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17 marzo 2009 2 17 /03 /marzo /2009 15:28

Il mio professore di italiano delle medie era un insegnante vecchio stampo, di quelli che ti snervavano l’anima e fracassavano qualcos’altro con tre ore di grammatica consecutive in cui le palpebre venivano tenute su da innumerevoli formazioni di stuzzicadenti.

Da lui e da quei tre anni di grammatica mi è rimasta la fissa per la forma e l’eleganza della lingua italiana, per cui le K e le X adottate ad hoc dal linguaggi degli sms sono aberranti.

Se un uomo mi invia un sms, anche iper sdolcinato e simile a Brad Pitt, pieno di K al posto del CH non otterrà mai risposta da me.

E non sarà mai l'uomo della mia vita.


Io, una che mette le virgole nei messaggini.


Una per la quale i puntini di sospensione non sono un numero a caso, ma tre.

Non due, non quattro: TRE.

Ho detto TRE.

Senza addentrarsi nel problema del rischio d’estinzione del congiuntivo, una cosa che mi lascia sempre esterrefatta è l’utilizzo della lingua inglese sempre più a sproposito nella vita di tutti giorni, specie in Italia, paese in cui la lingua inglese è diffusa come l’esperanto.
Nessuno sa chiedere dov'è la toilette in inglese, ma sa infarcire la lingua italica di fiorenti suoni musicali che non vogliono dire nulla.
Ma fanno figo, oh!

Pure la massaia di Ponte Felcino si trova davanti nuovi store ripieni di super sale con sette punti esclamativi, insieme ad un assortimento di prezzi low cost dei brand  diventati leader del mercato da far impallidire i linguisti di mezzo mondo.

Mia nonna, per cui era difficile anche l’uso del termine crackers, che veniva storpiato in un simpatico creks (avreste dovuto vedere coi nomi dei personaggi di Beautiful che riusciva a fare…), avrebbe trovato tutto altamente incomprensibile, quasi l’apologia dell’inferno. Sicuramente ridicolo.

Che dire poi della tv? Un programma va male? Ha poco share!  Ma va nel daytime? O nel primetime? E’ un reality o una fiction? Magari un TV movie!

Nel lavoro poi è il dramma: outsourcing, budget, cash flow, company profile, business, cliente account e chi più ne ha più ne usi, tralasciando tutti i termini tecnici derivanti dall’uso del computer che sennò mi viene il mal di testa.

Alcune parole sono divenute indispensabili e individuano perfettamente ed univocamente quel che si intende dire. Altre, come competitor al posto di concorrente sono francamente inutili e mi fanno venir voglia di prendere a martellate l’idiota che si riempie la bocca di parole così farlocche.

 

Che la lingua italiana all’improvviso sia diventata povera o poco cool? Che non sappia esprimere sentimenti, oggetti, necessità?

Oppure siamo solo pigri ed una lingua così ricca di sfumature è troppo difficile da usare a favore di un idioma diretto come l’inglese?

 

Solo una parola mi fa simpatia: brainstorming.

Mi piace, mi fa ridere, lo trovo metaforicamente divertente, dà proprio  l’idea di una “tempesta di cervelli”.

 

E sì che ne avremmo davvero bisogno…

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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