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31 marzo 2005 4 31 /03 /marzo /2005 11:48

La mia carissima scuola di inglese (carissima in più di un senso) organizza l'ultimo mercoledì di ogni mese un favoloso Book Club.
Ci si ritrova in un bar fighetto e molto intellettuale, e sorseggiando l'aperitivo, tra una patatina e una nocciolina si disserta del libro del mese in inglese.

Questo mese, oggetto della discussione era questo libro, scelto dalla sottoscritta e che ha scatenato opinioni e feelings molto differenti tra gli astanti presenti, palesemente infervorati dal secondo giro di vinello.
E vai a spremerti le meningi per trovare l'aggettivo giusto per descrivere i sentimenti e le impressioni suscitate da questo libro particolare, trovato un po' assurdo dalla maggioranza degli uomini, adorato da tutte le donne presenti.

Al di là del libro in sè, la discussione si sposta poi sempre sui gusti letterari di ognuno, sugli autori, sulle impressioni anche perchè molti dei partecipanti  sonop innamorati della lettura come me.
Anche s enon altrettanto onnivori...

E nove volte su dieci la sottoscritta finisce per litigare con qualcuno con una veemenza un gradino sotto la rissa.
Come quella volta che una tipa occhialuta vestita di turchese dall'aria molto new age mi sosteneva la superiorità di Coelho sul resto della letteratura, causandomi rovesci di bile non indifferente e beccandosi da me della modaiola senza cervello.
E' stata l'ultima volta che l'ho vista.
Che mica si sarà offesa?
Ah, colgo l'occasione per una informazione di servizio destinata alle donne: se un uomo legge Coelho, lasciate perdere. Scappate a gambe levate. Oppure dategli fuoco.

Ma la più epocale lite l'ho avuta con un brizzolato direttore di banca che blaterava sulla superiorità e la profondità del "Codice Da Vinci", libro da me odiato sopra ogni altra cosa anche per il battage pubblicitario immane, pari solo a quello per i film di Di Caprio.
Sono stata zitta zitta bevendo Martini dieci minuti sopportando lo sproloquio. Poi sono esplosa, affermando che "scrivere bene è un'altra cosa" e che sto libro lo poteva trovare MITICO solo uno che legge un libro l'anno quando va bene.
Lui allora mi ha dato immotivatamente della papista ed io ho reagito approfittando abbondantemente delle parolacce e delle espressioni, come dire, ideomatiche apprese dal mio solerte e sboccato insegnate di Brooklyn.
La rissa è stata sedata a colpi di patatine, ma ancora oggi, dopo più di due mesi, ci guardiamo in cagnesco.

Per il mese prossimo il libro prescelto è stato questo, romanzo del 1939, selezionato da un uomo stavolta.
Parità dei sessi, hanno detto.
A dir suo, "un'opera intensa e significativa che narra della disperata migrazione in cerca di fortuna di una famiglia dell'Oklahoma verso la California, durante gli anni della grande depressione": speriamo bene, ma francamente sento odore di mattone indigeribile...

Lo leggerò tutto, secchiona nell'anima. A dire il vero, Steinbeck non l'ho letto mai, magari lo adorerò.
Anche perchè il moderatore di tutta la questione, colui che per aperitivo una volta chiese un negroni, è Anthony l'insegnante canadese.
Carino.
Molto carino.
Temo anche che sia molto piccolo per i miei standard, ma per lui potrei chiudere un occhio.

Magari pure tutti e due...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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