio è stata un’esperienza, già solo per il fatto che il treno da prendere per raggiungere il nostro charter era alle 4 del mattino. Quattro donne all’avventura, con nessuna particolare aspettativa se non quella di divertirsi e di staccare la spina da un periodo poco roseo per tutte.
Insomma, si và: io Vale, Claudia e l’avvocata.
Quattro amiche rodate. Una certezza.
Dopo un ritardo di 3 ore all’aeroporto di Bologna, conseguente pranzo offerto a tutto il volo a carico della compagnia ed evidente socializzazione con tutti gli sciagurati passeggeri, il trabiccolo che ci si presenta davanti aveva il salubre aspetto di un prototipo dei fratelli Wright.
Andiam bene…
E per fortuna io sono un tipo molto fatalista, perciò appena salita, complice l’alzataccia delle 3 del mattino fatta per trascinarci a Bologna in treno son crollata addormentata sulla spalla della Vale per svegliarmi solo al momento fatidico dell’atterraggio.

Ma non finisce qui.
Pulmino e roulette russa. Già, perché noi, spilorcie e pulciare, avevamo prenotato con la formula ‘ndò coglio coglio e quindi non sapevamo ancora il nome del nostro albergo. Gira, gira, gira, passando davanti a splendidi alberghi il pulmino s’è svuotato. C’eravamo rimasti solo noi e tre giovani ragazzotti fiorentini quando il simpatico autista si ferma davanti ad una amena collinetta proprio davanti al mare.
Scendiamo, scarichiamo le valige, ammiriamo la tipicità dell’albergo tutto bianco e blu e scopriamo che entrambe le comitive hanno due camere al quarto piano.
Senza ascensore.
Scale esterne.
Larghe un metro.
78 scalini.
SETTANTOTTO.
Ah…

Per fortuna che avevo solo una valigia, in rispetto del monito di mia nonna "Porta solo quello che riesci a trasportare da te". E detto da una che non ha mai visto il mare e che per viaggio lungo intende andare a Roma (il luogo più lontano da lei visitato) mi è sempre sembrato un ottimo consiglio.

Heeeeey, baby! I wanna knoooow if you’ll be my girrrrrl!
L’albergo si dimostra non male, le due chiattone proprietarie un po’ stronze, i vicini favolosi.
La privacy, essendo tutte le terrazze/pianerottoli rivolte verso le scale, non esiste e non c’è garante che tenga. In due giorni abbandoniamo tutti i pudori e girare in mutande sembra più che naturale, ovvio.
Sveglia alle 11, ogni giorno una spiaggia diversa e poi alle sette appuntamento al Tropicana. Balli, cena, infine doccia e si esce di nuovo.
I giovani fiorentini ci ergono al ruolo di ziette consigliatrici, capaci di scongiurare abbinamenti coatti e consolatrici consigliere sul genere femminile.
Instauriamo ben presto la moda del cuba libre pre-uscita alle una di notte tutti in camera nostra, con festeggiamenti, musica e balli di pianerottolo sulle note delle più svariate melodie e che causano l’odio inverecondo degli altri abitanti dell’albergo, tutti greci e pertanto con gravi problemi di comunicabilità con noi.

Mykonoooooooos!!!!!
Ah. Ho dimenticato di dire che l’isola è completamente folle. FOLLE. FOLLE.
Una sorta di paradiso all’inferno, dove tutto è concesso e non c’è nulla che non devi aspettarti.
Mare bellissimo, casette bianche e blu arroccate, mulini a vento, Mykonos town piena di stretti vicoli tutti uguali che non sai mai dove ti porteranno.
E casino.
Tanto casino.
Prendete i vostri orari, buttateli nel cilindro del Cappellaio Matto, mescolate con due litri di daiquiri e poi rovesciateli sulla sabbia. Ecco, ora avrete più o meno idea della follia del luogo, unico posto (forse, almeno finora per me) in cui tutti possono fare quello che vogliono senza che nessuno dica una parola.
Tanto per farvi capire, la prima sera, tornando dal Tropicana alle nove di sera, due simpatici turisti trombavano allegramente nel parcheggio, in mezzo alla gente che passava.

