Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
27 gennaio 2005 4 27 /01 /gennaio /2005 18:01
berlino_museo-shoah.jpgOggi è il giorno della memoria.
Come tanto strombazzato dalla TV, ricorre il giorno in cui nel 1945 fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz.
Sessanta anni tondi tondi.

Shoah è un vocabolo ebraico che significa catastrofe, distruzione ed è sempre più utilizzato per definire ciò che accadde agli ebrei d'Europa dalla metà degli anni Trenta al 1945 e in particolar modo nel quadriennio finale, caratterizzato dall'attuazione del progetto di sistematica uccisione dell'intera popolazione ebraica.

Vanno di moda ora le ricorrenze, specie quelle storiche, che riportano alla memoria qualche eccidio. E' giusto che sia così. E poi, fanno audience e anche molto chic.
Fa cultura a buon mercato e buoni sentimenti come se piovesse.

Ce ne sono così tante che ci scivolano addosso come acqua fresca.
Non ci facciamo più caso.
In fondo, io non conosco nessun ebreo. Non per razzismo, ma è così. Conosco musulmani, protestanti, atei, ortodossi. Ma ebrei no. E tutto quello che sapevo sulle tremendi atrocità naziste l’avevo appreso dai libri letti o dai film visti.
Fino a quest’estate.

Rodi, Old Town, agosto 2004. Rodi è la più grande delle Isole del Dodecanneso. Bella, verde, piena di casino, bei ragazzi e un mare da favola. Ma noi, sei ragazze belle quanto intelligenti, siamo pure un po’ secchione nell’anima e, Lonely Planet alla mano, abbiamo esplorato e visitato anche la più miserrima fontanella dorica o la rovina più rovinata.
Arriviamo in una sinagoga. Sara legge ad alta voce nel giardinetto recintato che precede l’ingresso la sua guida del Touring Club.
Entriamo.
Non so come comportarmi, non ci sono mai entrata.
Gli uomini devono mettere una specie di papalina in testa per entrare, ma noi siamo sei donne vestite da spiaggia. O quasi.
La sacralità è ovviamente quella di una chiesa cattolica, proprio quella che bazzicavo tanto da bambina. Mi verrebbe di fare il segno della croce.
Ci sono candelabri a sette braccia, rotoli di pergamena ed altre cose di cui ignoro tutto, persino il nome.
Mi si para innanzi un vecchio. Alto, curvo, ma anche massiccio. Il viso stanco, ma gli occhi vispi. E il responsabile della sinagoga.
Mi parla nel suo migliore italiano (Rodi fu colonia italiana dal 1912 al 1943 perciò gli anziani parlano la nostra lingua) e mettendomi un foglietto in mano inizia a raccontare.
Rodi era un’isola multiforme e pacifica. A livello economico, culturale, e scolastico erano salvaguardati i diritti delle popolazioni locali e anche delle minoranze, armene, turche, ebraiche che potevano avere scuole con la loro lingua. Fu un periodo felice di ottimi rapporti con la popolazione e di grande sviluppo per l’isola. Un’isola ricca, verde e prospera.
Questo fino al fascismo. Nel 1943 Rodi cadde nelle mani dei tedeschi che uccisero i soldati italiani che gli si arrendevano e deportarono più di 1700 ebrei verso Auschwitz. Tornarono in 139.
L’uomo ferma il suo racconto per alzarsi una manica della camicia fino al gomito.
E lì lo vedo.
Lo vediamo tutte.
Il numero.
Corre per tutto l'interno dell'avambraccio.
Per un attimo sembra lo scherzo di un bambino che scarabocchia il braccio del nonno.
Come un codice a barre primitivo e sbiadito, eccolo lì.
E’ lì.
Grigio azzurro sbiadito dal tempo.
E no, non è la stessa cosa che vederlo in televisione.
Ho i brividi. Un gelo dentro che non so spiegare. Sto tremando, ed anche le mie amiche con me. Eppure non fa freddo. Ci saranno 40 gradi sull'isola.
Davanti a me, quest'uomo ha vissuto la storia.
La storia ed il dolore.
E l’anziano signore ci racconta di come lui e i suoi fratelli sono stati portati via sulle navi, e di come solo lui abbia rivisto Rodi. E del fumo. Il fumo di Auschwitz.

Ci penso spesso a quel numero tatuato.
Quando sento persone fare discorsi su cose che non sanno.
E lo sogno, anche. E la sensazione di freddo che mi ha colpito quel giorno mi riassale.
Quando penso che dimenticare è troppo facile e che la storia va studiata anche se sembra noiosa.

E non solo questa storia…

 

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento

commenti

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code