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8 aprile 2009 3 08 /04 /aprile /2009 17:16

Sabato pomeriggio sono andata a vedere un museo.
C’era un grosso esemplare di Archidiskodon Meridionalis Vestinus (una sorta di cugino italiano del più blasonato mammuth, tanto per intenderci) che era in attesa di sorprendere una bambina curiosa, incisioni romane che aspettavano di essere tradotte, manufatti dell’età del bronzo che fremevano per tornare alla luce.
E poi dipinti e statue di tutte le epoche in bella mostra di sé,ospitate all’interno di una fortezza spagnola quadrangolare del 1500.

Una bella passeggiata, aria buona ed un parco enorme da visitare.
Gente che chiacchiera, anziani che passeggiano predicando contro Berlusconi, bambini in bicicletta. Un bambino biondo fa il giro del castello con la bicicletta con le ruotine dietro, impegnandosi allo spasimo per spingere sui pedali come se fosse una faccenda importantissima.
Vitale.
Sempre più veloce.

Una bella giornata, conclusa ai giardini pubblici carichi di ragazzini urlanti e scatenati. Seduti lì, su una panchina a riposare mentre la bambina curiosa, mai doma, correva dall’altalena allo scivolo, passando per il fortino di corda senza soluzione di continuità con una energia che noi non sappiamo avere. Una mamma rimbrotta il figlio troppo vivace, un’altra legge il giornale con un occhio solo. Le babysitter chiacchierano tra loro.
E mentre sto lì guardo i bambini che giocano, notando come pure una città di provincia antica ed in mezzo ai monti stia diventando multietnica.
E’ bello vederli giocare, rilassa l’animo.
Tutto sembra possibile in quel pomeriggio, in quel parco.
Anche la felicità.

Quella città è L’Aquila.
La stessa che meno di 36 ore dopo è stata squassata dalle fondamenta.
Divelta, distrutta, piegata.
Ammutolita sotto le macerie.

E da quel momento mi chiedo dove siano quei bambini che giocavano nel parco, se il vecchietto che predicava contro il Cavaliere sia ancora vivo, sperando che le loro case non li abbiamo ingoiati.
Dove sarà il bimbo con la bici?
E la ragazzina di colore che saltava come un grillo?

E perché questa tragedia non si è potuta non dico prevedere, ma almeno limitare nella sua portata?
Perché le case sono venute giù come burro fuori dal frigo?
Perché gli uomini si abbassano allo sciacallaggio verso chi ha perso tutto, anche i ricordi?
Non sono sciacalli anche i giornalisti che indagano nel dolore più che nella cronaca?
Ed i politici che sbavando biliosi ci costruiscono sopra la propria campagna elettorale?

Ed il terremoto è forse una punizione divina?
Un modo per ricordare che gli uomini son come formiche al cospetto della natura?
O è solo il caso?

Avrei bisogno di risposte, ma non ce ne sono…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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