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1 febbraio 2009 7 01 /02 /febbraio /2009 00:57
Sfidando un vento sferzante ed il solito freddo perugino, oggi pomeriggio mi sono fatta forza e mi sono avventurata fino alla libreria Feltrinelli. Luogo, vi ricordo, di estrema tentazione visto il celeberrimo fioretto ancora in corso.
Ma, forte del mio amor proprio e della convinzione di poter resistere (ancora per poco), mi sono fatta forza sentendomi sin dall'ingresso né più né meno come un ex alcolista in un bar affollato di avventori col bicchiere in mano.
 
L'occasione era ghiotta, la presentazione dell'ultimo libro di uno dei pochi umbri che riescono a far parlare di sé ricordando al mondo che la nostra regione non è né la succursale della Toscana, né solo ed esclusivamente terra di santi e di verde: Filippo Timi.

Controverso, balbuziente, mezzo cieco, eccessivo. Sopravvalutato per alcuni, idolatrato da altri, ma comunque sempre discusso: valeva la pena attraversare la città e sfidare il freddo per vedere coi miei occhi di che cosa si trattava davvero.

Ed allora eccomi alla Feltrinelli, con una precisione così millimetrica da farmi capitare in mezzo al casino di una sala gremita e infastidita dal caldo e dalla ressa.
Mi faccio largo e mi accomodo in un posto in cui ho una visuale abbastanza ampia.
Alle sei spaccate si parte.

E subito Filippo si dona al suo pubblico.
Giunto al terzo libro, “Peggio che diventar famoso”, il giovane attore/scrittore perugino ha dato il meglio di sé in più di un'ora e mezza di autentico show.

Istrionico, divertente, ricco di aneddoti comuni ma anche vip (Sharon Stone e l'aragosta), Filippo ha intrattettiene fan e semplici curiosi accorsi a frotte in un pomeriggio che più freddo non si sarebbe potuto immaginare. E lo fa con una semplicità disarmante, che ti fa venir voglia di dirgli “Continuiamo la discussione prendendo un caffè?”. Perchè non ha spocchia, non ha filtri, ma racconta sé stesso e le sue passioni come potrebbe fare un amico sincero davanti ad una pizza.

E mentre raccontava la sua vita, mentre faceva battute sulla sua “peruginità” e su come possa essere soffocante vivere qui, mi sono resa conto che mi ritrovavo in ogni parola, sensazione e sguardo come se fossi davanti allo specchio.
E mi sono sentita rinfrancata, rallegrata, con addosso ancora la voglia di scrivere. Mi sono sentita cadere da dosso un peso, come se non fosse così impossibile realizzare i propri sogni. basta lottare, in fondo, basta crederci. Poi la strada, alla fine, la si trova.
Basta crederci.
E non è poco.
Anzi, mi è venuto il desiderio irrefrenabile di dirglielo.

E così ho preso il libro e mi son messa in fila per autografo e foto di rito. Io, che avevo giurato di chiedere autografi solo per il Daveblog e a Bono Vox, mi sono ritrovata in fila con ragazze trepidanti ed ho scoperto che le gambe iniziavano a tremare anche a me.
Sfacciata come poche, gli ho raccontato del mio fioretto, della mia passione per la scrittura, del libro che non riesco a scrivere, del blog (che ha promesso di visitare).

Grazie Filippo, a presto...


PS. Il fioretto non l'ho rotto, tranquilli. Non potrei mai. Li so controllare i miei bassi istinti e le mie dipendenze, io. Il libro l'ho fatto dedicare all'amore mio e sta qui vicino a me, impacchettato ed al sicuro. Ci si può fidare di me, anche quando si tratta di libri...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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