Olè, benvenuti sull’isola eh!!!

Sa sa sa, sa-sà!
Il Tropicana, beach bar situato sulla spiaggia più in, la Paradise, meriterebbe pagine e pagine solo per sé, ma se non lo si vede è difficile da credere al delirio animalesco.
Alle sei del pomeriggio si scatena il delirio: alcol, musica house, fischietti, gente che balla sul cubo, gara al pareo più fico, cappelli di paglia, birra tirata in aria, vino trafugato negli zaini, mani ovunque, strani accoppiamenti in riva al mare e chi più ne ha più ne metta.
Dalle sei del pomeriggio alle 10 di sera, più o meno.
Il tutto animato da uno strano soggetto in perizoma, ogni giorno con un animale diverso sul davanti (elefante, pipistrello, serpente, ecc.) che risponde all’intelligente nome di Sasà, capace di muovere una quantità immensa di gente e di scatenare la parte peggiore degli istinti degli astanti.

Nightlife
Uscendo dall’albergo alle 2 di notte, è chiaro immaginare che più che di vita notturna è logico parlare di flusso indistinto di ore all’interno di una giornata che sembra non finire mai. Ad acuire questa sensazione, negozi e ristoranti che sembrano non chiudere mai, adattandosi alle esigenze di una comunità multietnica completamente fuori, e non solo dal mondo.
Tra i posti più bazzicati, lo Scandinavian Bar, ritrovo degli italiani ma non solo ed unico posto in tutta l’isola in cui un cocktail costa l’accessibile cifra di sei euro. Già, perché l’isola di Mykonos, contravvenendo alle leggende popolari che vogliono la Grecia tra le mete di villeggiatura più abbordabili economicamente, è cara guasta.
Carissima.
Mortacci sua…

Quello che le donne non dicono…
Conoscere gente sull’isola per quattro ragazze sole è fin troppo facile e ci siamo ritrovate a salutare mezzo Tropicana nel giro di due giorni. Comitive di toscani vestiti tutti uguali come gli scout, un ragazzetto rimano innamorato di Claudia che ne urlava il nome per i vicoli alle 7 del mattino disperato per il due di picche rifilatogli dalla sua bella, camerieri con le mani lunghe (e non solo le mani, vero?), condomini affettuosi e nipotini zelanti, milanesi troppo bravi ragazzi (ma nemmeno troppo), avvocati coi capelli lunghi, ed una massa indistinta di gente che si presenta, fa due chiacchiere e se ne va, come in tutti i luoghi di villeggiatura degni di questo nome.

Quel che resta oggi 5 settembre sono qualche bella amicizia che forse continuerà, un paio di batticuore che forse scalderanno l’inverno, la sottile delusione per qualcosa che poteva essere, ma che non sarà perché manca la volontà e la voglia di correre rischi che tutto sommato possono considerarsi inutili.

Forse.

Mykonos è bella ma non ci vivrei
Gli ultimi 3 giorni della vacanza, per un motivo o per un altro li abbiamo vissuti tutti di filato senza mai toccare il cuscino per dormire. Il tempo sembrava dilatato, come se il sole fosse incapace di tramontare.
Più di 70 ore sveglie: un bel record per quattro ragazze bon-ton che sono più vicine ai enta che ai venti. Ho la sensazione che questa vacanza non sia durata sette giorni, ma molto di più.

Molte cose sono successe, troppe perché possano essere raccontate qui.
E comunque come al solito un po' di foto stanno qui.
E poi lederei la privacy già abbastanza defraudata delle mie donne.
Mare, sole, vento che stacca la testa.

Tassisti folli, amori nati beni e finiti male o nati male e finiti bene, vicoli tutti uguali e senso dell’orientamento vicino allo zero, musica house ovunque dalle nove di mattina e voglia di sentire Schubert per defatigare le orecchie, gente che balla per strada e freni inibitori che non esistono più.

Tutto e questo e molto, molto di più è Mykonos.
E una settimana è sufficiente.

Provare per credere… 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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