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1 giugno 2006 4 01 /06 /giugno /2006 15:47

Pensavo di essere una giovane donna abbastanza navigata.
Non tantissimo, ma abbastanza sì.
Pensavo che difficilmente qualcosa nel microcosmo perugino sarebbe stato in grado di sorprendermi. Quantomeno, non mi aspettavo certo che potesse accadere ieri.

E invece…

Proprio ieri, causa matrimonio di un amico, mi sono trovata nella condizione di dover fare un regalo.
E’ un amico caro, compagno di scorribande notturne quando entrambi facevamo i PR, avvezzo a rimorchiare bariste greche fino alla conversione alla brava ragazza di paese con almeno 3 neuroni in testa, che oggigiorno non sono mica pochi.

Così, mi sono recata in uno di quei negozi molto trendy e chic in cui si fanno le liste di nozze. Dicono.
Timorosa, sono entrata.
Ed all’improvviso sono stata travolta da un mondo fatto di piatti quadri, tondi, ovali, esagonali, di bicchieri poliedrici di 14 dimensioni diverse, tovaglie di Fiandra o di raso e vasi in cristallo multisfaccettato, portaombrelli a forma di anatra e portafotografie in argento massiccio alto tre dita lavorato finemente a mano da minatori ucraini.

La claustrofobia aumenta.

Mi viene incontro una simpatica ragazza, acchittata come se ci fosse già ad un matrimonio.
Io, dopo 9 ore e rotti di lavoro e l’ora di pranzo fatta in palestra, non sto a raccontare che aspetto ho. Mi guarda come se fossi uno scarafaggio.
Andiamo bene.

Mi guida tra cento tavolini diversi, cento liste di 200 disgraziati che a breve convoleranno a giuste (o ingiuste, chi può dirlo) nozze in un lasso di tempo abbastanza breve. Tazze, tazzine, taglieri, centrotavola, candelabri, vassoi pesanti come un bambino di 5 anni, portacaramelle in cristallo swarovski preziosissimo… ma quanto saranno grandi ‘ste case dei futuri sposi?

Annuncio il nome della coppia alla commessa che sorpresa come gli indigeni davanti a Colombo esclama: “Ma è domenica prossima!!!! NON SI PUO’!!!” Non si può che???? Comprare un regalo???? Ma vattene…

Parecchia claustrofobia.


Navigando tra i tavolini delle varie liste, sbirciando i nomi in barba alla paranoica legge sulla privacy, becco pure una coppia di amici miei che, orrore, non solo non mi hanno né invitata né considerata, ma nemmeno avvertita dell’evento! Ma che bastardi...
E mentre sto ponderando di mandargli un telegramma con su una di quelle frasette  sceme tirate su da qualche sito specializzato,  sento salire in me un vago senso di inadeguatezza.
Ma che ci faccio qui IO???
Io che ho trenta anni suonati e nessuna storia degna di nota alle spalle?
Io, la persona assolutamente più inidonea al rapporto di coppia nonché alla cura della casa, cosa ci faccio qui, nel tempio della presina ricamata a mano dalle suore del convento di Santiago de Compostela?
Serve ancora la zuppiera da 25?
Che ci faccio tra piatti di limonge e servizi d’argento con 182 posate a cranio?
E, eventualmente, qual è la posata giusta per il pesce?
Ma soprattutto, cos’è il limonge?


Immersa nei miei pensieri, mi ritrovo sola ed abbandonata dalla commessa, nel reparto THUN.

Moltissima claustrofobia.


Solo io ho paura dei pupazzetti di Thun?
Solo io ne sono profondamente e mortalmente angosciata e minacciata?
Mi sembra che possano da un momento all’altro sbattere chi occhietti tondi distogliendosi per un attimo dalla loro ebete fissità, digrignare i denti e saltarmi al collo strappandomi la giugulare.
Mi terrorizzano, oltre a spaventarmi per il prezzo esoso.

Ma succede solo a me? Eccoli, si stanno muovendo, si sono mossi!!! L’ho visto!!!
AIUTO!

Insomma, la lista è giustamente finita ed è un peccato perché la futura sposa, in quella fiera dell’inutile e del pacchiano aveva scelto cose che incontravano il mio gusto spartano e assolutamente poco incline al limonge. Qualsiasi cosa sia.

Vado fuori lista, acquisto un vaso da terra con una bella orchidea di seta dentro. Settanta euro e passa la paura, consegna e bigliettino compreso.

Uscita dal negozio demoniaco, chiamo mia madre per cercare conforto.

Ho comprato il regalo per C. Un vaso da terra, bello.”

Bene. Quanto hai speso?

Settanta. Sarà poco?

No, va bene. Tanto questi soldi non li rivedrai più.”

Mica ti sposi, tu!”

Ma che bello. Grazie davvero. Non so se essere consolata dall’affermazione della mia genitrice o mettermi a piangere.

 

Grazie mamma.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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