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20 agosto 2007 1 20 /08 /agosto /2007 23:50
Le vacanze sono finite.
Tre settimane scappate in un soffio.
Fuggite velocemente come farfalle bianche che si rincorrono in un prato.
Ti giri un attimo, ti distrai, e puff!
Non ci sono più.
Tre settimane sulla carta sembrano lunghe.

Che si fa in tre settimane?
Una si sta beatamente fuori dall’Italia spaparanzate al sole con la fida compagna di mille avventure, ma poi?
Poi che si fa?
Si torna nella città semideserta. E quindi?
Tante, ma proprio tantissime cose.

- Tanto per iniziare, io abito in un bellissimo posto, affacciata sul Lago Trasimeno. Cavolo, olandesi e crucchi assortiti percorrono mille milioni di chilometri per passare le vacanze qui. E io ci abito. Quindi godersi il panorama, prendere il sole, sedersi al bar in riva al lago sorseggiando Bacardi Breezer gelato direttamente dalla bottiglia, guardare bellissimi fuochi d’artificio stesi sul ciglio di un ponte, ingozzarsi alle sagre e camminare in ciabatte infradito e pantaloncini corti scordandomi che vuol dire truccarsi.

- Erano dieci anni che non ci andavo. C’ero stata con la Proloco del mio paese come premio per aver servito pesce fritto e risotto alla sagra del paese, insieme ad una masnada di compaesani con un range di età compreso tra i 6 ed i 75 anni. Un delirio. Ed eccomi qui ora, a Mirabilandia. Un giorno intero dedicato a tornare bambini. In fila ordinata per salire sui giochi più pericolosi, con nello stomaco un misto tra terrore e desiderio di provare tutto quello che non si conosce: le torri, il Katun, il Pakal.
E poi pranzare da Mc Donald e andare sulle montagne russe senza soluzione di continuità. E poi di nuovo sulle torri, con lo stomaco che arriva in gola.
E solo alla fine della giornata, comprare un ghiacciolo alla menta e stendersi sul prato, osservando come la gente si terrorizza da sola con giochi inventati dall’uomo stesso, riflettendo sulla necessità spiccata dell’uomo moderno di cacciare fuori la propria rabbia urlando come ossessi.
Liberatorio, comunque, lo è.
Abbastanza, perlomeno.

- Ho letto. Ma tanto, tanto, tanto. Tanto che ho quasi perso il conto. In spiaggia, sul bordo della piscina, su una panchina. Tanto. Più del solito, almeno, e questo sta indicare già un numero che tende a più infinito.

- Mi sono lasciata convincere da una cara amica a sfilare con l’abito da sposa di mia madre. Lo so, lo so. Porta male.
Pazienza.
Ma io e la mia compagna d’avventure ci siamo lasciate convincere, spinte anche dalle nostre mamme che disperavano a) di vederci vestite mai da spose (ora possono almeno dirlo) in vita loro b) di togliere il loro abito da sposa dalla naftalina. Siamo arrivate lì e a parte uno sparuto gruppetto di nostre simili, c’erano una valanga di ragazzine simil-anoressiche emule di Kate Moss agguerrite e con la falcata da top model.
Terrore e voglia di uccidere chi mi ci aveva trascinato mi hanno invaso la mente.
Poi però è andata bene, le mamme si sono commosse, noi ci siamo divertite e non sono nemmeno inciampata.Di trovare uno straccio di sposo, però, manco l'idea.

- L’ultimo scampolo di ferie, poi, l’ho passato ospite della mia coppia di fidanzati preferita a Gabicce Mare, tra sole, relax, mangiate di pesce colossali e passeggiata per Viale Ceccarini. C’è stato anche il tempo per scoprire che a Riccione c’è un negozio strano che non credevo potesse essere aperto in Italia. Vedi te, magari c’è speranza…

- Ho incontrato vecchi amici che non vedevo da tanto, coccolandoli un po' e promettendo maggior frequenza. Si sa, la vita incasina e si finisce per sottovalutare le amicizie, dargli meno importanza, farsi prendere dal turbinio.

Ed ecco che le tre settimane sono volate via.
Agosto è volato via, e dalla finestra entra già un’arietta più fresca che spazza il lago.

L’estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va…


E si torna al lavoro, al tran tran, alle beghe in ufficio, alle file alla rotonda.
Allo smog, alle sere pigre, alla vita quotidiana.
Sognando le ferie, passate e future.
Mi dispiace anche di non esser riuscita a scrivere quanto e come avrei voluto, ma ho scoperto che avere mia madre che gironzola per casa domandandomi le cose più assurde (per poi non sentire la risposta) non aiuta l’ispirazione.


Confido nell'autunno...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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