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22 novembre 2010 1 22 /11 /novembre /2010 20:36

Cari Fabio e Roberto,
vi scrivo per complimentarmi, prima di tutto.
La vostra trasmissione mi piace molto, è interessante e piena di spunti. Un po’ troppo pedagogica, a volte. Magari un filino retorica altre volte. E  poi gli elenchi, tema conduttore di tutto, mi sembrano un po’ troppo Nick Hornby style. Ma non voglio pretendere la luna, m’accontento.
Nel mezzo del panorama televisivo desolante e devastante che ci offre l’Italia di oggi e tra cui le trasmissioni salvabili si contano sulla punta delle dita di una mano, m’accontento.
Ben vengano gli elenchi.
Insomma, bravi.
Fighetti, consentitemelo, ma molto bravi.
Ma non vi scrivo per questo, cari Fabio e  Bobbo (Cetto LaQualunque dixit). O meglio, non solo per questo, che volete che sia.
Vi scrivo perché voglio darvi un suggerimento. Un suggerimento piccolo piccolo: invitate Antonio Pennacchi.
No, non per stasera ché oramai è tardi e non si fa in tempo. E poi chissà che fior fiore di ospiti che c’avrete, Maroni in primis. Un’altra sera se lo ritenete opportuno, magari la prossima settimana, perché no?
Come dite? Perché Pennacchi?
Bèh, prima di tutto perché ha vinto il Premio Strega 2010. E anche sei premi mica valgono poi chissà cosa oggigiorno, ha vinto lo Strega in barba a quella raccomandata (con tutto il rispetto, eh, ma anche no) di Silvia Avallone. Sì, è vero. Noi italiani leggiamo così poco che invitare uno scrittore non è mai remunerativo. Eppure non si fa cultura da voi?
Come dite, è un attaccabrighe?
Sì, bèh, in effetti uno che è stato cacciato per ben due volte dalla CGIL qualche problemino caratteriale ce lo deve pur avere, ma chi sono io per giudicare?
Eppure, cari signori, io sono certa che un po’ di Pennacchi è quello che ci vorrebbe a questa Sinistra malconcia e zoppicante e pure all’Italia del GF elevato alla n.
Antonio Pennacchi, classe 1950, è un ex operaio della Fulgorcavi. Trent’anni in fabbrica, a fare il turno di notte. Trent’anni di attivismo politico, di lotte anche violente. Trent’anni sono un periodo lungo, talmente lungo da poterci ricavare in mezzo una laurea in lettere presa con l’occasione della CIG. Vi pare poco? Varrebbe solo un premio.
E poi la passione della scrittura, sempre presente ma esplosa tardiva e nonostante palate e palate di rifiuti.
Come dite? Ha scritto “Canale Mussolini” e tutti i giornali dell’intellighenzia comunista gli son saltati addosso?
Idioti, concedetemelo. Basta leggere il libro per capire Pennacchi.
Un uomo scomodo, rude eppure dolce, così come sapeva esserlo mio nonno, come sa esserlo anche mio padre. Con quel modo di fare contadino umile eppur orgoglioso che l’italiano medio ha dimenticato. E anche la Sinistra l’ha dimenticato, ha cancellato le sue radici, abbandonato gli ideali e anche le idee rincorrendo una cultura elitaria che non esiste e finendo per assomigliare inestricabilmente ai suoi vittoriosi rivali. Mia nonna era fiera della sua terza elementare e la sbandierava in ogni occasione quasi fosse una laurea in astrofisica. Oggi, sì proprio oggi che lei non c’è più e che lo studio ha perso valore, ho iniziato a pensare alla mia laurea come un pezzo di carta. Vendesi Laurea in Giurisprudenza seminuova. Ma non è giusto.

E allora faccio un elenco anch’io.
Io valgo per il mio studio e per le mie radici.
Per il mio amore per la lettura e per la scrittura.
Per il mio essere insindacabilmente di sinistra, nonostante le delusioni.
Per i miei nonni mezzadri che non potevano mangiare la carne tutte le settimane, ma lottavano per mandare i figli a scuola.
Valgo per il futuro che costruirò anche se ora mi sembra una montagna enorme.
Valgo perché nella penna di Antonio, vedo l’Italia che non c’è più. Oppure c’è, ma è nascosta.

Aiutatemi a tirarla fuori, ancora.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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