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14 febbraio 2007 3 14 /02 /febbraio /2007 00:00
Si parla tanto di incomunicabilità tra uomini e donne.
In questo millennio di contraddizioni in cui gli uomini hanno smesso di fare i maschi e le donne si sono dimenticate di come si comportano le femmine, come si sopravvive?

Come si può andare avanti?
La razza umana rischia forse di estinguersi?

Non so quale possa essere la soluzione, proprio non ci arrivo. Sono solo una povera trentunenne con manie da ragazzina che si arrabatta per vivere.

Tranne forse quella di continuare a provare e riprovare, senza arrendermi di fronte alle delusioni ed ai piccoli dolori che la chiusura di una storia sempre comporta.

Ed arrivata a trentuno anni, di storie da raccontare ne ho a volontà.
Potrei scriverci sopra un libro, e magari un giorno lo farò sul serio. Uomini del mio passato, tremate.
Magari non quanto Carrie, ma abbastanza per una che vive sulle ridenti sponde del Trasimeno e non sull’isola di Manhattan.

E dalla mia esperienza, ciò che irrita più di tutto la donna trentenne moderna, non è la bastardaggine maschile insita in ogni portatore di pene, bensì l’ipocrisia nonchè la mancanza di originalità e di sincerità del maschio medio.
Sì, avete letto bene, la mancanza di originalità.
A tutto si fa l’abitudine, anche alle corna. Ma non alle prese per i fondelli.
Tutti le stesse frasi.

Tutti le stesse modalità.
Perché?

Ma ai ragazzi quando entrano nella pubertà lo stato italiano fornisce un libricino tascabile comodo comodo, da studiare e portare sempre con loro? In palestra, a scuola, al supermercato, ovunque possa rimorchiare una fanciulla atta allo scopo?
Oppure sono modus operandi che si trasmettono oralmente dal maschio Alfa a tutti i suoi sottoposti in luoghi esclusivamente da uomo come gli spogliatoi delle palestre, le partite di calcetto e le sessioni fiume di Playstation?

“Tu sei una donna con la D maiuscola, meriti di più”
“Non è colpa tua, sono io…”
“E’ che questo non è proprio il momento giusto, capisci? Il lavoro mi stressa!”
“Tu sei fantastica, che te ne fai di uno come me?”
“Perdonami, ma voglio essere libero”
“Siamo troppo diversi.”
“Meglio lasciarsi ora che abbiamo solo bei ricordi.”
“Vedi, se continuiamo a frequentarci io mi innamoro di te. E non voglio, perché ho già sofferto troppo.”
“Ti adoro, ma non ti amo”
“Restiamo amici, vuoi?


E tutta una serie di varie amenità e luoghi comuni da far perdere la stima e la pazienza anche alla donna più santa del pianeta Terra. E che meriterebbero come risposta un bel "Vaffanculo!" sonante.
E come se ciò non fosse sufficiente a causare la gastrite, il maschio medio inizia a rifornirsi anche al mercato nero delle paranoie femminili, tirando fuori emblematiche perle. 

“Ma cosa sono io per te?”
“Cosa ti aspetti da me?”

Ora, non voglio credere alle menate che, messi alle strette, la maggior parte degli ignobili rappresentanti del sesso maschile che ho incontrato lungo il mio cammino hanno saputo produrre.
Preferisco credere si tratti solo di codarda reticenza, di paura nell’esternare un semplice concetto: “NON TI VOGLIO PIU’.”
Preferisco. E non si tratta solo di me.

Tutte le donne munite di un certo numero di neuroni superiore a cinque preferisce 1000 volte la verità cruda che una dolce fesserie che non fa altro che alimentare inesistenti sensi di colpa nonché speranze dolorose e senza senso.

Venerdì sera un mio conoscente mi ha illuminato con una perla di saggezza al feromone, lampante e chiara nella sua disarmante semplicità.


“Sono troppo sincero. Se dicessi più puttanate, di sicuro scoperei di più."

Mentire allora paga?
E' solo un dire alle donne quello che vogliono sentirsi dire?
NO.

Uomini, ficcatevelo bene in testa: le donne non sono bamboline sceme.
O, perlomeno, non tutte.
Non sono sceme, no.
Al massimo hanno il grave difetto di far finta essere credulone, di cercare affetto e testardamente inseguire l’uomo dei sogni, anche se ad una analisi più attenta si tratta solo di una mezza calzetta.

Oltre che di inseguire, anche solo a livello inconscio, la soddisfazione personale come parafrasi di un rapporto a due.
La vita vista come la vedevano le nostre nonne ci perseguita ed insegue coi suoi modelli alla naftalina anche se ci sentiamo molto moderne.

Fidanzato, matrimonio, famiglia, figli.
Pesanti eredità difficili da scardinare.

Perché se è vero che, superata una certa età, la donna moderna rimasta single un po’ per scelta un po’ per fato tende ad assimilare il comportamento del maschio predatore, è anche vero che spesso è tutta scena.
Anche le quattro protagoniste di Sex & The City alla fine si arrendono alla vita omologata.

In serate pizza-gelato solo donne, si instaurano tavole rotonde sul sesso esplorando pregi e difetti dell’amante di turno, analizzando i minimi dettagli e ridendo a crepapelle di defaillance e piccole manie.
Deridendo, schernendo.
Ed instillando nel maschio medio-dotato la fobia per queste riunioni gallinesche.

Grande conquista del femminismo, questa.
Gli anni settanta hanno sdoganato il sesso.
Non la femminilità o i diritti delle donne.
Il bruciare reggiseno ha portato ad una sovraesposizione da sesso.
Se ne parla, fa vendere, fa girare il mondo.
Tutti vogliono farlo, tutti ne parlano. E più ne parlano, meno ne fanno.

Ed è solo per questo che gli uomini mentono?
Per fare sesso?
Grandi promesse, infinite ricerche, poste altissime, solo per fare sesso?
Bèh, ragazzi, vi agitate troppo. Basterebbe molto meno.

E l’amore?
Esiste?
O è solo l’invenzione di cioccolatai abili nel marketing?


Ah, dimenticavo: buon San Valentino a voi che credete...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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