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16 settembre 2007 7 16 /09 /settembre /2007 22:38
Ognuno ha i suoi sordidi segreti.
Piccoli, ignobili, oscuri, scabrosi e terribilmente confidenziali minuscoli nei nella vita di una persona rispettabile ed in gamba.
Ognuno ha i suoi.
Qualcosa di non presentabile, che non si vuole mostrare ai conoscenti, ma solo agli amici più cari.
Una piccola macchia che ci rende diversi da come appariamo in superficie.
Una specie di sfaccettura irregolare.

C’è chi ascolta di nascosto Gigi D’Alessio e finge di adorare i primi dischi degli U2 per darsi un tono dotto.
Chi non perde una puntata di “Un posto al sole”, ma lo denigra in pubblico etichettandolo come “robaccia di terza categoria”.
Omaccioni palestrati che nel tempo libero colpivano petunie.
Intellettuali occhialuti e spocchiosi che adorano i film di Meg Ryan.

Io, nel mio piccolo, uno scabroso segreto ce l’ho: io ricamo.
Sì, lo so che non mi calza a pennello, ma è così.
O meglio, sono capace di ricamare e sono (ero) anche bravina, anche se da un po’ non lo faccio più.
Per mancanza di tempo, ovviamente.
E perché, a dire il vero, mettermi a fare il corredo alla mia età mi sembra ridicolo. 
Sì, bèh, ecco.
Ricamo.
Anche se non fa molto single ribelle o donna emancipata.
Puzza di milleottocento e rotti.
Di trine e vecchi merletti.
Non è che sia un vanto nel 2007, non è che incontri uno e gli dici “Sai, io ricamo”.
Non è che sia molto trendy.
Non è che faccia molto "Sex & The City" a meno che una non si senta Charlotte.

E’ successo così.
Sono sempre stata una bambina irrequieta anche se molto buona.
Mi annoiavo spesso e tre mesi di vacanze estive sono lunghe da gestire.
Così, a dieci anni, mi hanno mandato insieme a mia cugina dalle suore. Tutte le mattine d’estate, dal lunedì al venerdì, dalle nove a mezzogiorno, le suore che gestivano d’inverno l’asilo privato della mia città davano lezioni di ricamo a cui accorrevano ragazzine dai 9 ai 17 anni.
Per me era uno sballo.
Ero fuori dal controllo parentale per mezza giornata, in mezzo a femmine più grandi di me che parlavano di ragazzi ed avevo pure il permesso di tornare a piedi da sola a casa di mia nonna con mia cugina Tamara di 14 anni che era all’epoca una ragazza molto popolare.
Se ero fortunata, il giovedì che c’era il mercato potevamo anche incontrare qualche ragazzo più grande che si sarebbe fermato a parlare con mia cugina e le sue amiche.
Insomma, mi divertivo ed imparavo.
Anche se nel mentre dell’insegnamento spesso le suore ci leggevano le vite delle sante e non è che fosse molto divertente, a meno che non si spettegolasse a bassa voce nel mentre.
Prima i punti base, come quello a catenella, quello palestrina o erba, fino all’intaglio ed al gigliuccio, passando per il punto pieno e quello piatto.

Oddio, a ben pensarci sono passati vent’anni.
Come sono vecchia.
Venti anni.
20.
Un’altra vita!

Ad ogni modo, ci sono andata per quattro estati, poi tutto è finito.
Il mondo è cambiato, le suore invecchiavano.
Siccome il ricamo era troppo complicato da gestire da sola e non avevo lenzuola da ricamare, mi sono data al punto croce.
Mi piaceva molto ricamare d’estate, concentrarmi sulla precisione dei punti, sul disegno, sui fili e suoi colori. Dimenticare tutto, comprese le incertezze e le paure che crescere e sentirsi bruttine generano nella mente di una adolescente coi brufoli, gli occhiali e l’apparecchio ai denti.
Poi ho smesso.
Altri interessi, altri passatempi, i maschi.
Insomma, un po’ di tutto.

Però resta il fatto che sono capace di ricamare. E bene.
Lo so, è strano.
Curioso.
Non mi si addice molto, soprattutto.
Io che non so cucinare, che sono pigra con le faccende di casa, che stiro come una badante filippina ubriaca di vodka, non sembro un tipo da ricamo.
Ma sono capace di farlo, non posso negarlo né nasconderlo.

Ma ho una consolazione: un sordido segreto come questo ce l’hanno più o meno tutti, vero?
E soprattutto, sono o non un bel donnino da sono da sposare?

Il corredo lo porto io, grazie…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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