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23 ottobre 2007 2 23 /10 /ottobre /2007 23:40
Perugia è una città molto piccola.
Ci si conosce tutti, i locali ed i posti da frequentare sono sempre quelli ed evitarsi per più di un periodo di tempo limitato è praticamente impossibile a meno che non si conduca una vita da eremita e si evitino pure i supermercati.
Può capitare, eh, ma non è facile.

E così, dopo parecchio tempo, sabato sono stata in un locale che frequento poco, tirato a lucido per l’inizio della stagione invernale.
Dentro c’ho trovato la solita bolgia, bella musica, tante facce conosciute e, nemmeno tanto a sorpresa, un mio ex di un anno fa.
Cioè, calma.
Fermi tutti.
Definirlo un ex mi pare eccessivo. In questo momento, ad essere franchi, mi sembra eccessivo pure conoscente… abbandonando la pignoleria talebana, posso definirlo come un flirt.
O meglio, un tentativo di cui non vado neanche particolarmente orgogliosa.

E non è che vederlo mi abbia sconvolto più di un episodio di CSI passato er la dodicesima volta su Italia 1, né mi aspettavo che ciò avvenisse.
Però più lo incrociavo e lo osservavo nel locale, più riflettevo. Strano.
Per lui il tempo non è passato.
Un anno, un anno. Per lui è tutto uguale. Gli stessi atteggiamenti, le stessa risata, le identiche priorità del sabato sera. Che poi sarebbero fare casino ed ubriacarsi.
Aveva perfino addosso la stessa camicia di un anno fa. L’ho trovato un po’ triste.
A trentacinque anni, fare la stessa vita dei ventenni.

E di persone così ce ne sono a bizzeffe, intrappolate in una ragnatela di abitudini fitta ed impenetrabile, ma assai sicura ed confortevole a modo suo.
Vivere per schemi.
Giorni, settimane, mesi, anni.
Macinati al ritmo di impegni sempre uguali, perseguendo il miraggio della felicità come sicuro tran tran.

Ma è veramente così?
Vivere di schemi rende felici?
O è solo l’ennesima trovata di una generazione spaurita incapace di affrontare la vita? O semplice e atavica paura di vivere?
Perché vivere intrappolato in uno schema è un po’ come nascondersi dietro ad un dito: inutile ed impossibile.

Io c’ho provato, davvero.
E per un po’ l’ho fatto, come reazione a quello che credevo fosse un dolore.
Mi sono chiusa al mondo, imprigionandomi nella routine del lavoro, degli amici e (perché no) anche del blog.
Che sia l’incubo del divertimento tout court a tutti i costi, incasellati nel tunnel generazionale  venerdì/sabato/domenica o la necessità impellente di ripetere atteggiamenti e situazioni che ci fanno sentire sicuri e protetti come dentro un guscio poco importa.
Ognuno ha il suo di schema, diverso ma uguale dal punto di vista concettuale.
Ma non può durare. 
Non per sempre.
Non per tutti.
Perché la vita si ribella e rompe gli argini.
Basta una piccola incrinatura, una infiltrazione, una crepa. Lo schema scricchiola, fa acqua, perde. E alla fine si sgretola.

Ma non accade a tutti.
Alcuni, o meglio molti, nello schema ci rimangono per sempre. Ci sguazzano. Magari pure felici. Non che ci sia nulla di male  avivere di schemi, se questo assicura un sentimento affine alla felicità.

Ma a me piace improvvisare…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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