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4 luglio 2013 4 04 /07 /luglio /2013 17:38

Paola-Mastrocola-non-so-niente-di-te.jpgDi recente ho letto un libro molto interessante, “Non so niente di te” di Paola Mastrocola.

Un libro delicato, che tratta il rapporto genitori/figli non dal lato della conflittualità generazionale, ma dall’opposto. Il libro parla di Filippo detto Fil, ragazzo della buona borghesia, sempre bravo, buono, gentile e geniale a scuola. Un figlio modello, quello che tutti vorrebbero, che segue la strada spianata per lui dai genitori. Ma è quello che vuole? E soprattutto, i genitori, la zia, la sorella, conoscono davvero Fil?

Il libro è delicatamente surreale, ma porta a riflettere sulle aspettative, spesso asfissianti, che i genitori riversano, involontariamente perlopiù, sui figli. Figli spesso troppo  buoni ed educati per urlare forte il loro no ed entrare in conflitto, che spesso finiscono in gabbie che non avrebbero mai desiderato. Oppure, come Fil, trovano un’altra strada, nonostante tutto e tutti. Non una strada sbagliata, solo diversa, più adatta ai propri bisogni, più vera.

L’interessante sottotitolo di questo libro è “Qualcuno ha la vita che vorrebbe?”. A quest’inquietante domanda mi ha accompagnato nella lettura del libro della Mastrocola, che si dipana con leggerezza e col sorriso, ma toccando temi tutt’altro che semplici.

Conosciamo davvero le persone che amiamo?

O conosciamo ciò che ci lasciano vedere di loro?

 

Un altro spunto su cui riflettere me lo ha dato l’incontro nel libro della madre di Fil, alla ricerca di chi sia davvero suo figlio, e la maestra delle elementari del figlio. Da quest’incontro lei scopre attonita che suo figlio è sempre stato un bambino timido, mentre lei lo faceva estroverso e compagnone. Davanti al suo shock la maestra, che non capisce, le dice: “Ma stia tranquilla, signora, che non c’è nulla di male ad essere timidi a quell’età. Vuol dire che il bambino non ha ancora trovato la strada per spiegare il suo mondo interiore, ma prima o poi ci riescono tutti.”

Ecco, io mi son fermata.

Da bambina ero timida, specie coi coetanei, di una timidezza sciocca e feroce. Non li capivo, loro non mi capivano. E finivamo a tirarci i Lego in testa, il più delle volte. Ed ho pensato che è vero, è proprio così. Non era paura di un giudizio, ritrosia o un istintivo sospetto. No, non ci capivamo proprio. Non riuscivo ad esprimermi, a raccontare il mondo fatato della mia immaginazione che viveva in un angolo lì, abbandonata e preponderante. E poi? Poi ho imparato a leggere e, soprattutto, a scrivere. E tutto è cambiato.

 

Leggetelo questo libro, anche se non è un libro perfetto. Anzi, di difetti ne ha tanti, primo fra tutti una storia forse un po’ zoppicante e surreale, ma è facile dimenticarsene lungo il cammino.

E’ un libro pieno di spunti personali, che porta a riflettere e guardarsi dentro.

 

E mica è poco…

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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