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14 gennaio 2009 3 14 /01 /gennaio /2009 22:56
Ogni volta che penso all'eventualità di avere un figlio, sono colta da panico, gioia e preoccupazione. Una specie di mal di pancia angoscioso unito ad un'incontenibile felicità, ecco come mi immagino l'eventualità.
Perché, i luoghi comuni e i nostri genitori ce lo insegnano, crescere i figli non è facile.
Essere genitori non è facile.
Specie al giorno d'oggi, signora mia.

Con la crisi economica, quella dei valori, il bullismo, il materialismo imperante, la maleducazione, la guerra... bèh, essere genitore non è facile.
Dare tutto ai figli senza però viziarli.
Stargli vicino senza opprimerli.
Aiutarli a relaizzare le (nostre) proprie aspirazioni.
Difficile, ai limiti dell'umano.
Sì, certo.
Ovvio.

Ed essere figli invece?
E' davvero tutto facile?
Oppure l'abbraccio parentale non è poi così amichevole ed innocuo?

Ho un nipote di diciassette anni. Secchione. Ma non secchione normale, proprio dotato. Scrive e parla correntemente francese ed inglese, legge Dostoevskij come se fosse Topolino, ha tutti 10 a scuola ed una mente curiosa e brillante.
Ma non basta,  ha anche vinto molte borse di studio che l'anno portato a fare esperienza a New York, Londra e Parigi e studia come un folle per entrare alla LUISS senza gravare economicamnete sulle spalle dei suoi.
Il classico nerd?
Eh, no. Mio nipote è anche un bel ragazzo. Certo, come può esserlo un diciassettenne coi brufoli. Alto, con il fisico scolpito dal nuoto, una cascata di riccioli castani e due grandi occhi marroni che fanno impazzire tutte le ragazzine della sua classe.
Figlio modello? Oh, no! Mio Dio, no!!!!!

Dov'è il problema?
Ecco, sta qui. Non è sociale, secondo i suoi genitori. Non ha la ragazza, non ha amici fuori dalla scuola, non si trova con gli altri.
Ovviamente a Natale il suo “problema” è finito a tavola come il pandoro.

"E' timido" sbuffa la mamma.
Per me è mosessuato” sentenzia sua nonna soffiando sui cappelletti.
Oppure è socialmente disturbato. Un potenziale serial killer” blatera il padre.
Non sa vivere fuori dai libri, e il sesso non ce lo trovi lì” ha ghignato l'orrido fidanzato di mia sorella.
E io me ne sono stata buona e zitta, perché era Natale e le feste vanno santificate, ma un paio di cosette gliele avrei volute spiegare.
Primo, che c'è molto più sesso ne “L'amante di Lady Chatterley” che nei cinepanettoni di merda che è solito guardare l'orrida creatura che vegeta accanto a mia sorella.
E poi che mica la vedo come una cosa strana che uno così non trovi interessanti le ragazzine della sua età, un po' sciape, con l'ombelico di fuori e la cicca in bocca. A diciassette anni l'amore può essere un ideale, un incontro e non solo un fatto squisitamente ormonale!
Mi sono limitata a dire, dall'alto della mia esperienza di enfant prodige martoriata: “All'Università cambierà tutto” ed al mormorio di disapprovazione che ne è nato, è seguita la delicatezza di mio padre che ha tuonato un “E lasciatelo in pace!!!” che ha troncato la discussione, grazie anche all'entrata in scena del caffè.

Cosa si aspetta un genitore dal proprio figlio?
Una sua copia? Oppure che sia sé stesso, anche se questo può far paura?
E' più facile accettare di avere un figlio sempliciotto piuttosto che uno che si esprime in maniera incomprensibile?
Ed è giusto che un figlio assecondi i genitori o deve andare avanti come una falciatrice dimentico di chi l'ha messo al mondo?
Ed è giusto che i genitori ne intralcino il cammino?
E' giusto portarsi addosso la spiacevole sensazione che qualsiasi cosa tu possa fare i tuoi scrolleranno sempre la testa, disapprovando muti?

No, non è facile essere genitori.

Ma nemmeno essere figli...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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