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7 dicembre 2007 5 07 /12 /dicembre /2007 00:34
Il ventunesimo secolo è l’epoca delle dipendenze più o meno dichiarate.
Va di moda avere una qualche dipendenza, tutti i VIP che contano ne hanno una.
C’è chi dipende da un certo tipo di droga o di pillola miracolosa, chi dal bere e nemmeno se ne rende conto, altri dal sesso.
O dalle scarpe.
Ebbene, faccio outing pubblicamente: anch’io sono dipendente da qualcosa.
Proprio come Kate Moss o la Britney Spears, anch’io ho una dipendenza.

Sono una book-addicted.
Una maniaca del libro.
Malata.
Dipendente.
Intransigente.
Insaziabile.
Ora poi che sto scoprendo tutte le potenzialità di Anobii, è pure peggio.

La stessa reazione che una donna normale ha in un negozio di scarpe, io ce l’ho in una libreria.
Impazzisco letteralmente.
Passo in rivista scaffali ed espositori, rovisto nei meandri più impervi, soppeso offerte ed edizioni diverse, spulcio opuscoli informativi, tempesto di domande i malcapitati commessi.
Posso passare in libreria anche tre ore senza nemmeno rendermene conto, divertendomi come un bambino alle giostre, ignara del mio accompagnatore che magari sta morendo nell’angolo.

Ho anche delle fisse assurde, come tutte le bravi menti criminali.
La più sconcertante per chi mi accompagna in libreria è senza dubbio quella riguardante l’ordine dei libri che io ritengo più comodo e che tutte le librerie del mondo dovrebbero adottare.
Alfabetico? No. Volgare!
Per generi? Ma proprio no. Banale!
Per colore della copertina???? Nemmeno!
Io le librerie le vorrei ordinate tutte per casa editrice.
Se una libreria non segue quest’ordine, mi si confonde il cervello, annebbia la vista e non riesco a comprare nulla. Bèh, proprio nulla nulla no… Qualcosina la compro lo stesso, che discorsi. Però senza soddisfazione, eh!

E sono in grado di spendere cifre folli, acquistando tonnellate di libri.
Anche perché, come tutti i bravi maniaci, io DEVO avere i libri in mio possesso, non posso certo accontentarmi di quelli di una biblioteca. Anche se in astratto mi piacerebbe e ne riconosco i fini ed i notevoli vantaggi sia economici che di spazio (casa mia è invasa in senso proprio tecnico dai libri), io non ci riesco.
Mi sembra troppo intimo.
Tant’è che raramente presto i miei libri, sottoponendo i malcapitati a tali indicibili torture psicologiche da fargli rimpiangere di non aver investito pochi euro nell’acquisto del volume del libro invece di chiederlo in prestito a me. Il MIO libro.

Le commesse delle librerie della mia città mi conoscono bene, ormai.
Appena entro nel negozio vedo i loro occhi accendersi di una luce sinistra e un sorrisetto accomodante spunta loro sul viso. Srotolano il tappeto rosso, vanno a  fare il caffé e si mettono gentilmente a mia completa disposizione.
Già, perché se è vero che io spendo in libri una fortuna, il rovescio della medaglia è che sono una rogna terrificante. Sono sempre in cerca di quel libro particolare, in quella edizione specifica, con quella determinata copertina.
Inoltre, pretendo dai commessi una laurea in tuttologia e praticamente onniscenti in materie letterarie ed affini. Cosa che, francamente, con quello che si guadagna vendendo libri sia fuori portata per il proprietario.
Infatti, il commesso medio della libreria in genere è una capra (con tutto rispetto per gli ovini, ovviamente) sottopagata e non un amante della lettura.
Ti guarda con gli occhi porcini  e reagisce ad una tua semplice domanda come se gli fosse stata rivolta in mandarino antico. Oppure inizia a sudare, si guarda intorno, annaspa, rotea gli occhi, gira la ruota e compra una vocale.
In parole povere, guarda nel computer.
Ho visto commesse della Feltrinelli simulare svenimenti di fronte all’insistenza delle mie domande uniteal mio piedino che batte insistentemente a terra ed al crack del loro server o a un bug del sistema.
Ma anche le commesse della Giunti si difendono.
Memorabile fu 5 anni fa, epoca in cui lo zio Chuck non era ancora diventato il fenomeno mediatico sputtanato a destra e manca che è ora, il mio tentativo di acquisto di un suo libro.

Phoebe:Scusa, dove trovo Palahniuk?
CommessadellaGiunti stizzita:Mi dispiace. Noi i cd non li teniamo, abbiamo solo libri!”
Phoebe:”Ma è uno scrittore…
C.d.G.: “Ah, sì? Mi ripete il nome?
Phoebe: “Palahaniuk
C.d.G. smanettando nervosamente sul pc:” Non esiste
Phoebe: “Ma come?
C.d.G.: “Vede? Non c'è. Non esiste... Ma come si scrive?”
Phoebe: “P-A-L-A-H-N-I-U-K
C.d.G.: ”Non esiste
Phoebe: “
C.d.G. scocciata: “Dove ha detto che va l’h?"
Phoebe: “M’arrendo! Mi dia Wilbur Smith!!!

Proprio per questo la mia libreria preferita è un posto piccolo, ben tenuto, fornito ed amato.

Non una di queste!!!!

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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