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24 settembre 2008 3 24 /09 /settembre /2008 00:52
Stavo lì, in attesa del prelievo del sangue nel corridoio della piccola ASL del mio paese, stringendo in mano il cedolino col numero 39.
Mi ero portata un libro da leggere per ingannare l’attesa, ma il mio mononeurone non si accende mai prima delle nove, è risaputo.
Così mi sono dedicata al mio hobby preferito: osservare la gente. Ma non per criticare l’abbigliamento o l’aspetto. A me piace immaginarne la vita, le gioie, i dolori, le ambizioni.

Gioco favoloso per ammazzare la noia.

Ed allora ecco là che arriva la strappona sulla quarantina “vorrei-mai-non- posso” con jeans Denny Rose troppo attillati su vita e cosce ed una tinta per capelli troppo chiara da cui fuoriesce un corvino impenitente e contro cui non si può combattere.
Me la immagino diversa, ragazzina di paese un po’ cicciotta e dimessa, fidanzata da secoli con lo stesso vicino di casa e con cui celebrerà il classimo matrimonio villano e paesano.
Me la immagino tornare a casa un po’ prima la sera e trovare il marito a letto con un altro, reagire a male parole ma non dire nulla fuori per conservare l’onore. Tenersi tutto dentro, ma modificare il resto stravolgendolo il proprio aspetto.
Ah, me la immagino frequentare i locali per scambisti.
Col marito, ovvio.
Interessante, no?

Ma ora concentriamoci su di lui; lui, il biondastro seduto sulla seggiola in fondo sprofondato nel quotidiano. Per me fa finta di leggere.
Non è quello che vorrebbe far credere, un ragioniere, un impiegato o simile.
No, no.
Lui è un sicario.
Lo si riconosce dal fatto che non se ne sta a faccia in su come tutti gli altri ammirando il led luminoso dell’eliminacode nella speranza che esca il numero che strige in mano. Lui non sta aspettando di fare il prelievo, ma sta pedinando… mmm… vediamo… ecco! Lui, sta pedinando il grasso signore in giacca e cravatta appoggiato al muro, che gioca disperato con il pacchetto di sigarette proprio sotto la scritta “Vietato fumare”, come se passandolo tra le dita gli potesse trasmettere flebili tracce di nicotina.
Ecco, lui in realtà è un piccolo imprenditore che ha commesso un errore più grande della sua panza: ha fatto uno sgarro alla mafia russa e ora la pagherà.
Uscendo dall'ASL la sua macchina sparirà e non verrà mai ritrovata. “Forse è fuggito in Brasile” diranno le comari del paese, oppure "A me quello lì non m'è mai sembrato a posto, eh!".
Fico, no?

Poi c'è la coppia anziana davanti a me.
Lui è il classico uomo col cappello, terrore di ogni sano automobilista, che guida la Panda a 45 all'ora: occhiali spessi, cappello di peltro e pantaloni di velluto a coste. Porta un giubbino che andava di moda quindici anni fa e che gli arriva sotto le chiappe.
Lei è la tipica ultrasettantenne da balera; capello appena cotonato, scarpe col tacco quadrato, piccola e tonda come una di quelle polpette che le piace cucinare ai nipoti. Maglione a scacchi su innovativi pantaloni diritti. All'inizio non voleva metterli, le faceva specie, ma poi sua figlia ha insistito così tanto!! E ora, anche se guardandosi allo specchio si trova strana, li mette con piacere perché son comodi, signora mia.
Li immagino ballare alla Sagra del pesce sfilettato, con lei che sculetta e lui che ancora sorveglia guardingo, geloso dopo cinquantanni di matrimonio.
E penso che tra quarant'anni vorrei essere così.

Poi ecco l'infermiera.
Cammina con lo sguardo torvo, i capelli che le escono dal cappellino della divisa in maniera scomposta. Non so perché, ma ha le guance arrossate e sono certa che abbia una tresca col dottore responsabile della ASL e che...

Opppss... scusate, è arrivato il 39!!!

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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