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11 novembre 2010 4 11 /11 /novembre /2010 12:02

Di miracoli se ne parla da sempre, fanno un po’ parte della religione cattolica e del nostro tessuto sociale. Dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci, alle stigmate di padre Pio, passando per la guarigione miracolosa di Paolo Brosio e la madonnina piangente di Civitavecchia, i miracoli veri o annunciati sono pane quotidiano.
Ma nell’Italia delle escort minorenne e delle veline a buon mercato, il miracolo richiesto ad una donna è ben oltre quelli canonicamente sacri: è quello di essere secca allampanata, ma con le tette.

La combinazione, resa possibile da Sua Maestà il Silicone, si rivela però impossibile per la maggioranza di noi donne comuni mortali, bombardate dalle immagini televisive e delle riviste patinate. Perché, ammesso e non concesso che io abbia mai denari sufficienti (e non ce li ho proprio) ad acquistare certe marce glitterate, mi troverei davanti all’ineluttabile scoperta: non c’è niente che mi entra.
Eppure sono alta un metro e sessantacinque, per onerosi 55 kg di peso. Seppure lottando con la bilancia da tempo immemore, questo è il mio peso “forma” ed indosso una onorevole 42 della Sisley. Sono stata in lotta vana col mio peso per anni, anelando ai 50 kg come meta lontanissima ed impossibile da realizzare. Ora basta.
Forse.
L’anno passato tuttavia, una scheletrica e forse snervata commessa di un negozio chic, alla mia richiesta di u paio di jeans mi guardò come si guardano gli scarafaggi e mi apostrofò con un “non c’è nulla qui per lei” facendomi sentire come la protagonista di “Una famiglia a dieta”.
Da qui pianti e strepiti, seguiti da tentativi vani dell’Amoremio di spiegarmi che no, no sono grassa.
Ma come, avrei voluto rispondergli, l’ha detto quella lì??!
Ora, a mente fredda ma anche a cervello più libero avrei voglia di presentarmi dall’efebica commessa per sfancularla invitarla a mangiare qualcosa di diverso dallo yogurt, che magari la vita le sorride di più. Ma sul momento avrei voluto morire.
Proprio come quando si prova una taglia 44 e sta stretta.
Come da Disegual, dove ho acquistato un maglione taglia L.
Io.
Alta 1, 65 metri.
Ora mi domando come una ragazza più alta di me possa entrare in un micro maglioncino come quello da me acquistato.
Senza considerare le taglie dei jeans.
No comment.

Forse ha ragione Elio, affermando che è C'è un cartello di ricchioni, che ha deciso che l'anno scorso andava il rosso e quest'anno il blè.
Gli stilisti, ma anche le case di moda pret a porter fanno taglie sempre più piccole. Per risparmiare stoffa? Forse, mi dico io, ma creando generazioni di donne convinte di essere sempre sull’orlo della grassità estrema.
E così, convinte di non essere adeguate, rimiriamo con invidia le ragazzette senza neuroni della tv, plastificate dagli zigomi al didietro, passando per abbondanti dosi di silicone sul davanti. Le guardiamo e vorremmo essere loro, perché allora sì che saremmo giuste.
Giuste per che cosa, proprio non lo so.
Noi donne, che dovremmo aspirare a ben altri modelli più autorevoli, vorremmo essere Belen Rodriguez.

Ed è per questo che gli uomini ci fregano sempre…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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