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2 febbraio 2008 6 02 /02 /febbraio /2008 17:39
Sono malata di documentari.
Di qualsiasi genere di documentari: storici, geografici, di gossip.
Io me le bevo tutti.
Che parlino delle cavallette azzurrine zoppe dell'Asia Minore piuttosto che del rapimento alieno di Elvis Presley o degli amori segreti di Nefertiti la differenza non esiste: mi imbambolo davanti alle immagini che scorrono ed alla voce suadente e maschia che narra l'interessantissimo argomento.
Proprio per questa ragione, mi batto strenuamente perchè Sky e i suoi 453 canali non entri in casa mia nemmeno con l'offerta gratis-a-vita.
Mi piazzerei su Discovery Channel o su History Channel e mi dimenticherei non solo del lavoro, degli amici e della mia famiglia, ma anche di mangiare, di bere e di fare la pipì.
Giuro.
Davvero.
Sono patologicamente attratta.
Morbosamente, direi.

Per non parlare dei programmi trash che riuscirei a scovare e a ciucciarmi senza remore. ma questa è un'altra storia...

Figlia di Quark e di Piero Angela, non c’è programma di taglio documentaristico che sfugga alla mia attenzione, da Ulisse a Voyager, passando per i programmi de La 7 che sicuramente guardo solo io e altri 12 spettatori in tutta Italia.

Voyager in particolare lo trovo un programma di un trash sublime, così assurda che ho sviluppato una dipendenza fisica nei suoi confronti. Draghi in salamoia, templari che escono dalle tombe, Da Vinci che usando la macchina del tempo arriva nel XXI° secolo a braccetto con John Titor e altre amenità: come non innamorarsene? E come non amare il favoloso Roberto Giacobbo che, con la sua voce professionale e serie, ti illustra queste eccezionali e documentatissime “scoperte scientifiche”?

La mattina invece, faccio colazione coi documentari di Rai Educational su Raitre.
E’ bello, perché non sai mai quello che ti tocca: storia, politica, biografie. Una volta su due è un documentario sulla seconda guerra mondiale ed i nazisti (le industrie naziste, i dottori nazisti, la musica durante il nazismo, ecc ecc), ma la sorpresa è sempre un brivido.
Due mattine fa, il 31 gennaio, è stata la volta di un bellissimo documentario per festeggiare i 50 anni della canzone italiana più nota al mondo ed il suo creatore ed interprete: Mr. Volare Domenico Modugno.
Io a Modugno ci sono sempre stata affezionata, un po’ per orgoglio italiano, un po’ perché mio nonno d’inverno si sedeva davanti alla stufa dopo il lavoro, mi prendeva sulle ginocchia e mi cantava “Piove” con la sua bella voce baritonale e malandrina:

“Ciao ciao bambina
un bacio ancora
e poi per sempre
ti perderò
Come una fiaba
l'amore passa
C'era una volta
poi non c'è più!
Cos'è che trema
sul tuo visino
E' pioggia o pianto?
Dimmi cos'è…”

Nella mia mente di bambina, quella canzone così dolce e triste la poteva cantare solo mio nonno e nel tempo la sua immagine si è sovrapposta a quella di Domenico Modugno in un modo così forte e vivido da farmi emozionare alla vista di Mr. Volare in tv.
Ogni volta.
Gli stessi occhi, vivi ma sempre un po’ tristi, come se la consapevolezza del mondo e delle sofferenze della vita li attraversasse lasciando un velo di falsa ironia. La stessa espressione, buona e sorniona, accondiscendente ma virile.
Così è come mi ricordo mio nonno.

Sciocco come una convinzione di bambina possa far tremare il cuore a una trentaduenne che di ritiene pure sufficientemente cinica da non farsi scalfire dalle cattiverie del mondo.
Sciocco come possa scaldare il cuore un ricordo.
Sciocco come ci si possa scordare del mondo e ritrovarsi a timbrare un cartellino in ritardo perché ci si è imbambolati davanti alla televisione alle otto di mattina.
Sciocco come si possa canticchiare una canzone per tutto il giorno, sentendosi felici senza un perché logico.

Ciao ciao bambina,
un bacio ancora…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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