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17 ottobre 2006 2 17 /10 /ottobre /2006 17:47

Nonostante i tentativi palliativi di svecchiamento e/o demolizione di un imbarazzante passato fatto di ritardi e puzza di piedi, le ferrovie dello stato sono e restano sempre l’ultima spiaggia del viaggiatore.

Nonostante tutto, però, a me piace.

Nonostante spesso ci sia l’aria condizionata irrazionale, e non manchino mai i sedili sdruciti e smandrappati e comunque sempre troppo piccoli e lerci, i finestrini che non si aprono. Nonostante la lentezza esosa ed esasperante, a me il treno piace.

E quando vado nella città eterna ne approfitto sempre.

Anche solo perché l’idea di PHOEBE che guida in mezzo a Roma non è ipotizzabile né tantomneo attuabile in questa terra e comunque non prima del disastro nucleare o dell’abbandono in massa della capitale da parte di tutti gli abitanti capitolini.

 

Detto ciò, essendo “costretta” ad andare a Roma un po’ per vedere la mia guru, un po’ per l’evento, dopo un fine settimana fatto di amici cari con cui si sta sempre volentieri, musica, shopping e giochini al pc che donano dipendenza fisica, domenica sera me ne torno a casa col diretto Roma Termini – Firenze SMN.

Come al solito, l’italiano diventa fin da subito una lingua inutile sul treno, specie se non è quello fighetto stile Eurostar.

Ma io, soldi a parte, preferisco l’affidabilità del vecchio diretto, due ore pulite per arrivare al centro di Roma e zero ritardi.

Come un ottimo mulo d’altri tempi.

Senza considerare la migliore compagnia.

Salgo sul treno.

Anche se son passati quasi due giorni, canticchio ancora ”Waiting for you” tra me e me senza accorgermene, mentre il mio cuore accellera ancora se ripenso alla versione senza microfono di “Where Could I Go”.

 

Mi siedo vicino ad una giovane coppia, che scopro essere brasiliana, in viaggio di nozze in Italia. Dopo Roma, vedranno Firenze. Poi Venezia. Magari in gondola, se non costa tanto. Poi chissà. Certo che freddo che fa qui, loro non ci sono abituati. Parlano in un inglese morbido e strascicato come solo può diventare con la contaminazione del portoghese ed il paesaggio scorre veloce dal finestrino.

 

Poco più in là, nel mio stesso vagone, un gruppo di studentesse americane, si vede dagli abiti che indossano. Avranno vent’anni e l’aspetto sano di chi è cresciuto ad hamburger e patatine, in infradito e pantaloncini, scrivono fitto fitto diari di una Italia di cui racconteranno tutta la vita con occhi romantici. Chissà se son già state preda di qualche esemplare di maschio italiano. Magari hanno già  scoperto che il mito del latin lover è morto…

Mi butto nella lettura dell’Internazionale appena comprato. Parla di Anna Politkovskaja e mi affascina il ritratto di questa donna coraggiosa, ma umana e viva. C’è un suo articolo in cui parla del suo cane.

Il treno corre.

Attraversa la campagna.

 

Più in là ci sono due signore peruviane, chiaramente badanti in libera uscita. Chiacchierano fitto in spagnolo, e la mia voglia di riprendere a studiarlo è forte. Ma la giornata ha solo 24 ore. Magari, da gennaio…

Spesso mi domando dove trova il coraggio questa gente, lontana da casa e dal mondo come lo conoscevano prima. Attraversare oceani, montagne, barriere. Infrangere leggi discutibili e vivere ai margini di una società che non li vuole e che non li disprezza nemmeno, li tratta da invisibili.

 

Sui sedili opposti al mio una ragazza. Italiana lei, molto no global, con la borsa di Amnesty International. Non è il mio genere preferito, non mi piace chi ostenta troppo le proprie idee. Poi, dallo zaino, caccia fuori l’Internazionale.

Parliamo tutti insieme dell’articolo su Lula e sulle elezioni in Brasile, e tutti i tentativi dei due sposini per spiegarci il loro complicatissimo sistema elettorale cadono nel vuoto.

Peccato, è ora di scendere.

Grandi saluti, larghi sorrisi.

Buon viaggio, buon divertimento.

E’ ora di scendere.

A Terontola, scendono con me due maghrebini ed un nugolo di turisti pronti per Eurochocolate.

 

Ed il treno corre via…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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