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4 ottobre 2004 1 04 /10 /ottobre /2004 15:46
Non so se è chiaro il concetto, ma io leggo molto.
E non leggo un genere preciso di libri. Sono, tranne rare eccezioni e pregiudizi, una lettrice onnivora.

Ultimamente, un po' perché mi sono stati regalati nel periodo di convalescenza, un po' perché spesso hanno dei nomi fantasiosi e studiati ad hoc per attrarre ed incuriosire, mi sono capitati tra le mani alcuni dei cosiddetti romanzi femminili.
No, non Harmony, ma figli e nipoti di Bridget Jones, tanto per capirsi.
Romanzi in cui la protagonista intelligente ma non troppo, sciapetta e insignificante dopo una serie di assurde vicessitudini alla fine sposa il boss (o equivalente stramilionario) e vissero felici e contenti forever.
Insomma, una perfetta rielaborazione in salsa moderna del mito sempre vivo, di facile immedesimazione ed ingannevole di quella gran culo di Cenerentola.
Non si inventa niente, insomma.
Questi romanzi fanno affrontare alle mediocri e sfortunate eroine le più grandi difficoltà e sofferenze, fino a veleggiare tranquilli verso un melenso happy end liberatorio e, a dire il vero, alquanto noioso.
E vissero tutti felici e contenti. Ma anche no.

Io credo fermamente che questi romanzi andrebbero vietati per legge.
Banditi.
Bruciati al rogo.
Altrochè.

Creano nelle donne single una serie di aspettative che nel 101% dei casi sono realizzabili come trovare i venusiani su Venere ed ingenerano una serie di frustrazioni aberranti che sfociano immancabilmente nell'assunzione di grandi quantitativi di Carte D'Or al tiramisù.

Già, perché le favole non esistono.
E nel momento esatto in cui tu cominci a pensare il contrario, un pilone di cemento armato basculante è pronto a colpirti in piena faccia neanche fossi Willy Coyote.

Come dite?

Sono cinica?

"Mia cugina ha sbagliato a mandare un sms e così ha conosciuto un ragazzo di Palermo che ora è suo marito e per lei s'è trasferito qui"

Seeee, mia cuggina, mia cuggina...
"Perché? Un amico mio non voleva andare a ballare una sera e invece ce lo trascinarono. Una ragazza ubriaca gli si attaccò alla cravatta e dopo un anno si sono sposati"

Certo, certo, come no?

C'è stato anche per me un lontano periodo della mia vita in cui io, Phoebe, mi ritenevo protagonista di un romanzetto della Red Dress Ink.
Forse perché scialba e con la sindrome della piccola fiammiferaia mi ci sono sempre sentita ed il passo da qui ad infilarmi le scarpette di cristallo è stato breve.
Peccato averle perse entrambe, credo che saranno il trend della prossima stagione...
Non mi era mai capitato di sentirmi amata, coccolata o veramente importante per qualcuno.
Ed anche il nostro incontro, puramente casuale e travolgente sembrava uscito dalla penna di Marian Keyes o della Kinsella.
E invece no.
Perché, per dirla con un luogo comune, non è tutto oro quello che luccica anzi spesso e volentieri è pirite di ferro.

Solo che ora mi trovo sperduta.
Io, che mi sono sempre sentita affine a Catherine che vagava nella brughiera inglese, romantica per vocazione (quando non ingenuotta campagnola) come lo concilio tutto questo cinismo latente che mi divora metà del cervello?
Cosa resta quando si smette di credere nelle favole?
Cosa rimane quando cominci a pensare davvero che l'amore non esista ma sia semplice bisogno di affiliazione?
Vale la pena lottare, flirtare, mettersi in ghingheri per qualcosa che nella stragrande maggioranza dei casi finirà con noi a letto contornati di kleenex?
Non è più facile non mettersi mai in discussione, restare sicuri nel proprio bozzolo rivestito d'amianto caldo e tranquillo?
A cosa serve continuare a credere all'amore?
E se l'amore fosse una cosa diversa da quella che ci inculcano libri e film?
Ma poi, detto tra noi... esiste davvero o no?

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Published by phoebe1976 - in sick sad world
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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