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13 marzo 2006 1 13 /03 /marzo /2006 12:59

Oh, ci siamo!

Ho trent’anni e per questo devo certamente avere un forte desiderio di maternità.
In fondo, l’orologio biologico ticchetta, ricordando la fine oramai prossima del periodo fertile, provocatore anzichenò della morte sociale e dell’indispensabilità ai fini della specie della donna stessa.

Ma anche no.

Beninteso, io adoro i bambini.
Specialmente quelli degli altri.
Inoltre, ora che una mia carissima amica è in dolce attesa, sono in pieno sclero da lieto evento, con tanto di visione di filmino di ecografie (oddio… per poco mi metto a piangere… i piedini! Si vedono i piedini!!!) e scelta di abiti premaman discretamente fashion.

Tuttavia, non sento l’impellente desiderio di progenie mia sulla Terra ed una gravidanza in questo momento sarebbe, oltre che da sottoporre al visto di Benedetto XVI per la omologazione del miracolo, una disgrazia di proporzioni atomiche.

Ma forse è solo perché non ho accanto una persona che questo cose me le fa desiderare.
In ogni modo, anche se non mi sento internamente mamma, sono ancora abbastanza giovane per ricordarmi bambina.

E ricordarmi anche, quando me ne capita l’occasione, delle violenze gratuite perpetrate dalla stragrande maggioranza dei genitori sui propri figli e a tutto vantaggio degli psicologi che, per il resto della loro vita, tenteranno di inculcargli l’autostima persa dietro lauto compenso.
Tutte fatto per il bene dei figli, eh! Sia chiaro!

Anche il genitore più aperto, nel corso degli anni, ha sottoposto il proprio pargolo a torture degne di Guantanamo. Negando, ora che il pupo è cresciuto eed ha superato indenne (o quasi) l'età dell'innocenza, con una veemenza ai limiti dell’isteria.

Sabato pomeriggio, entrando nel mio negozio/spacciatore di fiducia de Denny Rose, ci trovo una ragazzina in età pre-puberale accompagnata dalla madre vestita da diciottenne ma accessoriata con rughe da ultraquarantenne. La tapina è stata costretta ad indossare (e comperare) un inadeguato tailleur gessato blu composto da giacca e bermuda a mezza coscia, invero orribili in ogni età, ma a maggior ragione tremendi se ti stanno troppo lunghi.

La poverina sembrava un attaccapanni e guardava con occhi da daino la madre gongolante, desiderando alternativamente un machete ed un paio di jeans + felpa non solo più comodi, ma certamente più consoni alla sua età.
Mentre la madre faceva strisciare la carta di credito, mi sono chiesta di quali beffe verrà fatta oggetto la tapina, troppo alla moda e troppo da adulta vestita e mi sono ricordata che lo stesso atroce destino era già toccato a me, incapace di negare questa gioia a mia madre, intenta a vestire la sua poco incline figlia di trine e merletti prima, di abiti troppo da grandi poi, causando (specie durante le già orribili e nefaste scuole medie) prese per il culo ed infiniti traumi sull’inadeguatezza nonché sul mio scarso sex-appeal.
Cioè, già uno si sente uno schifo a quest’età. Vorrebbe giocare con le bambole, ma oramai è troppo grande. Vorrebbe sentirsi Paris Hilton, ma è troppo piccola. Un casino, insomma.

Che dire poi dei genitori iperattivi che coinvolgono i figli in mille attività?
Mi è tornata in mente l’esibizione di piccoli mostri ballerini a cui ho assistito all’interno della convention, in cui tredicenni maschi stretti in tutine modello Cugini di Campagna piene di strass e intagli (indirizzati oramai senza soluzione di continuità verso l’omosessualità anche loro malgrado) ballavano stretti a ragazzine imbellettate a caso col fard impostate sull’ineluttabile “wannabe figa di legno”, per la gioia del genere maschile e del pedofilo della porta accanto.

Negli occhi di questi sciagurati, la consapevolezza di esser ridicoli e la voglia di essere da qualche altra parte: a giocare a pallone, a correre, a chiacchierare con un amico o magari davanti al pc.
Ma non lì, cavolo. 
Mentre negli occhi dei genitori, il brillio sinistro dell’autocompiacimento giustificava il circo al quale stavo assistendo.
E m’è venuto alla mente che pure mia madre c’ha provato.
Mi voleva trasformare in una piccola regina della mazurca e mi iscrisse ad un costoso corso di ballo, certa che questo avrebbe incrementato la mia vita sociale e eliminato la mia timidezza pre-puberale. Alla fine però, dopo che il mio ballerino fu costretto ad un paio di protesi ai piedi e dopo infinite testate al muro dell’insegnante, conscio della propria inettitudine nell’insegnarmi i rudimenti del valzer viennese, tra lo scorno parentale fui assecondata ed iscritta al corso di tennis.
Felice e soddisfatta.
Averlo saputo, l’azzoppavo il ballerino.
C’aveva pure i brufoli.
E l’occhio bovino.
E provò pure ad infilarmi la lingua in bocca.
Ma pensa te.
SCANDALO!

Tralasciando la falsa retorica sulle tendenze dei genitori a rovesciare sulla prole le proprie ambizioni fallite ed i propri sogni violentemente sfumati e bla bla, bla bla, mi basta solo dire che molto spesso la buona fede con cui sono compiute queste piccole nefandezze (e mia madre era in buona fede) non le rende meno frustranti per i ragazzini che le subiscono.
Anzi.

Certo, io non sono madre, né probabilmente farò mai parte della cricca genitoriale.
Quindi non ne capisco niente, non posso giudicare e sono zotica.
Ma di me bambina/ragazzina mi ricordo.
E voi?
Ve lo ricordate?

Ah, lascio il capitolo "Piccola Phoebe majorette per costrizione" ad un'altra puntata.




Non ve la prendete, eh...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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