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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 16:54

1103-marissa-mayer_at-1-.jpgQualche giorno fa è balzata all’onore delle cronache l’assunzione di Marissa Meyer a CEO di Yahoo.

Perché tanto rumore?

Strano.

In fondo Yahoo non lo uso più dai tempi in cui ero maniaca di Flickr.

Perchè tanto interesse?

Non so, proprio non riesco a capirlo.

Sarà perché è donna?

Perché ha 37 anni?

Perché è bionda e le bionde in genere, si sa, sono sceme?

Perché non è un cesso e non veste come Ugly Betty?

Perché indossa delle belle scarpe e si fa la tinta ai capelli, oltre alle sopracciglia?

Perché è incinta?

O solo perchè è un ingegnere laureato a Stanford?

O perchè lascia un lavoro da vice presidente di Google? 

Per la combinazione di tutte queste cose insieme?

 

O perché in Italia se sei donna e ti presenti ad un colloquio di lavoro già sai che è probabile essere scartata a favore di un candidato maschio probabilmente di valore inferiore, ma con l’innegabile vantaggio di essere privo di utero? Perché in Italia il datore di lavoro medio alle parole “sono incinta” viene colto dai primi sintomi dell’orticaria, che si trasforma velocemente in ebola appena lo stesso inizia a realizzare il concetto di “maternità”.

Perché in Italia anche se sei intelligente come la Montalcini e preparata come uno con la sindrome di Asperger, se vai ad un colloquio incinta di otto mesi non ti prendono in considerazione nemmeno col canocchiale. Le faremo sapere.

Sì, certo.

Chi ci crede?

 

Per qualsiasi posto uno si presenti, in un colloquio serio, anche solo conoscitivo,  ad una ragazza verrà sempre chiesto: “Sei fidanzata? Pensi di sposarti? Vuoi avere figli?”

Si fa per fare quattro chiacchiere.

Certo.

Sì.

Come no.

Credici.

 

E l’Italia, tra i suoi mille problemi, penzola in fondo alla classifica dell’occupazione femminile, con dati da terzo mondo.

E anche le donne occupate, sia nel pubblico che nel privato, occupano raramente ruoli dirigenziali o di comando. E quelle che ricoprono questi ruoli o lo fanno per diritto dinastico o in tarda età e con la fama e la nomea di stronze integrali. O perché la danno via e la sanno dare via con nonchalanche.

Onore al merito, eh. Io non ci riesco, ma la bicicletta è la loro e se c’hanno stomaco ci posson far salire chi vogliono. Finchè le gomme non si sgonfiano, però. Poi son cazzi.

 

Colpa dello Stato, che supporta le famiglie e la prole come supporta tutto il resto (e quidi da schifo) costringendo molte donne a richiedere il part-time. Il part-time, certo. Una maledizione vera e propria, una droga da cui molte donne poi non tornano più indietro, piazzandosi così ai margini della vita lavorativa, diventando inutili appendici tappabuchi a cui lasciare da fare le fotocopie. E perchè no? 

Colpa della sana morale cattolica, che prevede la figura femminile come l’angelo del focolare, intenta ad accudire la prole, badare agli anziani, fare la calzetta e massaggiare i piedi del marito. E magari contribuire pure al bilancio familiare con quattro spicci, che non guarsta mai ed il marito non guadagna più mica come una volta.

Colpa anche di una mentalità tutta italiana che manda avanti la Nicole Minetti di turno e lascia al chiodo gente preparata, uomini o donne poco conta.

Conta chi chiami Puccipucci o chi è tuo cuggino.

Se sei un coglione, poi, non fa niente: troverai gente qualificata pagata da schiavo che lavora al posto tuo.

 

Ovviamente Marissa Meyer è un caso limite.

Gli USA non sono un paradiso dell’integrazione così come l’Italia non è Belzebù, e anche loro hanno i loro bei problemi. Ma di certo ci sono più Marissa Meyer negli Stati Uniti che in Italia, questo è un fatto innegabile.

E mentre qui da noi c’è già chi allude a un suo successo per meriti extra-curriculari, io mi sento in dovere di stampare la sua foto e mettermela sul comodino. Perché, in ogni senso, è una donna che ha scelto la vita: ha scelto di lavorare, di avere successo e di avere anche una famiglia. Di essere madre, senza rinunciare a nulla, costruendosi la sua carriera, studiando, faticando e, perchè no, anche sgomitando.

Non è mica peccato.

Un esempio per tutte le donne, che spesso cercano nella maternità un riscatto ingiusto dalle angherie della routine lavorativa.

Non è giusto.

Possiamo fare di meglio, possiamo fare di più.

Siamo meglio di così.

Donne, rimboccatevi le maniche.

Rimbocchiamocele, mi ci metto anch’io.

 

Siete pronte a cambiare il mondo?

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Published by Phoebe - in sick sad world
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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