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8 marzo 2013 5 08 /03 /marzo /2013 16:04

vintage-women-ads-8.jpgA volte in palestra, oltre a socializzare e spettegolare, mi tocca anche lavorare. Solo a  volte, eh, però mi tocca.

E ieri era uno di quei giorni lì, uno di quei giorni in cui l’istruttore ti mette la scheda in mano e  ti guarda con la faccia truce di chi ha assunto troppe proteine in polvere.

Essendo il mio corpo obbligato a  seguire una routine prettamente fisica, il mio cervello se ne è come al solito dissociato, iniziando per noia a seguire  percorsi tutti suoi.  Ed ecco che davanti a me, mentre sto allenando muscoli della schiena che non sapevo di avere, si materializza un manifesto che sponsorizza una serata in un noto ristorante della zona per la festa della donna. La serata, recita il manifesto, sarà animata da sexy camerieri in mutande.

Ora, al di là del fatto che la festa della donna dovrebbe essere tutto l’anno e non ne capisco l’utilità (esiste forse la festa dell’uomo?), ma cosa dovrebbe esserci di figo nel farsi servire da manzi in mutande? A parte che non mi sembra molto morale, mi fa soprattutto impressione dal punto di vista igienico. Senza considerare l’opzione misirovesciaqualcosadibollenteaddosso.

Ma poi, perché? Quel che resta delle lotte delle suffragette e dell’emancipazione femminile è questo? L’emulazione di un comportamento maschile disgustoso?

 

E ancora.

Mi giro e c’è una donna che si allena in sala pesi, naviga verso la cinquantina abbondante e indossa un paio di short anni ’70 che non lasciano nulla all’immaginazione, nemmeno il colore delle mutande. E’ pure scomoda nel fare gli esercizi, o almeno io lo sarei. Non nego che ognuno possa vestirsi come gli pare, ci mancherebbe, ma mi chiedo il perché. Qui non si discetta di morale o gusto personale, ognuno fa quel che vuole, ma è necessario mettere in mostra proprio tutta la mercanzia per far crescere l’autostima? L’autostima cresce così? E soprattutto, quattro ipertrofici maschioni impegnati a controllarsi i pettorali allo specchi si saranno accorti di nulla?

 

Ma anche.

Noi donne non riusciamo a fare comunella, a volerci davvero bene e sentirci unite. Tranne rari casi, e io ho la fortuna di farne parte grazie ad un gruppo di amiche stellari, non riusciamo a essere davvero solidali le une con le altre. Anzi, spesso ci mettiamo in competizione, ci buttiamo in assurde gelosie che non fanno altro che alimentare un brusio di sottofondo che accompagna il rumore vero del mondo che gira. E che ancora è fatto girare dai maschi, parliamone.  Mentre noi stiamo a dieta, spettegoliamo sulla cellulite di quella del terzo piano e siamo tutte tese a fare lo sgambetto alla collega che evidentemente la regala con nonchalance non ci accorgiamo che non sappiamo vedere oltre il nostro orto e che la tanto sospirata emancipazione è lontana mille miglia.

 

E intanto ho finito l’allenamento, spento il lettore mp3 che mi fa compagnia e ricollegato cervello e corpo.

Avrò perso 0,5 grammi netti? Mmm… no, credo di no.

 

Insomma, a noi che non ci vogliamo bene, ma che dovremmo volercene tanto…

 

 

… Tanti auguri!

 

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Published by Phoebe - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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