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4 novembre 2004 4 04 /11 /novembre /2004 18:58
La specie umana, secondo la teoria di Darwin e anche secondo Piero Angela (che per quelli della mia età e totalmente umanistici come formazione incarna la scienza fatta persona grazie alle sedute pomeridiane di Quark degli anni ’80) è in continua evoluzione.

I denti del giudizio, inutili, non nascono più, siamo (speriamo) sempre con meno peli, ci adattiamo alla realtà circostante.

E proprio in virtù di questo adattamento che nascono nuovi, inquietanti archetipi di uomo.
Tra tutti, quello che sta prendendo piede e scalzando gli altri come l’Homo Sapiens con l’uomo di Neanderthal milioni di anni fa è lui, il frequentante.

L’allarme è alto tra gli etologi ed antropologi: la specie in oggetto pare sia assai invasiva e distruttiva, pronta a divorare qualsiasi altro esmplare che incontri sul suo cammino e screditando per sempre le specie simili, ma non identiche.
Casi simili, a detta del Sig. Angela, si sono riscontrati solo nella immonda nutria e nel voracissimo pescegatto del Trasimeno.

Ma veniamo ad analizzare le caratteristiche di questa specie nel dettaglio.

Il frequentante abita prevalentemente i locali chiusi, fumosi e con la musica a tutto volume, passandosi le mani frequentemente sui capelli (ignorando che questo lo porterà ad una devastante calvizie precoce) e ammirando con occhi da pesce lesso il restante mondo che gli si dispiega intorno.
Non è un animale sociale, il frequentante. Vive in branco ma se ne distacca spesso, forte della sua aria da ”bello e dannato” di cui, spesso a vanvera, è altamente certo. Questa sua aria vissuta è spesso seguita dall’espressione facciale ”Ce l’ho d’oro e non te lo do” che non necessariamente è preceduta da richiesta della femmina.

Ma la caratteristica principale del frequentante emerge durante il rituale dell’accoppiamento.
Appena individuata con criteri suoi la malcapitata, dopo averla fatta lungamente intortata con discorsi senza senso e sguardi da triglia assassina, e dopo la consumazione dell’atto sessuale (cosa in cui, mi duole dirlo alcuni esemplari di frequentanti sono strabilianti e che giustifica, mi duole dirlo, l’attaccamento della femmina ad esso) il tipico esemplare della specie provvede subito a chiarire alcuni aspetti ed a mettere le carte in tavola:

1) Non potranno frequentare insieme posti affollati o dove comunque si può venire riconosciuti neanche se dotati di barba e baffi posticci.
2) Se ci si incontra in pubblico, dimostrare una conoscenza superficiale, mai confidenza. Un semplice CIAO con la manina da otto metri è più che sufficiente. Se lo si vede spesso in compagnia di altre, magari alte e con forte accento straniero, allora egli appartiene alla sottospecie dei frequentanti puttanieri.
3) Non esistono amici in comune, anzi meglio se gli amici non lo sanno proprio. Non tentare di instaurare rapporti di comitiva: il frequentante verrà immediatamente colpito da psoriasi.
4) I legami lo spaventano come il gatto con l'acqua. Almeno, qualsiasi legame con voi.
5) Manifesta allergia, anche con vistose eruzioni cutanee, ai termini fidanzato, relazione, noi, salvo poi attaccare poderosi pipponi sul rispetto, la sincerità e sul bene reciproco. Se esagera in questa parte, mi dispiace per la femmina di turno, ma è incappata nella peggiore sottospecie: il frequentate maniaco-depressivo, da evitare come la peste.
6) Mai e dico MAI telefonargli: chiama lui. Quando gli và, quando c’ha tempo, quando gli tira.
7) Le femmine sono pregate di non tediarlo coi loro problemi: i suoi, in ogni caso, sono più gravi e più complessi. Sempre. In ogni caso. Ovunque.

La giustificazione più comune a questi comportamenti al limite della nevrosi e della schizofrenia è che la gente chiacchiera, il mondo è solo schifo e dolore e la società ci uccide e costringe in troppi schemi.
E poi, in ogni caso, non è pronto.
Il tutto rimanendo irremovibile dinanzi allo stupore e alle rimostranze della femmina ignara e stupita.
Ah!

La presenza di un frequentante nella vita della femmina è spesso distruttiva o comunque lesiva della personalità della stessa.
La malcapitata, infatti, comincerà a pensare di essere LEI il problema centrale: non abbastanza bella, intelligente, presentabile, chic. Insomma, un cassonetto con le gambe e le braccia.
Il chè non è vero, la colpa è tutta della stronzaggine conclamata di questi soggetti, dotati di un ego sovradimensionato e di una capacità di sentirsi un gradino sopra che gli invidio enormemente.

Tutte noi “femmine” ne abbiamo avuto almeno uno nella nostra vita, chissà poi perché.

Io, per scelta, non ne voglio più.
Sono stanca, sono anziana, non posso più reggere tutte queste pippe mentali e questi sotterfugi. Non li accetto più, mi sono stufata.
Voglio una persona che si metta in gioco con me, senza freni, senza problemi, senza storielle e con sincerità.
Con normalità, con spensieratezza. Duri un giorno, un mese, un anno o tutta la vita poco conta.
Me lo merito, no?

BASTA.

Già, perché questa infima razza dà dipendenza: tutte le femmine stanno lì, magari anche anni (Io non so l’amore vero che sorriso ha… canta la famosa canzone del frequentante), sperando in una mutazione genetica dell’animale, da frequentante in fidanzato, specie rarissima in via d’estinzione.
Anzi, molti scienziati tendono a paragonare quest’ultimo al dodo, e un motivo ci sarà…
C’è da dire che, puntualmente, la metamorfosi in oggetto avviene.

Con un’altra femmina, però…

PS. Ovviamente, se non lo avete ancora capito, il termine "frequentante", coniato dalla mia splendida guru, deriva dalla seguente conversazione:
"State insieme tu e X?"
"NOOOO!! Ci frequentiamo!!"

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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