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20 agosto 2005 6 20 /08 /agosto /2005 14:38

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo ricordo che ho di me bambina è nella cucina di mia nonna, nella vecchia casetta di campagna data a mio nonno in comodato dal padrone.
Avrò tre anni sì e no, e me ne sto seduta in un cantuccio a giocare con le pentole e i piattini di plastica, sentendomi una grande ed esperta cuoca ed imbandendo un immaginario pranzo pantagruelico per la mia cagnetta bianca e nera che osserva scettica i miei rimestolii.

Mia nonna, che mi sembra un donnone immenso nel suo metro e cinquanta scarso di altezza, cucina davvero e mi guarda dall’alto.

In quello sguardo, nei suoi gesti, tutto l’amore per me. Lo sento. Non lo capisco coscientemente, ma lo sento.
L'ho sempre sentito, durante tutta la vita. Non c'è stato un giorno in cui lei non è stata con me.

Ed il suo amore che veglia su di me mi ha sempre accompagnato, nei momenti belli e in quelli brutti. Nella gioia e nella tristezza.

Con un gesto, uno sguardo, una battuta.

Magari con una delle sue massime di saggezza contadina, da donna del popolo che si vanta di essere arrivata (addirittura) alla terza elementare.
Il suo spirito incrollabile di leone, non solo astrologicamente parlando, le ha fatto attraversare con coraggio e sarcasmo le peggiori avversità che la vita può offrire in regalo.
Senza sconti, senza facilitazioni.
Ha nuotato nella vita con grinta, come un trattore a cingoli. Ha accudito un marito sconfitto e malato, incapace di riconoscerla e di parlarle, e ha cresciuto due nipoti che senza di lei avrebbero di certo  commesso un mare di scemenze.

Queste due nipoti ora sono donne.
E non sarebbero quelle che sono, se lei non fosse sempre stata lì. Con la mano tesa.

Il nome di mia nonna è Spina. Un nome strano. Diverso. Inconsueto. Quasi tutte le nonne si chiamano Maria, ma non la mia.
Forse perché è diversa, perché in quel nome c’è tutta la sua essenza.

Il nemico della mia nonnina si chiama osteoporosi. Venticinque anni di lotta contro un mostro che ti rosicchia le ossa giorno per giorno, rendendo le ossa di vetro.
Una lotta impari, persa in partenza, ma affrontata sempre a testa bassa e con il sorriso sulle labbra. Impossibile da vincere, nonostante i progressi della scienza, che sa creare un cocomero senza semi o clonare una pecora, ma non guarire lei.

Mia nonna è morta.

Mi fa impressione scriverlo e vederlo lì, il mio cervello non ha ancora realizzato. Penso ancora di scendere le scale e trovarmela lì che guarda la De Filippi, sbraitando contro questi maschi che si imbellettano e vanno a cercar moglie in Tv.

E invece no. Non c'è più.

E ora che il flusso dei parenti e degli amici è finito, ora che il prete ha finito il rosario, ora che ho visto la sua bara chiudersi, devo farmene una ragione e dirmi che lei sarà sempre con me.
Magari ora mi guarda da lassù, tenendo per mano il mio caro nonnino e sorridendo.
Ci vorrà tempo.
E l’amore delle persone che ho accanto, che per fortuna non mi manca mai.

Ciao, Nonna Spina...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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