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6 giugno 2005 1 06 /06 /giugno /2005 21:12

Ero in fila al supermercato e pensavo ai fatti miei. Come al solito, insomma. Poi mi sono accorta che davanti a me non parlavano la mia lingua. E nemmeno dietro.
Insomma, ero o no alla Coop??

Sì, ero alla Coop, ma il mondo è cambiato. Davanti a me una allegra famiglia peruviana o giù di lì comprava fusilli e Coca Cola, dietro due ragazzine slave sfogliavano Cioè.
Il mondo è cambiato davvero, se anche la mia piccola cittadina di provincia s’è colorata così di suoni e visi diversi dal mio.

Il mondo cambia e l’intolleranza cresce. Lo vedo, lo sento nei discorsi. Senti parlar straniero e ti stringi un po’ di più la borsa al fianco, come se un idioma diverso fosse sinonimo di delinquenza.
Il chè, a volte, è pure vero per carità.
Ma a me il telefono me l’ha rubato un italiano, perdincibacco.

In casa mia, per necessità, abbiamo una badante.
Mia nonna sta male e la frenesia della vita moderna ci impedisce di stare tutti a casa.
Non è bello mettersi in casa gente che non si conosce, ma di necessità virtù.
Ne ho avute tante in sei anni: bulgare, rumene, russe. Buone e stronze, belle e brutte. Ne ho viste di tutti i colori.
Una faceva pure la prostituta part-time, mica poco.

L’ultima in ordine di tempo, ma prima nel nostro cuore è Ludmilla, ucraina DOC dai capelli biondo rame e dagli occhi azzurri mobili e spiritosi. E’ stata con noi due anni e mezza, diventando una seconda figlia per mia nonna e una di casa per tutti noi.
Insegnante, Luda, non l’ultima venuta. Una che ha studiato, che non sapeva di Chernobyl e che ha vissuto il benessere apparente del comunismo.
Ma nel suo paese non basta per mangiare, per mandare i figli all’Università. E ce ne vuole del coraggio per prendere ed andare.
Andare in un altro paese, con una lingua che non capisci, usanze che non sai, ideali che non puoi. Clandestina, nemmeno un numero, un’ombra. Si può finire male, così, se non si ha la testa sulle spalle. Se non si ha la forza. In un apese che non ti vuole, che ti respinge. Ma al quale servi, anche se gli scoccia d'ammetterlo.

Due anni e mezza ha vissuto con noi, sotto lo stesso tetto. Ha imparato a fare i tortellini e a bere il vino rosso della vigna, a cucinare la ciaramicola, conosce a menadito i protagonisti di “Cento Vetrine” ed è drogata di “Grande Fratello”. E che c’ha regalato a Natale una vodka che credo sia una delle cause del buco dell’ozono…
Poi la sua di famiglia se l’è ripresa, è tornata in Ucraina ed è giusto così.
Almeno per sei mesi.
Poi, tutto dipenderà dalla mazzetta che saprà dare al funzionario giusto. Magari tornerà.
C’ha trovato una sostituta che non sembra male, Olga, 47 anni e già nonna da quando il figlio s’è inguaiato con la sua professoressa di storia. Non male, sembra abbastanza pazza pers tare a casa mia. ma non è Luda. 
La vita va avanti.

Accompagnandola al treno, davanti a me che le portavo le valigie, le si sono sciolte davanti a me tutte le lacrime che aveva cercato di non buttare fuori davanti a mia nonna e mi ha sussurrato nel suo italiano buffo, russo/perugino:”La mia famiglia oramai siete voi
E pure io ho pianto.

Tornando a casa in macchina pensavo che è per questo che la vita è bella: per le emozioni che ti sa dare. Forti, intense, lunghe o brevi non importa.
Ma sono queste le cose che ti fanno sentire vivo.

L’abbraccio d’affetto di una persona cara che non sai se rivedrai.
Gli occhi sinceri lucidi di commozione.

Sapere che l’affetto non ha nazionalità né frontiere.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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