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23 gennaio 2012 1 23 /01 /gennaio /2012 11:21

suri-cruise.jpgFaccio una doverosa premessa: non ho figli, anche se spero di averne.

Quindi, alla luce di ciò, vi informo che tutto ciò che sto per scrivere è puramente teorico, perché gli ormoni messi in circolo dalla maternità possono far impazzire più di una donna sana (l’ho visto accadere, giuro) e rendere beota anche la femmina più tosta ed anticonformista.

Ad ogni modo, uno degli atteggiamenti genitoriali che più mi infastidisce è quello, tipico dell’arpulito (ndr. in dialetto umbro colui che provenendo da classi sociali disagiate ed avendo salito la scala sociale, intende dimostrare al mondo la propria pecunia), di vestire i propri figli con abiti griffatissimi con un gusto e uno spregio della miseria tale da  rendere Posh Spice una dilettante.

Bambini vestiti con lo stemmino di Ralph Lauren pure sulle mutande ed il piumino della Peuterey in versione mini (che costa il doppio della versione maxi, eh, mica va a peso!), inseguiti sugli scivoli del parco giochi da mamme e nonne che gli urlano: “Non sporcarti!! Non correre! Non sudare!”.

Bambine vestite uguali alle mamme, con tanto di scarpette col tacco e borsetta che provano ad ancheggiare per motivi a loro sconosciuti. Ma sono tanto carine, glielo dicono tutti e allora sarà vero. Lo trovate preoccupante? Eppure è così.

Ci sono negozi che vendono solo griffe per bambini e non c’è stilista di moda che non abbia previsto una linea baby visto che pare l’unica che in tempo di crisi non conosce sofferenze.

Non voglio passare per bacchettona e nemmeno per veterocomunista (cosa di cui sono stata tacciata già, per dire) ma io trovo questa cosa AMORALE.

Sì, non voglio usare mezzi termini.

Trovo che comprare un paio di scarpe da € 200,00 ad un bambino sia uno schiaffo alla miseria. E non solo per il costo in sé, ma perché potrà metterle al massimo pochi mesi visto che (speriamo) non rimarrà alto un metro e venti per sempre.

Ma nemmeno per sei mesi.

 

Ma che vuoi che sia, se i genitori se lo possono permettere!

Preferisco comprare per lui/lei, piuttosto che per me!

Tutti i suoi compagni ce l’hanno!!!

E’ così carino!!!! Non trovi?

Bè, era in saldo.

E’ un regalo dei nonni!

 

Certo, certo.

Ma il problema resta, secondo la mia banalotta opinione.

Cosa si insegna a questi bambini? C’è veramente bisogno di renderli schiavi del marketing e della moda ancor prima che sappiano leggere correttamente?

Non sarebbe meglio fargli capire il valore dei soldi?

Un bambino è davvero più felice con una camicia di Ralph Lauren rispetto che con una maglietta dell’uomo ragno del mercato?

Vogliamo veramente che imparino a valutare gli altri a seconda della maglietta che portano?

Ne vogliamo fare un bel gregge di tronisti e smutandate?

Ok, esagero.

Ma i miei mi hanno cresciuta senza bisogno di tutte queste cavolate. Se ho voluto i jeans della Levi’s e gli anfibi del Doc  Martens (oddio, oddio, oddio, come sono anziana…) mi sono messa a fare ripetizioni e me li sono guadagnati, altrimenti non se ne parlava proprio.

Sì, facevo già le superiori.

E sono cresciuta bella sana, senza traumi e senza mortali turbe psichiche. Che vuol dire, detestavo la ragazzina del secondo banco alle elementari a cui non mancava mai nulla, ma invidiavo allo stesso modo anche Yu che aveva due gattini magici e che si trasformava in Creamy.

Quindi, care mamme che vestite i vostri figli come nemmeno Suri Cruise, fatevi un esame di coscienza.

O quantomeno una domanda.

 

Per chi lo fate?

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Published by Phoebe - in sick sad world
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