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1 ottobre 2009 4 01 /10 /ottobre /2009 09:37

Vado in palestra quasi tutti i giorni all’ora di pranzo.
La mia è una comodità, un modo per non ingrassare o spendere troppi soldi.
Ci vado in pausa pranzo perché in quelle due ore avrei poco altro da fare se non spiaggiarmi sul divano e mangiare, e invece approfitto per allenarmi ad entrare in una taglia 40 che non raggiungerò mai e la sera sono libera per riposarmi o uscire.
Inoltre, da quando viviamo insieme anche l’Amoremio gradisce molto quest’orario e ci ritroviamo a fare spinning uno accanto all’altro con lui che mi massacra perchè non vado a tempo.
Romantico.
Sì.

Ci vado dalle una alle tre, due ore sufficienti per allenamento-doccia- pranzetto-veloce.
Light, comodo e soprattutto mi tiene lontana dai centri commerciali. Che sono una vera e propria ecatombe per il mio portafoglio, specie se hanno una libreria al loro interno.
Non so se mi spiego.

E mentre faccio la doccia spesso becco la signora delle pulizie che risistema tutto per il turno della sera.

E’ una signora minuta, con un bel sorriso. Di sicuro sudamericana.
Viene sempre coi capelli raccolti ed una vecchia tuta, passa l’aspirapolvere, svuota i cestini, pulisce i bagni. Con leggerezza e una serenità d’animo che mi sembra sempre di intravedere in fondo ai suoi occhi.

Ho scoperto poi che viene in coppia col marito due volte al giorno: la mattina e alle tre. Lei pulisce la parte riservata alle donne, lui quella agli uomini.

Il primo giorno che l’ho vista entrare con un timido “Buongiorno” l’ho salutata d’istinto, come avrei fatto con qualsiasi altra persona al mondo che entra in un luogo pubblico.

Ma lei ha sbarrato gli occhi dalla sorpresa, mentre intorno a me lo spogliatoio gremito continuava nel suo chiacchiericcio fatto di rotolini, creme anticellulite e compagni che non buttano mai e poi mai i calzini nel cesto della biancheria sporca.

E mi ha sorriso come si sorride ad una amica.

Trasparente ha iniziato a passare l’aspirapolvere zigzagando tra chiappe e chiacchiere, tra l’indifferenza generale, come se fosse lei stessa un elettrodomestico.

Invisibile e trasparente, come se fosse un supercalifragilistichespiralidoso che riordina lo spogliatoio.

Possibile che l’abbia notata solo io?

Possibile che non importi a nessuno?

Che sia normale ignorare tutti gli esseri umani che ci camminano a  fianco? Possibile che siamo diventati una società multilivello, fatta a caste, dove il diverso ci diventa semplicemente invisibile?

E io, come mai la vedevo solo ora?

Quante volte l’ho ignorata?

Parecchie, se considerate che vado in quella palestra dal 2000.

Possibile?

 

Da quel giorno saluto sempre Inès, questo è il suo nome. E’ venuta in Italia quando di stranieri qui ce n’erano pochi, i suoi figli son cresciuti da italiani e non sanno nemmeno com’è l’Ecuador.

Chissà se la vedranno mai” mi ha detto una volta. Non sanno nemmeno più la lingua, non conoscono gli odori di quella che sarebbe potuta essere la loro terra.
Sono italiani, in tutto.
Magari molto più di me.


Una storia come tante, insomma, ma è la sua.

 

E merita di essere raccontata.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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