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25 maggio 2005 3 25 /05 /maggio /2005 19:05

Oggi avevo già pronto un post totalmente diverso.
Me l’ero preparato con cura.
Allegro, sagace, divertente.
Parlava delle mie disavventure, della mia piccola sfiga quotidiana e del fatto che, insieme al 78% dei partecipanti, non ho passato l’esame.
Poi stamattina mi sono svegliata con l’sms di una cara amica che mi annunciava la morte di sua nonna, all’ospedale, dopo una lunga ed estenuante malattia.

Io, egoista, ho subito pensato a come mi sarei potuta sentire io al suo posto, se le mia cara nonnina morisse.
Come mi sentirei a passare tutte le mattine davanti al portoncino di casa sua e sapere che non c’è più.
Credo che il colpo sarebbe troppo forte.

E ho anche pensato che non sono pronta, che anche se malata la voglio con me. Anche se ultimamente ha perso molto del suo spirito guascone e guerrafondaio, della sua sagacia contadina e della sua cultura contadina venuta su grazie agli studi elementari e alla TV.

Mia nonna ha cresciuto me e mia sorella. Se sono come sono, bèh, la colpa è tutta sua.
Della nonna Spina.
Una dura, mia nonna. Che al marito l'aspettava sulla porta il giorno di paga e gli lasciava solo il necessario per comprarsi la ruota nuova per la bicicletta, che il resto serve in casa e ci pensava lei.
Una forte, mia nonna. Che ha preso per i capelli la cugina un po' puttana che le insidiava il marito.

Da giovane, ovvio.
Sta male, la mia nonnina.
L’osteoporosi rischia di finire di rosicchiarsi le sue ossa, e dopo 20 anni di cortisone la sua pelle è come carta.
Ma i suoi occhi sono sempre quelli.

Mi ha insegnato ad affrontare la vita, la mia nonna.
Mi ha anche attaccato tante sue piccole manie, come quella di mettere i piatti a scala nella scolapiatti, che se non lo faccio impazzisco.
Ogni giorno cerco di passarci più tempo che posso, ma tra lavoro e mille impegni non è facile.

E poi non mi è facile. Non mi è facile vederla stare male, giorno dopo giorno.
Senza poter fare proprio niente, senza avere modo di consolarla, perché una bacchetta magica non c’è.
Sapere che una cura non c’è, che ogni anno passato vale dieci, che ogni Natale insieme è un dono del cielo mi fa stare male. Non riesco ad essere serena e naturale come vorrei. Mi areno.
Scappo.
Non è giusto, lo so.
Lo rimpiangerò.
Ma è più forte di me, non riesco a fare molto di più che comprarle le caramelle che le piaccono tanto e stare ad ascoltare le sue storie sulla guerra, i tedeschi, gli americani, e di quando mangiare il pollo voleva dire festa grossa,

Solo per voi intanto, di mia nonna protofemminista posso citare la sua battuta più famosa. Ad una mia amica che si lamentava della mancanza di volontà da parte dei maschi di oggi ad impegnarsi in un rapporto, la sua risposta fu:

"La mi’cocca, pure una volta gli omi erano così. Solo che si sposavano perché dovevano fare il podere!!!"

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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