Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
9 dicembre 2008 2 09 /12 /dicembre /2008 23:42
L'altra sera, così per caso, mi è capitato il dvx di un film strano.
Non avevo visto il trailer, non me ne avevano parlato.
Il suo nome era rimbalzato tra le pagine internet e senza nemmeno informarmi granché avevo deciso che valeva la pena scaricarlo.
Anzi, farlo scaricare, vista la mia connessione a ravanello.

E poi, come al solito, me l'ero appoggiato lì, appena sotto il dimenticatoio, a prender polvere ed aspettare un pensiero volante.
Fino all'altra sera.
Una sera fredda di dicembre in cui a star sotto le coperte sembra di toccare il cielo con un dito.
Ed eccolo lì, piccolo capolavoro di un cinema italiano che forse non è morto annegato dai “Natale a Rio”; eccolo lì il film di Giorgio Diritti. Con due soli attori professionisti, Thierry Toscan e Alessandra Agosti contornati da  abitanti del luogo che hanno accettato di partecipare al film. Parlato in italiano, francese e soprattutto occitano, un idioma usato nella penisola da circa 180 mila persone, "Il vento fa il suo giro" ("e l'aura fai son vir" il titolo in lingua) è stato girato in Valle Maira in un Piemonte diementicato dai suoi stessi abitanti.

Lì si sforza di integrarsi un rude e orgoglioso pastore francese, con compagna e tre figli, abituato a cambiare radicalmente vita: ha smesso l'insegnamento per allevare capre e produrre formaggio, è poi andato via dai Pirenei insieme alla famiglia per sfuggire alla costruzione di una centrale nucleare, e ha deciso infine di trasferirsi all'estero, stabilendosi a Chersogno, in provincia di Cuneo. Un luogo isolato, spopolato dall'emigrazione e in declino. Per questo motivo, nonostante la chiusura e scarsa ospitalità di alcuni, parte del paesino è deciso ad incoraggiare i nuovi arrivati  in nome delle tradizionali "rueidas", quell'aiuto reciproco che univa la comunità, dato che la loro attività potrebbe portare giovamento a tutti.
Ma presto gli "zingari" sono accusati di essere sporchi, hanno un gregge che sconfina nei campi altrui, prendono legna dai terreni abbandonati. E dalle maldicenze si passa alle denunce a carabinieri ed ASL, ai bigattini gettati nella stalla, alla simulazione di aggressione, all'uccisione di alcuni capi di bestiame. Tutta la comunità, anche chi li aveva sempre difesi, mastica, ciancica e alla fine sputa i diversi, il corpo estraneo che gli ricorda quello che non sono più.
Tutti tranne lo scemo del villaggio, che si diverte a volare con le braccia allargate per i vicoli abbandonati, simbolo del vento che dà titolo a film.
La soluzione drammatica e assolutamente amara sarà però anche seme di cambiamento ("le cose sono come il vento, prima o poi ritornano", dice uno dei personaggi).
Un film che colpisce nell'anima, azzerando il mito del buon selvaggio in cui non crede più nessuno, mitizzando una chiusura ed una aridità ben nota anche qui nel Trasimeno, terra di contadini mezzadri dove ancora molti sono attaccati alla roba come alla reminescenza di un mondo che non c'è più.

Per capire, per riflettere, per guardare dentro sé stessi.

Anche se non vorremmo...

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in sick sad world
scrivi un commento

commenti

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code