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16 agosto 2007 4 16 /08 /agosto /2007 12:45
Premessa.
Maiorca non è la Grecia.
Non voglio sottolineare l’ovvio, ma è stato subito chiaro che i prezzi della Grecia non sono nemmeno paragonabili a quelli presenti sull’isola.
Il primo giorno abbiamo scoperto che una bottiglia d’acqua da mezzo litro ed un panino al tonno possono arrivare a costare anche undici euro se comprati al chioschetto della Playa d’Es Trenc o a Playa de Formentor.
Proprio come in Sardegna, insomma.
Capisco la bellissima cornice e le difficoltà tecniche degli esercenti, però nove euro per un panino al tonno mi sembrano un po’ troppi… che ne dite?

Un tour operator per amico.
Siamo volate a Palma con un comodissimo volo da Perugia, e in un’ora e mezza avevamo messo già i nostri piedini sulla maggiore delle Baleari. Ma questa comodità, come tutto nella vita, ha un costo (a parte la troppa presenza di conterranei in vacanza): un tour operator tutt’altro che solerte e preciso. Arriviamo all’aeroporto e ci informano che ci hanno cambiato l'albergo sostituendolo con uno migliore con cucina italiana (peccato che il cuoco fosse spesso ubriaco) e con migliore assistenza.
Già.
Infatti.
Il primo giorno, dopo innumerevoli peripezie, affittiamo una macchina e chiediamo speranzose informazioni agli assistenti presenti in albergo. Com'è logico.
Phoebe (con la cartina in mano): “Scusa, quali sono le spiagge da visitare?”
Assistente: “Quella davanti all’albergo è bellissima
Phoebe: “Cioè, esclusa quella?
Assistente: “
Per fortuna che siamo indipendenti e non ci lasciamo scoraggiare con facilità…

Esplorando Mallorca.
L’isola è grande. Enorme. Non ce l’aspettavamo così. Una metropoli, quasi. Più grande di Perugia certamente. Sulla nostra Suzuki Wagon (macchina di cui ignoravo l’esistenza) abbiamo girato in lungo ed in largo Mallorca, esplorandone gli angoli più suggestivi.
Più di mille chilometri su e giù per le bellissime strade dell’isola, molto più scorrevoli e ben tenute di quelle della mia città, abbiamo scoperto bellissime spiagge che nulla hanno da invidiare a quelle caraibiche e posti bellissimi al limite dell’immaginario.
Certo, le vicissitudini, seppur piccole, non sono mancate. Abbiamo beccato una multa per divieto di sosta di ben € 70,00 (più ladri degli ausiliari del traffico tanto maledetti in Italia!!) e questo nell’affollatissimo agglomerato de Es Arenal ci può anche stare. Ma che dei bambini ci rubino il vetro dello specchietto retrovisore per usarlo come frisbee, no.
Non ci sto, eppure è successo.
Cacchio.
E c’è costato pure parecchio.

Spagna o Germania?
Mallorca è l’isola del tedesco medio. Ce ne sono a bizzeffe, di tutte le età. A Magaluff ci sono i ragazzini sempre ubriachi che fanno a botte con gli inglesi, a Cala Millor le famiglie gonfie di hot dog e crauti. Ma sono ovunque. E non è che sta cosa sia così fastidiosa da non essere tollerata. Certo, vedere flyer delle discoteche scritti SOLO in tedesco fa riflettere… come fa riflettere il fatto che molti baristi e pr si vantino di lavorare in locali “no inglesi no tedeschi”. Mi viene logico chiedermi come mai popolazioni così rispettose e integerrime in patria, diventino mine vaganti appena varcato il confine.

Vieni al Level stasera?
A differenza della Grecia (lo so, ho rotto le balle co'sta Grecia...), la sera se si cerca la vita notturna a Palma occorre andare in discoteca.
Al chiuso.
Niente localini all’aperto ammassati uno in fila all’altro aperti fino alle sette del mattino come nelle isole greche.
Discoteche.
Come in Italia, proprio.
Ora, io già sono scettica in Italia dove non pago per entrare, pensate l’entusiasmo che ha scatenato in me questa scoperta. Ma tant’è, siamo in ballo… e balliamo!!!
Certo, una cosa è andare al Tito’s, un’altra la discotechina spinta violentemente dal tour operator di cui sopra, il Level. Sponsorizzata così tanto dagli assistenti, da essere diventata il tormentone della vacanza, specie in bocca alla poco connessa assistente fiorentina.

Se c'è la compagnia, c'è tutto.
L’albergo era fatiscente, ma questo ce lo eravamo immaginate. Essendo a mezza pensione, abbiamo scoperto che avere come cuoco una persona italiana non vuol dire avere un cuoco italiano che cucina per te.
Per fortuna abbiamo anche assaggiato la cucina spagnola, fatta di paella, tapas ed ensaimada (che ho portato in dono ai miei voraci familiari insieme ad una bottiglia di liquore Herbes).
Però, come al solito, abbiamo incontrato persone favolose e divertenti, nonostante la pacifica invasione di abitanti dei quattro angoli dell’Umbria, tra cui il mio pupillo e la sua allegra brigata di ventenni o giù di lì.
Abbiamo giocato a calcio con le bottigliette d’acqua per i corridoi alle sette del mattino e bussato alle porte di chi ci stava antipatico scappando poi di corsa nell’ascensore. Abbiamo giocato sulla spiaggia, costruito castelli di sabbia ed amicizie future.
Si può volere di più?


Peccato che le vacanze siano quasi finite…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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