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18 ottobre 2007 4 18 /10 /ottobre /2007 01:20
Da piccola ero una bambina spettacolare.
Bella, bellissima, col viso da bambola e due immensi occhi marrone scuro. Il tutto incorniciato da capelli marroni lisci e lucidi.
Davvero una bambina stupenda, così bella che le mie foto troneggiavano allegre dalla vetrina del fotografo del paese.
Non c'era signora che non trovasse irresistibili le mie guanciotte e che non si avvicinasse per pizzicarmele. Non è che sia molto piacevole, credetemi.
In camera mia c'è un bellissimo ritratto di me a quattro anni: occhioni marroni enormi e sgranati, caschetto castano, ovale perfetto ed una espressione di dolce stupore per la vita.

Poi ho iniziato a crescere.

Mi sono spuntati dal nulla tre nei abbastanza grossi sul viso: interessanti dice qualcuno, da Strega Bacheca dico io. 
Ora me ne sono rimasti due, ché quello sulla fronte in preda ad un folle momento di anarchia ha iniziato a crescere in maniera esponenziale ed è finito eliminato da un pronto dermatologo dal bisturi veloce negli anni ’90. Tutta l’operazione mi ha lasciato in dono una femminile e graziosa cicatrice sulla fronte che spero finirà presto inglobata dalle rughe d’espressione.

Crescendo, oltre al trauma dell'ingresso alla scuola media con tutte le paranoie derivate dalla crescita e dalla mancanza (cronicizzata) di tette, i miei genitori con l'ausilio dell'aguzzino per eccellenza, Sua Maestà il Dentista, hanno pensato bene di fornirmi di un aggeggio molto utile per l'autodifesa, in quanto capace di allontanare molti maschi: l'apparecchio fisso ai denti.
Già le scuole medie sono orribili e frustranti, sorridere ed assomigliare al boscaiolo di latta del Mago di Oz non è che le migliori esageratamente.
Tanto per completare adeguatamente una adolescenza traumatica, all'improvviso il primo anno delle superiori (che come i più attenti ricorderanno grazie  ai miei vigili genitori si sono svolte al riformatorio) mi è drammaticamente calata la vista. Et voilà! Un bel paio di occhiali. Ora, capite bene che l'accoppiata apparecchio + occhiali mi ha causato diverse crisi isteriche non controllabili.

E se da un lato il mio carattere poco incline alla sottomissione e la capacità di passare i compiti senza essere beccata mi hanno tenuto alla larga dagli scherzi dei bulli, mi ricordo ancora il triste giorno della Festa delle Donne in prima superiore.
Arrivò una delegazione di maschi con le mimose. Ah, che carini, che bel pensiero. Peccato che non fossero per tutte le "femmine" della classe, ma solo per le più carine.
Va da sé che non ce n'era per me.
A dirlo ora mi sembra sciocco, ma la cosa mi fece male.
Malissimo.
Mi sentii, se possibile, ancora più sgorbietto.
E poco serve ricordare ora che le "più carine di allora" sono diventate dei baracconi allucinanti e che da quei "maschi" così poco sensibili ora sbaverebbero per avere un appuntamento con me, ma che io non accetterei nemmeno per compassione: io, nel profondo della mia mente, davanti alla specchio mi vedo sempre come quella ragazzina orrenda, molto più simile ad Ugly Betty (oddio, c’avevo pure la frangia come lei…) che al ritratto che troneggia in camera mia.
Poco importa se l'apparecchio mi ha raddrizzato i denti a coniglio, se gli occhiali sono stati sostituiti dalle lenti a contatto, se la palestra m'ha modificato il fisico, se ho imparato a truccarmi e vestirmi in modo da valorizzare il mio aspetto.

Mi sento sempre in quel modo.

E mi trovo sempre meravigliata ed un po' a disagio quando un uomo si interessa a me, quando il piacione di turno tra tutto il mazzo di donne presenti in una stanza pesca proprio me.
Mi schernisco se mi arriva un complimento, anche disinteressato e mi vedo sempre con qualcosa fuori posto (spesso un rotolino qua e uno là…).
Perché, perché io?
Sono sto catorcio!

Oppure no…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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